Date: Mon, 6 Jan 2014 10:30:53 +0100
From: Lenny Bruce <lennybruce55@gmail.com>
Subject: L'Isola del Rifugio 15
DISCLAIMER: The following story is a fictional account of young teenage
boys who are in love. There are references and graphic descriptions of gay
sex involving minors, and anyone who is uncomfortable with this should
obviously not be reading it. All characters are fictional and any
resemblance to real people is purely coincidental. Although the story takes
place in actual locations and establishments, the author takes full
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to reflect the activities of real individuals or institutions. The author
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Questo è il quindicesimo dei diciotto capitoli che compongono il romanzo.
CAPITOLO 15 - Tutte le feste
10 dicembre 1950
Dopo essersi addormentato per ultimo, a Manuel parve di essere stato
il primo a svegliarsi. Aprendo gli occhi, nei primi momenti di coscienza,
riprovò l'angoscia dell'attesa, di quella notte, ma gli bastò un
attimo per tranquillizzarsi. Il calore dei corpi vicini lo rassicurò
subito.
L'alba era passata da un pezzo, ma il cielo era ancora
nuvoloso. Nella casa qualcuno russava, sicuramente Mike, tutti erano nel
mondo dei sogni. Gli pareva d'aver dormito solo per qualche minuto, per
come si sentiva stanco.
Durante la notte, nelle ore di buio, lo scorrere del tempo era un
concetto molto vago per loro. Al calare del sole ravvivavano il fuoco al
centro del campo e se ne servivano per continuare a muoversi finché
restavano di sotto e fino alla preghiera, attorno al fuoco, poi salivano in
casa. E questo avveniva fra le nove e le dieci di sera, ora o minuto in più
o in meno, non importava molto.
Non è che avessero sempre sonno e qualcuno restava sveglio a
chiacchierare, qualche altro faceva l'amore o se ne stava abbracciato al
compagno. Tutto questo però, cercando sempre di non fare rumore, per non
disturbare chi avrebbe voluto dormire. Su questo Richard era sempre stato
fermo e all'inizio aveva rimproverato quasi ogni sera i tre che erano i più
inclini a fare chiasso.
Una volta addormentati, il silenzio scendeva nella casa, un silenzio
solo apparente, perché interrotto dai mille rumori della foresta,
dall'incessante scrosciare della cascata, dal vento che soffiava fra i
rami, spesso dal fragore delle mareggiate e dal brontolio lontano della
scogliera, sempre sinistro nei ricordi dei ragazzi che, comunque, dormivano
ignorandoli, perché erano ragazzi e i ragazzi che hanno sonno e sono
stanchi dopo una giornata di lavoro e di divertimento, corse pazze e
giochi, non badano al frastuono, al baccano, ai mormorii, ai rumori che li
circondano, specie se sono ricorrenti.
Dormivano fino al sorgere del sole e si svegliavano più o meno
tutti insieme, quando erano circa le sei del mattino. Il primo era sempre
Richard che, aprendo gli occhi, accarezzava dolcemente Kevin, poi lo
baciava fino a svegliarlo. Erano momenti in cui si scambiavano le carezze
più delicate che qualche volta lui aveva osservato.
Poi Kevin allungava il braccio e grattava la spalla di Tommy o dello
stesso Manuel a seconda di come erano sistemati e se erano abbastanza
vicini li abbracciava entrambi, accarezzandoli fino a svegliarli. Se le
carezze le aveva ricevute per primo Manuel, chiacchieravano un poco e poi
finivano a ridere, ma sempre sottovoce. E si scambiavano sempre un bacio,
poi era la volta del bacio che Manuel dava, unico fra tutti i ragazzi di
Venture Island, sulle labbra di Richard, chiudendo gli occhi e sognando di
restare così per sempre. Quel bacio mattutino era un tributo al loro
sodalizio e dava a Manuel la più grande delle gioie, a Richard la
certezza che il ragazzo fosse sereno e a Kevin una piccola fitta di gelosia
che però veniva subito scacciata come indegna, per il rispetto che aveva
per Richard e anche per Manuel.
La vera sveglia generale però coincideva con il momento in cui
Tommy apriva gli occhi. E allora era una festa di baci, per tutti quelli
che gli capitavano a tiro, a cominciare da Manuel che ne riceveva la parte
maggiore, poi ce n'erano tanti anche per Richard e per Kevin che otteneva
la sua razione, intimandogli sempre di non chiamarlo mamma, altrimenti
l'avrebbe sculacciato. Erano baci rumorosi, schioccanti, conditi con i
commenti di Tommy, fatti a voce alta, sempre più alta.
Nel momento in cui Tommy apriva gli occhi, anche la foresta pareva
svegliarsi, contribuendo al rumore generale con i versi di milioni di
uccelli e insetti.
In genere i tre ricevevano la visita di Tommy che si tuffava in mezzo
a loro per svegliarli. Facendo carezze e solletico all'uno o all'altro. I
tre si stiracchiavano, ancora assonnati, cominciando subito a spingersi e a
tirarsi pizzicotti, a scherzare con Tommy, insomma a fare molto rumore
anche loro.
Solo allora, svegliato da tutto quel movimento, François dava
inizio alle manovre per convincere Mike ad alzarsi. Perché Mike era il
più restio, non solo ad abbandonare il letto, ma anche ad aprire gli
occhi. Il suo sonno era a prova di bomba e se ne infischiava della luce
dell'alba, del romantico raggio di sole che svegliava Richard, oppure dei
rumori fatti dagli altri ragazzi e men che meno di quelli della foresta,
della cascata o del mare che fosse. Il suo era un sonno di piombo e
François doveva scuoterlo con veemenza, altro che fargli carezze che non
avevano alcun effetto su di lui. Alla fine però otteneva ciò che
voleva e, dopo qualche bacio, anche Mike balzava in piedi, pronto a
prendersela a scelta con Tommy, Joel, Terry o Angelo per qualcosa,
qualunque cosa, cui Richard avrebbe posto riparo di lì ad un
momento. Anche quella schermaglia faceva parte del rito mattutino del
risveglio ed era ormai un'abitudine.
