Date: Thu, 12 May 2016 21:25:55 +0000 (UTC)
From: Leathercross X <leathercross@yahoo.it>
Subject: Cuoio Ch2 [Non English] [Authoritarian]

La mattina dopo mi sveglio di ottimo umore, mi sego lentamente davanti allo
specchio accarezzandomi il sixpack e gli enormi pettorali, poi mi doccio.

Giro per casa nudo, mangio qualcosa fumando un paio di siga e poi inizio a
prepararmi. Jeans azzurri stracciati, cintura di cuoio, chaps bassi sui
fianchi e stretti sulle gambe, gilet di pelle, biker boots, guanti e
giubbotto, tutti neri.

Nel frattempo sento la moto di Vincent arrivare. Esco, cavalco e metto in
moto la mia Harley e lo raggiungo sulla strada.E' vestito come ieri, tranne
un giubbetto di jeans. Quando mi vede è senza parole, abbassa la
testa e si lecca le labbra, quasi non riesce a salutarmi, ma non si
trattiene dal passarsi la mano sul cazzo duro stretto nella pelle
marrone."Buongiorno Signore"Mi infilo il casco e i RayBan aviator a
specchio "Ciao Vincent, è il tuo momento di fare strada".

Mi porta verso l'interno, su strade poco frequentate, andiamo con calma
così ho la possibilità di gustarmi il paesaggio e soprattutto la
sensazione di onnipotenza che mi attraversa.

Il suono del motore mi permette di isolarmi completamente e di concentrarmi
sulle mie fantasie più selvagge, fantasie che voglio far diventare
presto realtà .

Dopo tre quarti d'ora accelero, supero Vincent e gli faccio cenno di
seguirmi. Mi addentro nel paese segnalato lì vicino, e quando vedo
un piccolo bar mi fermo per una pausa. Tre troiette del posto che stanno
chiaccherando lì fuori ci fissano e cercano di farsi notare. Vincent
le guarda sorridendo, io le ignoro e entro nel bar dove mi siedo a gambe
aperte mettendo in mostra il fisico muscoloso fasciato nella pelle, Vincent
più timido si siede e allunga le gambe incrociandole. Prendiamo due
birre e ridiamo tra di noi lanciando occhiate alle fighe che sono entrate e
si sono sedute vicino a noi, poi iniziamo a flirtare un po' con loro.

Mentre parliamo non riesco a non immaginarmi mentre inculo la più
carina delle tre, una morettina con gli occhi neri, il viso sorridente e un
vestitino che si può strappare con una mano, messa a pecora. Nei
miei pensieri però non sorride ma urla.Ci facciamo dare i numeri di
telefono, poi torniamo in sella e ripartiamo. Mi riprometto di tornare.

Prendiamo una strada in salita che finisce in mezzo a due vallate, non
c'è nessuno in giro. Ci fermiamo per fumare e intanto mi guardo
intorno. Vedo una piccola chiesa non lontano "andiamo a vedere cosa c'è
lì". Fermiamo le moto davanti alla chiesa e scendiamo. Provo ad
aprire il portone della chiesa che è chiuso, ma bastano due spallate
per aprirlo.

L'interno è suggestivo e curato, sembra strano sia stato possibile
entrare così facilmente, che non sia protetto meglio. Le vetrate
colorate attutiscono la luce del sole e creano un'atmosfera mistica. Vedo
dei bastoni di legno appoggiati al muro e mi viene un'idea. Ordino a
Vincent di entrare e chiudo il portone. Passando due bastoni tra le
maniglie faccio in modo di chiudere dall'interno. Nessuno ci può
rompere i coglioni adesso.

Vado verso l'altare e ci lancio sopra il giubbotto di pelle, poi libero i
pettorali aprendo a metà il gilet. Di fianco all'altare c'è una
grossa sedia di legno imbottita con i braccioli, quasi un trono da vescovo,
su cui mi siedo a gambe aperte con il culo in avanti.Guardo Vincent che non
capisce, se ne sta vicino all'ingresso non sapendo bene cosa fare, timoroso
per questa profanazione ma troppo eccitato per prendere l'iniziativa di
chiedere di uscire "cosa fai lì fermo, è il momento
dell'adorazione" e scoppio a ridere.

