Date: Wed, 5 Mar 2014 00:18:33 +0100
From: timkruger@infinito.it
Subject: La sgridata in ufficio

Matteo era stato assunto da poco in una grande azienda di
elettrodomestici. Tutto filava liscio, con un unico problema. Era un
periodo, per Matteo, di voglie irrefrenabili; si potrebbe dire che era "in
calore"... e completamente all'asciutto quanto a ragazze con cui
scopare. Non era brutto, ma proprio non ci sapeva fare. Ma il cazzo si
drizzava in modo imbarazzante nei momenti più diversi. Così
andava a finire che doveva masturbarsi almeno cinque volte al giorno, una
vera schiavitù. D'altra parte aveva provato a trattenersi, ma il
pensiero del proprio (così pensava lui) cazzo eretto e pieno di
sborra lo perseguitava, non lo lasciava libero, e rischiava di non riuscire
a concentrarsi e commettere qualche errore nel lavoro. Di conseguenza ogni
giorno, in azienda, andava in bagno per almeno tre volte e ci stava chiuso
dentro ogni volta almeno mezzora, sparandosi lunghe seghe alla fine delle
quali recuperava un po' di lucidità fino al successivo rimontare della
voglia, col cazzo in tiro e l'immagine di un grosso cazzo che gli invadeva
la mente.

La cosa, cioè il fatto che Matteo stesse tanto tempo al gabinetto,
non passò inosservata, come anche il fatto che quando ci andava, e
anche in altre circostanze, aveva la patta rigonfia, in modo quasi
indecente. Come si sa, nelle grandi aziende le voci circolano più
rapidamente che nei paeselli di provincia, e la notizia giunse fino
all'ufficio del personale. Moretti, capo di quell'ufficio e grande ruffiano
del padrone della ditta, intuì di cosa poteva trattarsi e fece
spiare le mosse di Matteo. A Fardelli, investigatore privato, venne dato
l'incarico di portare le prove di quello che Matteo facesse durante le sue
prolungate assenze. Installata una microcamera in ogni gabinetto, Fardelli
in breve riuscì a fornire una videocassetta dove si poteva vedere
Matteo spararsi seghe in modo ossessivo e coatto, brandendo un cazzone
dalle proporzioni ragguardevoli e infilandosi anche un dito in culo con
l'altra mano... Moretti, che ben conosceva le tendenze segrete del padrone
dell'azienda, gli fece pervenire la videocassetta, accompagnadola con un
laconico messaggio: «Decida Lei cosa fare di con questo nuovo assunto
che perde ogni giorno quasi due ore a masturbarsi ».

Una mattina Matteo trovò sul tavolo una busta. Conteneva una
comunicazione interna della ditta: «Recarsi alle ore 11 dal Presidente
per comunicazione urgente e riservata ». Matteo non riusciva a capire di
cosa potesse trattarsi. Gli balenò l'idea che volessero giÃ
promuoverlo ad un incarico superiore, anche se gli sembrava prematuro. Di
buonumore, anche se un po' emozionato, si presentò dal Presidente,
un uomo sulla quarantina, ben piazzato, sempre vestito in modo
impeccabile. Il Presidente lo fece accomodare. Poi chiuse a chiave la porta
imbottita e attaccò:

 «Lei sa che nella nostra azienda non tolleriamo gli scansafatiche. »

Matteo fu subito colto dall'ansia. A cosa si riferiva il Presidente? Dove
voleva arrivare? Tacque.

 «Lei, caro signor Voltri, è stato assunto da qualche settimana,
e già manifesta segni di cedimento... »

 «Ma signor Presidente, ho finora svolto il mio lavoro nel modo
migliore...! »

Contrariato dall'interruzione, il Presidente arrossì dalla collera e
investì Matteo:

 «Apri bene le orecchie, stronzetto! Mi riferisco al fatto che tutti i
giorni tu passi ore in gabinetto. Hai capito di cosa stiamo parlando? Pensi
che io ti paghi per farti seghe?! Si può sapere cos'hai in testa??!
Ti comporti come una cagna in calore! Anche adesso, scommetto che stai giÃ
pensando a quando prendertelo in mano e menartelo fino a schizzare tutta
quella sborra, non è così? »

Matteo era frastornato, ma sentiva contemporaneamente che quel discorso, il
tono arrabbiato del suo capo, quel parlare di cazzo e di sborra, gli
stavano provocando un'erezione. Quegli insulti lo ferivano, ma coglievano
nel segno; effettivamente Matteo si sentiva anormale, sentiva che non era
giusto masturbarsi continuamente, ma era più forte di lui; la voglia
lo sopraffaceva. Si rendeva conto che la sua eccitazione, in quel momento,
mentre veniva duramente rimproverato, era completamente fuori luogo, ma non
poteva farci niente. Anzi, si rese conto che la vergogna rinforzava ancora
di più l'eccitazione. Balbettò qualcosa di incomprensibile,
tanto per prendere tempo, mentre sentiva il cazzo premere contro le
mutande.