Quella mattina l'ordine abituale di sveglia subì più d'un
cambiamento.
Innanzi tutto fra le braccia di Manuel non c'era Tommy, che s'era
rannicchiato sotto Kevin, ma Richard, il quale dormiva profondamente, con
la faccia serena, ma stanca, raccolto in un abbraccio ugualmente amoroso.
Era già mattino, per quanto nuvoloso, quando Manuel aprì gli
occhi, per un momento incerto su dove si trovasse. Scoprì di essere dal
lato opposto del letto e di avere fra le braccia l'altro suo amore, quello
che lui aveva sempre pensato irraggiungibile, ma che, ben vivo e presente,
dormiva caldo e sereno fra le sue braccia. Si districò lentamente,
cercando di non svegliarlo, gli diede un bacio sulla fronte, poi si fece
coraggio e andò a cercargli le labbra. Pur nel sonno Richard parve
rispondere a quei gesti affettuosi.
"Ti amo, Richard" mormorò, poi scese dal letto e girò attorno
per andare a svegliare Kevin.
C'era una cosa che doveva fare e anche in fretta.
"Ehi! Kevin, senti" bisbigliò un po' timoroso, poi l'accarezzò
sulla spalla "svegliati è già mattina, non vedi la luce?"
Kevin aprì gli occhi e gli sorrise, proprio come avrebbe fatto con
Richard, perché Manuel l'aveva toccato con la stessa delicatezza. Poi lo
riconobbe e si rese conto che per tutta la notte aveva abbracciato il corpo
meno possente, ma ugualmente morbido e liscio di Tommy. Era ancora stanco e
assonnato, ma si ricordò subito perché aveva trascorso la notte
dall'altra parte del letto.
"Come va, fratellino?" disse aprendo gli occhi.
"Adesso va bene e Richard dorme ancora. Stanotte però ero
spaventato!"
"Mi dispiace, Manuel."
"Senti, Kevin, io credo che Richard vorrà trovare te, voglio dire,
che quando si sveglia, avrà voglia di abbracciarti, no?"
"Davvero va tutto bene?"
"Si, credo di si, ma senti, io devo dirti una cosa. Sai, stanotte
Richard ed io abbiamo parlato" disse, pensando di doversi giustificare,
perché si era pur sempre svegliato abbracciato ad un ragazzo che era
fidanzato con un altro ed ora stava cercando di spiegarlo a quest'ultimo.
Venture Island era un posto diverso dagli altri, come non ne
esistevano al mondo e nessuno era mai stato geloso, ma quello che era
accaduto era qualcosa che andava spiegato e, per quanto Kevin fosse sempre
stato buono e tollerante, poteva non piacergli che quella notte lui avesse
confessato a Richard di amarlo o che l'avesse appena baciato e anche un
poco con la lingua e insomma si sentiva in colpa per questo.
"Beh, io l'avevo capito. Ti avevo visto nervoso, anzi sembravi
proprio arrabbiato e poi ho immaginato che Richard avrebbe voluto parlare
con te."
"No, no, io non ero arrabbiato, non potrei arrabbiarmi con Richard,
era solo che mi pareva di impazzire a non sapere dov'eravate andati tutti!
È stata la notte più brutta della mia vita, forse la più brutta
dopo quella del naufragio!"
"Lo so, hai ragione. Mi dispiace!"
"Io, io pensavo, mi ero convinto che Richard fosse morto!" disse
tutto d'un colpo e rabbrividì, mentre gli occhi si riempivano di
lacrime.
"È solo perché tu gli vuoi bene. Non è così?"
"Si, ma non come gliene vuoi tu, non come gliene vuoi tu" ripeté
Manuel, poi scoppiò a piangere, cercando di non fare rumore.
"Lo so, fratellino, io lo so, l'ho capito" lo consolò Kevin
abbracciandolo, mentre Manuel piangeva in silenzio "e anch'io ti voglio
bene e te ne voglio ancora di più che a tutti gli altri, proprio perché
so che tu ami Richard. Ed è proprio come lo amo io. Lo so da un sacco di
tempo."
"Davvero? E non sei arrabbiato con me? Non sei geloso?"
Stavano bisbigliandosi le frasi nelle orecchie, in un discorso fatto
di contatto, di prossimità, di alito e di calore e per questo ancora più
intimo, intenso.
"Un poco si, ogni tanto, ma non sono arrabbiato, perché dovrei?
Sono certo che tu non farai nulla che possa fare male a me o a Richard e
ancora di più so che Richard mi ama."
"Oh, grazie, Kevin, grazie!"
"Ma tu come stai? Anche tu sei ogni tanto un po' geloso oppure pensi
che Richard... non lo so!"
"No, no, Kevin, mai!" si schermì "io ero preoccupato che voi due,
che vi accorgeste di me. Beh soprattutto avevo paura che tu potessi odiarmi
e che Richard non volesse più neppure guardarmi, ma lui mi ha
rassicurato su tutto. E adesso anche tu sei così buono con me. Lui si è
anche scusato per stanotte, ma non doveva. Non doveva..."
"Hai avuto paura."
"Tanta, però è andato tutto bene. Siete tornati sani e salvi."
"Ti voglio bene, Manuel!"