Vincent mi guarda imbarazzato.Lo fisso accarezzandomi i pettorali con una
mano e il pacco stretto nei jeans con l'altra."Non vorrai dispiacere al tuo
Signore, vero?"E' eccitato ma imbarazzato."E' il momento di rendere grazie
piccolo uomo. Altrimenti la mia vendetta sarà spietata"La luce dalle
finestre rende l'atmosfera ancora più eccitante. Vincent si avvicina
e si inginocchia."Cosa devi dire Vincent?""Grazie mio Signore per l'onore
che fate a questo schiavo" poi in silenzio inizia a leccarmi gli
stivali. Li spingo in avanti perché non si dimentichi la suola e
intanto continuo a eccitarmi capezzoli e cazzo.

La situazione è arrapante di brutto, Vincent dopo aver slinguato
bene gli stivali mi guarda con occhi adoranti e fa per salire verso il mio
pacco accarezzandomi le gambe avvolte nel cuoio nero.

"Spogliati e tieni solo gli stivali" ordino.Non ci mette molto ad obbedire,
e questo mi fa eccitare ancora di più, poi ritorna ai miei piedi con
il cazzo duro e la lingua fuori."Signore adesso posso adorarvi come
meritate?" Con le dita slaccia i chaps, la cintura e poi inizia ad aprirmi
i jeans mentre io gli accarezzo la testa e lo porto verso di me. La nerchia
esce subito dritta e umida e immediatamente Vincent si riempie la bocca con
una fame animale.Inizio a gemere ma quando vedo che ha iniziato a segarsi
mi alzo impugnando i braccioli e gli lancio un calcio nello stomaco"Ma chi
cazzo ti ha dato il permesso?" urlo

Si piega in due a braccia chiuse"Perdonatemi Signore io....""Tu sei solo
uno schiavo, uno schiavo può solo dare piacere al suo Padrone" urlo
"e solo il suo Padrone può decidere quando e se lo schiavo può
ricevere o darsi piacere""Mio Signore vi prego perdonatemi" striscia per
terra e inizia di nuovo a leccarmi gli stivali piangendo."Alzati cazzo!" lo
prendo per i capelli e lo spingo verso l'altare, le gambe aperte e il petto
appoggiato sul marmo. Lui non prova neanche a reagire, il mio comportamento
lo ha spaventato e si lascia guidare come un manichino.

Con una mano mi appoggio sul suo collo, con l'altra inizio a esplorargli il
culo dopo aver sputato sopra le dita guantate. E' stretto e lo sento
ansimare ma non ha il coraggio di lamentarsi. Infilo un dito e dopo essermi
fatto strada per bene infilo anche il secondo.Continuo per un po' ad
allargarlo fino a quando tolgo la mano dal collo, mi metto dietro di lui e
lo spingo ancora più su sull'altare. Lo inculo velocemente e inizio
a scoparlo con rabbia. Solo adesso si rilassa di nuovo e inizia gemere
urlando, finché il suo cazzo schiacciato sul marmo non scoppia in un
fiume di sborra. A questo punto anch'io non resisto e con un grido animale
riempio il mio schiavo con il seme del suo padrone."Pulisci Vincent, con la
lingua" gli ordino. Lui, zitto, prima lecca per bene il mio cazzo poi
inizia con l'altare e il pavimento dove è colata sia la mia che la
sua sborra."Me la pagherai per quello che hai fatto. Devi imparare a
controllarti cristo. Adesso devo pensare al modo migliore per punirti" dico
con il tono più bastardo possibile guardando il crocifisso sopra di
noi.Mi siedo di nuovo e lo guardo ghignando mentre si muove per terra a
quattro zampe leccando avidamente.Guardare questa bestia perfetta, lucida
di sudore, e obbediente mi lascia pensare che ormai mi posso fidare, e che,
forse, non ci sarà bisogno di alcuna punizione.

"Devo pisciare Vincent" dico quando ha finito. Subito lo schiavo si
avvicina nella posizione che ormai conosce, e questa volta lo riempio senza
nessuna attenzione, ma ormai, con il terrore di dispiacermi ancora, riesce
a non perderne una goccia.

"Vestiti" dico mentre mi alzo, allaccio i jeans e i chaps e recupero il
giubbotto.In pochi minuti siamo ancora sulla strada, mi sento sempre
più pieno di adrenalina, il cazzo è già di nuovo duro.