Il Presidente riprese:

 «Come? Non sei neanche più capace di parlare? Hai in testa solo
il cazzo e non pensi che a venire! Lo sai che rischi il licenziamento? »

 «Ma no, Presidente, non è vero... La prego, mi dia ancora un po'
di fiducia... »

 «Non è vero, dici? Vediamo! Avanti! ... Tira giù
pantaloni. »

Matteo era sconvolto. Il Presidente gli stava dicendo qualcosa che andava
molto al di là del normale intervento di richiamo per un comportamento
scorretto. Gli stava chiedendo di abbassare i pantaloni, e a quel punto
avrebbe avuto conferma della sua convinzione sulla totale dipendenza
sessuale di Matteo, sul suo desiderio sessuale morboso.

 «Sono sicuro che anche adesso ce l'hai duro e ce l'hai già tutto
bagnato, proprio come si bagna la fica di una ninfomane quando sente odore
di cazzo. »

Matteo era terrorizzato, ma non poteva sottrarsi. Il linguaggio volgare del
Presidente lo spaventava ma insieme lo turbava sessualmente, gli provocava
dei brividi nel cazzo. Si slacciò la cintura e abbassò i
pantaloni. Le mutande erano effettivamente bagnate di liquido prespermatico
e il cazzo era teso all'inverosimile e rizzava le mutande in modo osceno. A
quella vista il Presidente si eccitò a sua volta. Matteo vide
chiaramente un'erezione poderosa profilarsi sotto i suoi pantaloni, e
sentì che il proprio cazzo stava eruttando altro liquido
trasparente.

 «Giù quelle mutande, maiale! » ordinò il Presidente.

Matteo obbedì, scoprendo con vergogna il suo cazzo granitico che
colava il liquido testimone dell'eccitazione più sfrenata.

 «Ecco! Sei proprio come pensavo. Irrecuperabile. C'è una sola
cosa da fare... Soddisfare le tue voglie represse. So io di cosa hai
bisogno. Lascia fare a me. Apri le gambe e appoggiati alla scrivania »

Matteo, orami completamente soggiogato, assunse la posizione richiesta,
piegandosi in avanti, con mutande e pantaloni i pantaloni tirati in basso e
mostrando quindi il culo ben divaricato. Vide che il Presidente si portava
dietro di lui.

Sentì una frustata arrivargli sulle cosce.

 «Apri di più le gambe, troia! »

L'insulto gli provocò una contrazione nel perineo, con altra
fuoriuscita di liquido dal cazzo.

Una cinghiata sul culo.

Una in mezzo alle chiappe, che gli fece rilassare i muscoli del buco. Poi
sentì che il Presidente gli stava lubrificando l'orifizio
anale. Intanto dal proprio cazzo, piegato verso il basso per la posizione
contro la scrivania, sentì colare ancora presperma. Era
eccitatissimo.

 «Ora sei pronto, bastardo: prendilo tutto senza fiatare »

Matteo sentì il cazzo turgido e caldo del Presidente salirgli
lentamente su per il culo, e capì finalmente di cosa aveva tanta
voglia quando gli veniva duro: aveva voglia di questo, di essere penetrato,
posseduto, impalato dal cazzo di un maschio dominante.

Mentre il Presidente lo montava con foga, affondandogli ritmicamente il
cazzo in culo, Matteo, senza neanche toccarsi, sentì il godimento
salire fino a che la sua sborra esplose a fiotti e non riuscì a
trattenere un forte grido di piacere.

Dopo poco il Presidente estrasse il suo arnese, fece inginocchiare Matteo
davanti a sé e gli inondò la faccia di sperma, dicendogli:
«D'ora in avanti, se non vuoi essere licenziato, tutti i giorni vieni
qui a farti inculare e a ciucciarmi il cazzo ».  «Certo, Presidente »
e Matteo, mentre ripuliva con la lingua il cazzo del Presidente, capì
di aver sempre desiderato di essere sottomesso da un maschio, e fu grato al
Presidente di averglielo fatto capire.