"Anch'io te ne voglio, Kevin. Senti, Richard mi ha promesso una cosa,
ha detto che non ci lasceremo mai, che ci terrà sempre con sé, con
voi due, a me e a Tommy. Ma tu lo permetterai? Lo vorresti anche tu?"
"Oh, si, anch'io voglio che tu stia sempre con me e anche Tommy" fece
Kevin con slancio e Manuel l'abbracciò stretto "Tu sei il migliore di
tutti!" aggiunse.
"Io volevo solo questo e adesso me lo stai promettendo anche tu!"
"Non preoccuparti mai più di una cosa simile!"
"Grazie, Kevin, però adesso vai da lui, forse sta per svegliarsi"
l'incitò, mentre già accarezzava Tommy, lo prendeva fra le braccia,
perché Tommy era tutto suo.
François si sentiva ancora in colpa per ciò che era accaduto
nella notte, aprì gli occhi e guardò Mike. Non aveva dormito bene,
per quanto si può non dormire bene a quindici anni. Ricordava però di
essersi svegliato almeno una volta, quando incominciava ad albeggiare. Era
preoccupato e aveva fatto un brutto sogno, di quelli che spaventano ancora,
anche quando si è grandi. Lui che vagava da solo nel buio, ma per
l'assurdità di tutti i sogni ci si vedeva lo stesso, anche se era
buio. Vedeva Mike, ma come faceva se era buio? Lo chiamava, urlava, ma Mike
non si voltava, non sentiva, perché lui non aveva più voce. Si era
svegliato di soprassalto, l'aveva sentito ronfare beato e così aveva
ripreso a dormire più tranquillo, raccogliendosi sotto di lui, per farsi
proteggere. Poi la luce grigia del cielo, insolita per l'isola dove
splendeva sempre il sole, specie di mattina, l'aveva svegliato
definitivamente, assieme a dei rumori insoliti, uno scalpiccio insistito
che era il tentativo malriuscito di essere silenziosi, provocato certamente
dai tre diavoli. Chissà dov'erano, che cosa stavano progettando per
alzarsi a quell'ora e sgattaiolare fuori, perché lui li aveva sentiti
scendere di sotto.
Nella casa c'era un relativo silenzio, anche se era ora di alzarsi,
nessuno però sembrava averne voglia. Ripensandoci capì che a
svegliarlo erano stati i bisbigli fra due persone. Uno era certamente
Kevin, ma l'altro non era Richard, perché avrebbe certamente sentito
anche il solito rumore di baci. Quello che gli pareva di sentire, invece
era il suono di confidenze sussurrate. Forse Kevin parlava con
Manuel. Fosse stato Tommy non sarebbe stato così silenzioso.
Si alzò a sedere e vide che il letto dei tre era già
vuoto. Quella mattina, per la prima volta da quando erano a Venture Island,
i tre si erano alzati ed erano scivolati via nel massimo silenzio, forse
per allontanarsi il più possibile da Mike, per paura che, se l'avessero
svegliato con i soliti schiamazzi, avrebbero fatalmente subito quelle pene
corporali che gli erano state risparmiate la notte precedente solo per
l'ascendente di cui godeva Richard. Ma il giudizio per i fatti del giorno
prima era ancora pendente.
Intravide più sotto Kevin e Manuel che accarezzavano i loro
compagni per svegliarli e si decise a fare lo stesso con Mike.
"Fratellino... hai ancora sonno?" mormorò sfiorandolo
prudentemente sulla spalla, poi l'accarezzò sulla fronte e Mike in modo
insolitamente rapido aprì un occhio solo, forse per accertarsi che i tre
non fossero là attorno a combinare guai, poi lo richiuse, facendo finta
di riaddormentarsi.
"Ehi! Amore, cosa ti va di mangiare per colazione?" insisté con
nonchalance.
La domanda era ovviamente superflua, perché sull'isola c'era poco
da scegliere per colazione. Avevano sempre e solo tanta frutta e molte
uova, preparate con fantasiose varianti, lui però lo disse lo stesso,
tanto per vedere se il suo prezioso innamorato era ancora arrabbiato.
E se lo era, non era con lui, perché gli sorrise contento, ma poi,
con un movimento fulmineo lo prese per le braccia e se lo mise sotto.
"Voglio mangiare te!" bisbigliò, anzi, lo sibilò. E con il tono
di chi non sta scherzando.
Loro due lottavano raramente. All'inizio era stato per la ferita di
François e la fasciatura che gli immobilizzava la gamba, poi perché
Mike era troppo più prestate e una qualunque lotta, per quanto
divertita, sarebbe stata impari. Quel giorno, comunque, Mike lo sopraffece,
senza neppure un accenno di resistenza da parte di François.
"Voglio mangiarti, perché mi hai lasciato da solo a preoccuparmi!
Dormivo come un angioletto, eh? Te lo faccio vedere io l'angioletto!"
Disse e François lo lasciò fare, non si oppose in alcun modo,
un po' perché non poteva fare diversamente, ma soprattutto perché era
felice che Mike non fosse arrabbiato e contento di essere stato
perdonato. Mentre Mike non smetteva di baciarlo, si sentì stringere fino
a sospirare e udì anche qualche scricchiolio d'ossa.
Fu chiaro che avrebbero fatto pace nel modo più desiderabile,
anche se capì subito che non sarebbe stato come le altre volte. Non
esattamente.
Non c'erano più nuvole fra loro e non ce n'erano mai state
davvero, ma in cielo ne viaggiavano ancora tante e a grande velocità,
perché il vento continuava a soffiare forte, filtrando fra le pareti,
fin quasi ad animare la casa.
