Date: Wed, 12 Mar 2014 19:39:36 +0100
From: timkruger@infinito.it
Subject: Il cockring

Il coraggio di provare, acquistandone uno, mi venne un giorno che
passeggiavo per Porta Ticinese, ma non mi sarei mai immaginato le
conseguenze di questa iniziativa un po' spavalda.

Era da qualche mese che avevo notato un nuovo negozietto dall'eufemistico
nome LOVE CITY. In pratica un porno shop, ma più "presentabile", nel
quale uno non dovrebbe (secondo i gestori) vergognarsi ad entrare.

Quel giorno, passando di lì, sterzai bruscamente ed entrai, andando
dritto dal giovanotto dietro il bancone e chiedendo: «avete cockring in
lattice? ».

L'antefatto era che osservando una guarnizione lasciata per caso da un
indraulico in casa, un anello di gomma nera, mi era venuto in mente che se
fosse stata un po' più grande sarebbe stata esattamente come i
cockring che vedevo talvolta sulle riviste addosso a qualche modello o alla
base di grossi arnesi immortalati dall'autoscatto.

Il tipo del negozio non si scompose minimamente, anzi si alzò e mi
fece vedere una bacheca sotto la quale stava una discreta verietà di
cockring e iniziò a spiegarmi le differenze fra i modelli.  «Lei
sa che ci sono quelli che trattengono l'erezione, che stringono alla base
insieme ai testicoli, e quelli che si portano solo ai testicoli o solo al
pene ... poi ci sono quelli a misura fissa e quelli a misura variabile,
come questi in pelle con automatici... » Dava un grande senso di
tranquillità , riuscendo a parlare con naturalezza
dell'argomento. Così, dopo qualche esitazione sulla scelta del
modello, mi decisi per quello di pelle con automatici e lo acquistai.

In tram, tornando a casa, mi resi conto della fretta che avevo di provarlo.

Appena arrivato corsi in bagno e, tirato fuori l'uccello, lo circondai con
questa sorta di cinturino, scegliendo una misura intermedia e chiudendo il
bottone.

La sensazione fu così piacevole che decisi di rivestirmi e uscire,
lasciando al suo posto, stretto intorno alla base di cazzo e palle, sotto
le mutande e i pantaloni. Mi resi subito conto del senso di potere che mi
dava camminare per strada sentendomi i testicoli "sostenuti" e compatti, e
il cazzo costantemente stimolato dalla "stretta". Il fatto poi di essere
consapevole che il mio "bozzo" fosse, in queste condizioni, ben visibile e
pronunciato mi faceva stare meglio del solito. Mi sentivo frizzante,
spigliato, più deciso e sfrontato.

Dopo poco, camminando, mi resi conto che il movimento stesso del camminare,
con addosso , diventava una stimolazione. Sentii crescere l'erezione
muovendomi, e non feci niente per nasconderla. Procedevo a grandi passi,
sbandierando il mio essere un duro. Mi avviai verso la biblioteca comunale
(dovevo prendere un libro in prestito). Davanti al portone d'ingresso
sostavano, chi seduto sul motorino, chi in piedi, gruppi di ragazzi.

Quando passai, col mio portamento fiero e l'uccello in tiro massimo, notai
che un paio mi guardavano sgranando gli occhi, senza nascondere la
direzione del loro sguardo, dritto sul mio bozzo, che doveva essere
mostruoso e oscenamente evidente.

A questo punto, invece di infilarmi in biblioteca, mi fermai e mi appoggiai
al muro a gambe larghe. Uno dei due distolse lo sguardo e riprese a parlare
coi suoi compagni. L'altro continuava a lanciarmi, intermittenti, occhiate
fosche e piene di desiderio, deglutendo e schiarendosi la gola. Era in
evidente imbarazzo, ma non riusciva a staccare gli occhi dal mio pacco.

Decisi che sarei andato fino in fondo. Presi a fissarlo negli
occhi. Sembrava leggermente spaventato, ma notai che anche la sua patta
aveva cominciato a gonfiarsi. Guardandola, sentii il mio cazzo gonfiarsi
ancor di più, e premere contro . Dovevo agire in fretta. Gli feci
cenno di seguirmi, in modo discreto ma inequivocabile e mi fiondai in
biblio, dirigendomi verso i bagni.

Voltandomi vidi che mi veniva dietro e mi sentii stringere alla base della
gola per il desiderio. Ci stava, ormai non c'erano dubbi.

Indugiai un po' davanti alla porta dei bagni, per lasciargli il tempo di
raggiungermi, poi entrai deciso e aprii la porta di uno dei cessi chiusi
(per fortuna non c'era nessun altro oltre noi in quel momento). Lo feci
entrare, poi entrai anch'io e richiusi la porta, serrandola dall'interno
col chiavistello.

Ora eravamo protetti e potevamo abbandonarci al nostro desiderio
reciproco. Restai fermo, piantato a gambe larghe, sempre con un'erezione
taurina. Il ragazzo mi crollò davanti, appoggiando le ginocchia a
terra e la bocca sul mio pacco. Ansimava. Sentivo il suo fiato caldo
attraverso la stoffa dei jeans e le mutande, e questo calore aggiunse
vigore al mio attrezzo già bollente, che cominciò a colare il
trasparente presperma. Era eccitatissimo, ma stava fermo, la bocca ormai
spalancata e avvinghiata al bozzo enorme che celava il mio cazzo pesante,
gonfio di sangue pulsante.

Cominciai a sentire la sua saliva calda che bagnava i miei jeans e carezzai
i suoi capelli corvini, la sua bocca sempre bloccata in questa specie di
morso trattenuto che intrappolava il mio pacco in una stretta morbida e
irresistibile.

Poi prese a leccarmelo attraverso i jeans, con un fare così porco,
così perso, così consumato da un desiderio atavico di
attaccarsi a una sbarra che potesse dargli sicurezza e protezione, così
puttanesco fino al midollo, che mi bastò continuare a guardarlo per
arrivare a sentire lo sperma salirmi prepotente lungo l'asta ed eruttare
violento, col cazzo che premeva ritmicamente contro la stoffa e la stretta
del cockring, inesorabile stretta che sembrava radicare il turgore e i
brividi di piacere nel profondo delle mie viscere, esattamente al centro di
una retta ideale tesa fra ombelico e buco del culo.

Accortosi del mio orgasmo, mi aprì i jeans e, abbassate le mutande,
prese a leccare tutto il mio sperma, ripulendomi bene il cazzo e le stoffe;
e mentre con una mano si aiutava in questo compito, con l'altra prese a
spararsi una sega lenta e sapiente, che ben presto ebbe il suo esito in un
getto potente di sborra densa, abbondante, che finì sulle mie
scarpe.

Ripulì con la lingua anche quelle, facendomi capire quanto mi era
asservito, e che avrebbe ripetuto il sevizio infinite volte, senza mai
stancarsi, tanto era marcio di voglia repressa, alimentata da seghe
decennali che immaginai coatte e inarrestabili, vertiginose nel ruotare
fissamente intorno all'idea di un grande fallo da adorare in ginocchio.

Benedetto cockring!!!