I baci si fecero insistenti, profondi, sempre più intensi e la
dolcezza lasciò spazio a qualcosa d'altro, ad un impeto, violento, anche
se in fondo a tutto restò una sorta di attenzione, per cui Mike non fu
mai brutale. In quei momenti però fu come se la tensione della nottata
tornasse a vibrare in lui, per ciò che ora desiderava da François.
E François l'accolse dentro di sé e fu come non era mai stato,
perché gli parve che quella mattina a possederlo fosse una furia e non
il suo timido, impacciato compagno. Mike, che si era sempre lasciato
guidare anche quando doveva agire, così esitante, timoroso, tanto pudico
da arrossire e palpitare ad ogni carezza. Dopo averlo baciato a lungo, gli
prese i polsi e gli aprì le braccia a forza, come se fosse in croce, poi
si sollevò fino a mettersi fra le gambe, che allargò con le
ginocchia, con movimenti secchi, quasi sgarbati.
Non smettevano di guardarsi, di scrutarsi, ormai si stavano
sfidando. Senza perdere tempo, Mike si avvicinò fino a puntare l'uccello
contro l'ano e spinse. Solo allora e solo per un momento, François
distolse lo sguardo e fece una smorfia di dolore, ma Mike non si bloccò
spaventato, né si chinò ad aiutarlo con la saliva. Continuò a
spingere, non abbandonò mai il suo sguardo e spinse. Arretrò e
spinse, spinse ancora, finché si aprì la strada e quando gli fu
dentro, continuò a spingere, dilatando, facendosi largo.
François lo accolse dentro di sé, si sentì invadere e
soggiogare da un dolore che non era solo sofferenza per quello che subiva,
ma che si rivelò presto un sottile, inaspettato piacere che Mike gli
stava regalando. Perché gli occhi di Mike, al di là delle sue azioni,
della violenza che gli stava facendo, raccontavano dell'amore che li univa
e poi della disperazione di quella terribile nottata, del suo instancabile
e cieco aggirarsi attorno alla casa, in preda all'agitazione, senza una
spiegazione plausibile alla loro assenza.
L'ansia vissuta era ora nella veemenza dei movimenti, nella violenza
della penetrazione, nella forza con cui lo stava possedendo.
François accettò tutto e la migliore prova che diede del suo
stato d'animo e anche della sua obbedienza fu che, troppo presto, lui per
primo si bagnò sulla pancia, perché non poté più aspettare.
Vedendo, sentendolo venire, Mike parve scuotersi. Si bloccò, restò
immobile per qualche secondo e poi lasciò che anche il suo seme fluisse
e si depositasse nel corpo di François, in un punto così profondo,
dove non era mai arrivato e solo allora chiuse gli occhi, distolse quello
sguardo ardente che era stato ininterrottamente concentrato sul viso, negli
occhi stessi del suo innamorato che, per quanto ricordasse, non era mai
stato così docile.
Lentamente scese a baciarlo sulle labbra, si chinò su di
lui. Tremava, aveva paura che François non volesse più abbracciarlo,
che fosse disturbato dal suo impeto, che era stato violento e rozzo,
inqualificabile. Cercò di farsi piccolo, sperando che François
potesse perdonarlo, perché solo allora si rese conto di quanta brutalità
aveva usato nelle sue azioni, si raccolse su se stesso, perché
s'aspettava che lo colpisse e poi lo cacciasse lontano, dove non potesse
più vederlo.
Stava già per piangere, quando sentì le braccia del suo
innamorato cingerlo e poi addirittura cullarlo, accarezzarlo, tergergli il
sudore.
"Oh, baby! Ti amo!" gli stava dicendo François mentre
l'accarezzava, baciandogli la fronte madida, perché erano grondanti
tutti e due, baciandolo sugli occhi chiusi, lasciando scivolare le labbra
sulla pelle bagnata.
"Ti ho fatto male!"
"No, no!"
"Sono sicuro, lo so che ti ho fatto male" piagnucolava "lo so, lo so
e adesso mi dispiace!" e non la smetteva "Ma è tardi, no? Per dire che
mi dispiace, tanto ormai l'ho fatto. Non è vero? Ti fa male, piccolino?
È vero che ti fa male?"
Allora François lo fissò e gli fece la sua faccia seria. Quando
si sforzava, ci riusciva a sembrare serio.
"Ehi, baby" disse e davvero non scherzava, Mike lo capì "se mi
tocca andare alla punta del promontorio, anche sotto una tempesta come
quella di stanotte, per avere quello che ho avuto oggi, allora io ci sto!
Lo faccio! Va bene? Lo faccio ogni giorno!"
E finalmente Mike cominciò a capire, a convincersi che a
François non era per niente dispiaciuto. Che era stata un'altra tappa
del loro rapporto, del loro amore.
"Dimmi quando ne hai voglia e io ci vado un'altra volta, fino in
fondo, proprio fino alla punta, sfidando la tempesta più brutta!"
insisté François per essere più chiaro, ma già rideva e
finalmente lo fece sorridere, perché poco prima Mike stava davvero
piangendo.
Lui certe cose non le capiva proprio e qualche volta François
doveva spiegargliele. Un po' come faceva Kevin con Richard. François era
da tempo felicemente rassegnato a quel destino. Ne aveva già parlato a
Kevin, perché quello era un problema che avevano tutti e due, in quelle
difficoltà d'amore.
Un po' più giù Richard non voleva saperne di svegliarsi. Era
stanco e quando Kevin tentò di scuoterlo, invece di aprire gli occhi,
sorridergli e abbracciarlo come avrebbe fatto in qualunque altra mattina,
si accomodò meglio contro di lui e riprese a dormire beato, ma con una
specie di sorriso sulle labbra. Così sereno che Kevin decise di lascialo
stare ancora un poco.
"Buongiorno, fratellino!" urlò Tommy aprendo gli occhi e prima
ancora che Manuel riuscisse a zittirlo.
"Tommy, non gridare, Richard dorme. È ancora stanco! E anche Mike
e François non si sono alzati" gli disse mentre il piccolo gli riempiva
la faccia di baci. Tutti abbastanza silenziosi.
Tommy sgranò gli occhi spaventato.
"Papà non si sente bene?"
"No, no, sta bene, ma è un dormiglione e non vuole alzarsi" fece
Kevin ridendo.
"Ah, ho capito. Lui però è stanco!"
"E noi allora?" protestò Kevin "Stanotte abbiamo fatto la stessa
strada!"
"Tu che c'entri?" bisbigliò il piccolo senza badargli troppo "beh,
io vado a fare la pipi" disse e si avviò velocemente verso la botola.
Poi tornò indietro e dette anche a Kevin la sua razione di baci,
guardò Richard un'altra volta, poi se ne andò.
"Ehi! Torna presto e cerca di non perderti per strada" l'ammonì
Kevin, quando finalmente uscì "E vedi di non cadere nella latrina"
insisté.
Si avvicinarono a Richard e lo guardarono contemporaneamente e allo
stesso modo, poi si ritrovarono a fissarsi loro due e infine a
sorridersi. Kevin gli prese la mano e la guidò, finché insieme
accarezzarono la spalla nuda di Richard.
In quel momento si avvicinò anche François, seguito da un Mike
ancora un po' scosso per il risveglio agitato che aveva avuto.
"Dorme ancora?" chiese François "È stanco!"
"E noi due?" protestò un'altra volta Kevin, ma senza alzare la
voce "Che abbiamo fatto stanotte? Una passeggiata fino alla punta del
promontorio?"
"Ti sei scordato che ieri sera è arrivato, controvento e nel buio
più completo, fino alla punta del promontorio, semplicemente contando i
passi?" disse Manuel con tutto l'orgoglio che sentiva per essere anche solo
innamorato di quell'uomo eccezionale.
"E li ha pure trovati, quelle tre pesti, non so proprio come abbia
fatto!" borbottò Mike, non si capiva se contento dell'impresa di Richard
oppure dispiaciuto dell'esito.
"Ho sempre pensato che tu sia sposato ad un genio!" fece François.
"Già" fece Manuel, avvicinandosi di più a Kevin, mentre insieme
continuavano ad accarezzare Richard.
Quella mattina, dopo averne parlato, gli pareva di aver compreso
molto di più del suo rapporto con Richard, ma anche di Kevin e
Tommy. Aveva collocato molte idee e interpretato qualche sua reazione,
capendo finalmente che a Richard lo legava un affetto fortissimo e per il
momento era la cosa più bella della sua vita. Stargli accanto era tutto
ciò che voleva, ma aveva capito che anche stare con Kevin era appagante
e infine c'era Tommy, quello cui poteva dare tutto il suo aiuto, finché
fosse cresciuto e maturato e avesse deciso e scelto con chi trascorrere la
sua vita.
In attesa che il piccolo sapesse decidere, era così che doveva
andare.
Per questo si sentì come liberato d'un peso grandissimo e il
merito era tutto di Kevin, se ora si sentiva libero di accarezzare Richard
davanti a tutti, di fargli qualche coccola e forse di riceverla. Era la
cosa che più desiderava da quando l'aveva conosciuto. Ora sapeva di
poterlo fare, senza turbare nessuno, soprattutto Kevin che gli aveva appena
sorriso, mentre lui accarezzava la tempia di Richard e si chinava a
sfiorarla con le labbra. Quello era davvero un sogno che si faceva
realtà.
E se a Venture Island non aveva i suoi adorati fumetti, c'era davvero
tutto il resto delle cose che aveva mai desiderato nella sua povera vita.
Finalmente Richard aprì gli occhi, per scoprire che, invece
dell'atteso abbraccio di Kevin, aveva attorno a sé più di metà
della popolazione della repubblica.
"Stavamo dicendo che sei un genio, papà" mormorò Manuel "lo
pensiamo tutti!"
"Quindi deve essere la verità!" disse ridendo Kevin,
abbracciandolo.
"Ehi, sono stato soltanto fortunato" fece Richard ridendo e
guardandosi attorno "soprattutto per la compagnia che ho trovato a Venture
Island!"
"Sempre modesto, anche appena sveglio!" lo canzonò François.
"Stai zitto tu!" lo rimproverò Mike "io dico che è un genio e
basta! Capo, mi vuoi spiegare come hai fatto a trovarli?"
"Oh! Beh, se non avessi schiacciato i cravattini, credo che non ci
sarei mai riuscito" ci pensò un poco su "ma non vero che è merito
mio, è stato Hook a trovarli."
"Quello scroccone si è reso utile finalmente!" fece François
ridendo.
"Si, io ho solo messo il piede sui cravattini, è stato il bestione
a scoprirli ed è tornato indietro a prendermi, mi ha letteralmente
spinto con il muso."
"Va bene, va bene, Hook è stato bravo, ma solo uno che è un
genio poteva togliersi le scarpe per valutare l'umidità della sabbia e
orientarsi nel buio più completo" insisté Manuel che non voleva
saperne di vedere sminuiti i meriti del suo Richard.
"Dopo aver mandato due signore da sole in giro per l'isola e con quel
tempaccio!" François non rinunciava mai alle sue chiacchiere.
"Oh, insomma! Sono tutte sciocchezze!" tagliò corto Richard
mettendosi a sedere.
Gli stavano attorno, Kevin e Manuel con smettevano di accarezzarlo,
mentre François e Mike si facevano le coccole dall'altra parte. Forse
era giunto il momento di ridare un poco di disciplina alla casa.
"Bene" saltò su, cercando di essere serio "adesso basta!" ci
provò, anche se gli risultava difficile non ridere, dovendosi difendere
dal solletico di Kevin "Oh! Insomma, è tardi! Ehi, ma non c'è scuola
oggi? Che facciamo tutti qua in casa? Dove sono i piccoli?"
"No" urlò Tommy che era spuntato in quel momento dalla botola e
gli si era buttato sopra per prendersi e dare la sua parte di baci "Niente
scuola, oggi è domenica!"
Dopo averlo abbondantemente baciato ed essere stato spostato di peso
da Kevin che voleva la sua parte, Tommy parve ricordarsi di una cosa:
"Insomma, papà, Terry, Angelo e Joel vorrebbero che tu
scendessi. Ti stanno aspettando di sotto. Hanno detto proprio così!"
Si guardò attorno.
"E anche a voi" aggiunse "di te però non hanno parlato" fece poi
rivolto a Mike e scattò di lato per evitare la sculacciata che stava per
ricevere.
Prese Manuel e Kevin per mano e se li portò di sotto, precedendo
gli altri.
La colazione fu servita in riva al laghetto. I tre avevano fatto le
cose per bene.
Volevano farsi perdonare e già prima di addormentarsi avevano
deciso quello che dovevano fare. Terry era riuscito a svegliarsi prima
dell'alba, aveva chiamato gli altri due ed erano scivolati fuori di casa
nel massimo silenzio. Non abbastanza evidentemente, perché François
li aveva sentiti ugualmente.
Mentre Terry ravvivava il fuoco, Angelo e Joel si erano dati da fare
per cercare frutta fresca e frutti dell'albero del pane, la cui polpa
avevano messo ad abbrustolire. Non sarebbero state frittelle da condire con
il succo d'acero, che non avevano, ma erano una buona imitazione. Poi erano
andati a cercare delle uova prendendole ai limiti della riserva, per non
perdere troppo tempo.
Apparecchiarono la tavola e attesero che in casa si svegliassero. Ai
primi rumori Joel si diede da fare con il fuoco e cominciò a cuocere le
uova, mentre gli altri tagliavano e sbucciavano la frutta. Catturarono
Tommy che passava di là e l'usarono come ambasciatore, ma non si
sarebbero mai sognati di provocare Mike non invitandolo.
Fu una sorpresa per tutti, anche per Mike che fece solo finta di
essere ancora arrabbiato, ma non lo era affatto. Anzi era terribilmente
preoccupato per François e lo circondava di ancora più attenzioni di
quanto non facesse di solito.
Dato che era davvero domenica, trascorsero un po' più di tempo a
tavola e dopo mangiato discussero di Halloween che, quell'anno e per tutti
gli anni seguenti, anche dopo che divennero grandi, solo per i ragazzi di
Venture Island e solo per loro, cadde sempre nella notte di Santa Lucia,
quella che a Boston era la più lunga di tutto l'inverno, ma che
all'equatore, per ragioni che solo Richard comprendeva, era lunga quanto
tutte le altre.
"Sai François, ieri sera ho pregato!"
"Lo fai sempre, papà Richard! Con noi, ogni sera e ogni mattina,
forse in ogni momento. Tu vivi con noi, ci sopporti tutti e riesci ancora
ad amarci. Non ti sembra una preghiera questa? Credimi, è la più
bella delle preghiere!"
"No, volevo dire che ho proprio pregato, quando ero da solo, senza
che nessuno me lo chiedesse, per conto mio, in quella situazione
particolare. C'era pericolo, sai? E ho avuto paura!"
Dopo pranzo aveva convinto François a seguirlo in una piccola
scalata fino a delle rocce che affioravano dalla montagna, di lato alla
cascata. Era uno dei posti più freschi ed ombreggiati dell'isola, almeno
di pomeriggio. Era come un balcone, un piccolo palco di pietra, quasi a
metà del precipizio e doveva la sua frescura all'acqua della cascata che
precipitava pochi metri più in là, alzando nuvole di goccioline,
sempre piacevolmente fredde.
François non si muoveva ancora con sicurezza, ma era riuscito ad
arrivare fin lassù da dove, come da quasi tutti gli angoli dell'isola,
si godeva una vista incantevole.
"Ero disperato, non trovavo i ragazzi e avevo capito che stava per
scoppiare la tempesta. Dovevo decidere in fretta se tornare indietro di
corsa oppure cercare ancora, ma avevo poco tempo e capire subito in che
direzione andare. Mi sono sentito perduto ed è stato allora che ho
pregato. Non ho fatto che ripetere le parole che ascolto da voi, quelle che
diciamo tutti insieme."
Si guardò attorno per cercare le parole giuste e François, che
sapeva ciò che stava per ascoltare, lo fissò.
"Non è che ci credessi, insomma, non è stato come se per
incanto avessi trovato la fede, là sulla spiaggia, in mezzo al
vento. Non ho ricevuto nessuna illuminazione, per intenderci, ma l'ho
fatto, ho pregato, e dopo mi sono sentito meglio. Davvero, tanto meglio!"
Finalmente François s'intenerì e l'accarezzò per
incoraggiarlo, perché Richard era ancora turbato, impensierito da ciò
che gli era accaduto.
"Oh! Lo so com'è andata davvero, sono conscio che pregando cercavo
di rimettere la mia decisione a qualche altro, perché in quel momento
non sapevo proprio che fare. Dovevo prendere una decisione difficile, che
era al di là delle mie conoscenze, delle mie forze, ma so che mi sono
sentito meglio solo perché mi sono quasi convinto che qualcuno avrebbe
risolto la questione al posto mio, aiutandomi a scegliere la strada
giusta. So tutto questo, l'ho capito non appena ho ricominciato a ragionare
normalmente, ma ciò non toglie che io abbia pregato e con tutta la
convinzione possibile. Volevo soltanto dirtelo, fratello, perché credo
che tu abbia il diritto di saperlo! Più di tutti gli altri!"
"È una bella confidenza quella che mi stai facendo e sono contento
per quello che dici e anche per te! Ma perché avrei il diritto di
saperlo?"
"Tu sei così buono e sei così sicuro, convinto della tua
fede. Io ti ammiro per questo, ma qualche volta credo di essere stato
intollerante nei confronti della vostra fede, quella tua e di Mike, e di
avervi quasi preso in giro!"
"Non è vero, non ci credo!"
"Si è così! solo qualche volta, però... io e Kevin!"
"Beh, allora non ce ne siamo mai accorti! E tu sai che non è
facile che non mi accorga se qualcuno mi sta prendendo in giro!"
"Beh, lo so, lo so! Comunque adesso è accaduto anche a me di
pregare e di sentirmi meglio dopo averlo fatto e così volevo dirtelo!
Tutto qua. E la prossima volta che dovessi prendervi in giro, se te ne
accorgi, potrai ricordarmelo!"
"Stai tranquillo che lo farò, papà Richard!"
"Ehi, François... perché ho pregato?"
"Non è che io ne sappia tanto di queste cose, ma credo che tu
abbia solo sentito il bisogno di pregare. Eri in una situazione difficile,
questo però non vuol dire che tu sia diventato un credente. L'importante
è che farlo ti abbia aiutato, no? Anche a trovarli, che tu ci creda o
no!"
"Già... forse è così..." e si sporse a guardare di sotto ai
suoi ragazzi, alla sua isola, alla sua felicità, a come erano cambiati
in quei tre mesi.
"Ehi! Papà, se vuoi, ti faccio una confidenza anch'io, ma sei
sicuro di volerlo sapere?" François attese che Richard gli facesse di si
con la testa "Io non sono affatto sicuro della mia fede, ma so che mi ha
aiutato tanto e per tante volte, che adesso non mi pare giusto avere troppi
dubbi, così cerco di non averne! E mi aiuta ancora, sai? Mike invece, è
uno sicuro, lui è così certo di come vanno le cose che non si ferma
mai a ragionarci sopra! Beato lui che non discute mai di queste cose"
concluse ridendo e strappando un sorriso anche a Richard.
Quando tornarono di sotto, ciascuno a modo suo spiegò ai compagni
il motivo di quel colloquio e quella sera Richard pensò che forse
sarebbe stato molto meglio che la preghiera la recitasse François e così
fecero da quel momento.
Perché François trovava sempre le parole giuste e molto più
facilmente di lui.
12 dicembre 1950
Era martedì e quel giorno c'era scuola, ma già dalla mattina
erano tutti in fermento. Richard acconsentì a ridurre l'orario di
lezione, quel giorno avrebbero fatto solo un'ora, cioè una tacca di
meridiana, invece delle solite tre, per permettere a François e Joel di
preparare i dolci, a Kevin, Manuel, Tommy e Angelo di darsi da fare con i
vestiti e gli addobbi, mentre lui e Terry andavano a raccogliere le uova e
poi a pescare crostacei.
Mike, invece, armeggiava fin dall'alba con un'enorme noce di cocco,
la più grande che fossero riusciti a raccogliere.
Terry l'aveva trovata dopo molte ricerche la sera prima e Mike la
stava bucando con perizia, disegnando una faccia sorridente, con i fori in
corrispondenza degli occhi, del naso e della bocca. A Venture Island non
c'erano zucche, ma i ragazzi non avrebbero mai rinunciato alla loro
lanterna di Halloween.
Il loro Jack-o-lantern venne fuori da quelle mani abili con una
faccia bonaria e il sorriso tranquillizzante di tutte le zucche di
Halloween, anche se era di un colore verde acceso e non del solito
arancio. A mezzogiorno l'appesero orgogliosamente ad un palo sotto la
botola, perché guardasse la casa in quella notte di spiriti e
fantasmi. Al calare delle tenebre l'avrebbero illuminata infilandoci una
candela. Le loro candele preziose stavano finendo, ma quella sarebbe
servita per celebrare degnamente Halloween, un Halloween speciale,
com'erano loro, per ciò che facevano, per dove si trovavano e anche per
quanto e come si amavano.
La notte delle streghe sarebbe stata buia, rischiarata solo da un
quarto di luna, sufficiente appena a distinguere le ombre, ombre di
fantasmi, e anche per questo motivo la festa cominciò all'ora terza del
meridiano di Venture Island, cioè tre tacche dopo che il sole aveva
raggiunto il suo massimo nel cielo e l'ombra dello gnomone, anche lui
truccato per la festa, si era allungata, dopo essere quasi scomparsa alla
sesta tacca, l'ora che corrispondeva al mezzogiorno.
Kevin e François avevano preteso di travestirsi da streghe,
scambiandosi un fuoco di fila di battute che aveva quasi fatto bloccare la
vestizione, per come avevano riso tutti a sentirli, mentre si coprivano di
stracci e foglie, truccandosi con degli enormi nasi finti fatti di
corteccia. Tommy era un cadavere molto credibile, con il volto reso esangue
da una specie di pietra pomice che avevano trovato vicino allo sfiatatoio
in cui era caduto. E, prima di acconsentire a farla usare come belletto,
Richard aveva preteso che facessero delle prove per controllare che non
fosse irritante.
Mike con la sua stazza, le mani grandi e la faccia grossa, era il
miglior mostro di Frankenstein che si potesse immaginare di trovare,
Manuel, Richard, Terry e Angelo avevano optato per il classico costume da
fantasma, ciascuno con qualche variante negli accessori e nel drappeggio
delle lenzuola che erano state concesse da Kevin e dallo stesso
Manuel. Hook, che era nero e abbastanza grosso, senza bisogno di alcun
trucco, per quel giorno fu considerato da tutti il mastino dei Baskerville.
"Se me le riportate strappate, vi strappo le budella" aveva
minacciato Kevin "e cercate di restituirle pulite! Per quanto è
possibile..."
Alle tre la festa era incominciata.
In tutti gli Halloween vissuti, quando era stato possibile fare festa
in qualche modo, loro, i piccoli, avevano fatto gli scherzi e altri, i
grandi, genitori, vicini di casa, assistenti degli orfanotrofi, li avevano
subiti e anche i dolci andava sempre a finire che li mangiavano
loro. Quello però sarebbe stato un Halloween senza controparte, perché
nessuno, neppure Richard, era disposto ad interpretare il ruolo
dell'adulto, destinatario degli scherzi. Finì così che, essendosi
tutti travestiti, tutti furono artefici e vittime di scherzi, anche se Mike
ricevette molte più secchiate di acqua da parte dei tre e Joel, dopo
l'ultima innaffiata, più violenta delle altre, fu afferrato da quattro
braccia forti. Mike e François se lo misero sotto e gli fecero tanto
solletico da lasciarlo esausto e incapace di muoversi per qualche minuto.
Il travestimento di Joel era il più elaborato. Aveva il corpo
tutto dipinto di nero con il carbone e sopra aveva le ossa dipinte di
bianco.
"Tu farai lo scheletro" aveva sentenziato François qualche giorno
prima valutando la sua magrezza "così non dobbiamo fare troppi sforzi
per disegnarti le ossa!"
Quando finalmente Mike lo lasciò andare, altri compagni, Angelo,
Terry e Manuel, ancora meno teneri, ne approfittarono per spiaccicargli
addosso qualche frutto troppo maturo e poi rivoltarlo nella sabbia. Con il
nerofumo e la polvere di pomice, il succo appiccicoso dei frutti e un poco
di sudore, sul corpo del povero Joel si creò una specie di crosta di
sabbia che da scheletro lo trasformò improvvisamente in un aborigeno
australiano. Quando riuscì a liberarsi dall'abbraccio poco amorevole di
quei traditori, corse verso il laghetto e si gettò in acqua per cercare
di staccarsi l'impasto che gli avevano attaccato addosso.
"Dolcetto o scherzetto!" era stato il grido del giorno e non avrebbe
potuto essere altro che quello.
Tutti avevano regalato pezzetti di gelatina di frutta o di polpa di
cocco, oppure un granchio arrostito, che non era un dolcetto, per evitare
di essere travolti da cascate d'acqua oppure di essere spalmati di succo di
papaia, oppure di bere sorsate di acqua di mare, contrabbandata per acqua
della cascata.
Era lo scherzo che Angelo e Tommy avevano fatto a Richard. Lui c'era
stato, sebbene avesse notato che avevano scambiato il bicchiere prima di
darglielo. Aveva sputato l'acqua, facendo versacci e fingendosi disgustato
più di quanto non lo fosse davvero, poi li aveva rincorsi nella foresta
per vendicarsi.
I due monelli andavano veloci, li raggiunse solo quando erano molto
lontani dal campo, nel folto degli alberi, e solo perché Tommy, che si
teneva stretto ad Angelo, ne rallentava parecchio la corsa.
Due fantasmi e un cadaverino si spingevano ridendo nell'erba alta di
una piccola radura. Richard cercava di immobilizzarli e con Tommy c'era
quasi riuscito, mettendoselo sotto il braccio, ma Angelo era più forte e
gli sfuggiva contorcendosi. Così avvinghiati finirono a rotolarsi per
terra, ridendo come pazzi, perché, per prendersi o per sfuggire, si
facevano anche il solletico.
Dopo un'infinità di giravolte, Richard si voltò sulle spalle e
Angelo gli finì sopra trafelato. Si trovarono improvvisamente con le
facce a pochissima distanza, i corpi aderivano, le bocche erano
vicine. Sentirono i cuori battere e il respiro si confuse.
Smisero di lottare nello stesso istante e anche Tommy si bloccò.
Il desiderio aggredì Richard fino a stordirlo, mentre Angelo,
chiusi gli occhi, si abbassava a baciarlo sulle labbra. Tommy gli si
attaccò il più possibile, per prendersi la sua parte di coccole.
Che per lui forse erano ancora tali, ma non per gli altri due, non
più.
Una forza sconosciuta sopraffece Richard, lasciandolo senza
volontà, senza possibilità d'opporsi. Avrebbe potuto svincolarsi, ma
era fuori del proprio corpo e stava solo osservando lo svolgersi di una
scena, salvo poi avvertire le sensazioni di ciò che accadeva al suo
corpo.
Era forse perché Angelo e Tommy l'avevano quasi aggredito ed ora
lo stavano obbligando ad accettare ciò che gli facevano. Si sarebbe
detto che lo stavano adorando, ma lui avrebbe avuto la forza di sciogliersi
dall'abbraccio, se solo l'avesse voluto. E si strusciavano su di lui, lo
stavano baciando sulla faccia, sul collo, sugli occhi, finché Angelo
posò le labbra sulle sue.
Se fosse stato in sé, si sarebbe sottratto e con qualche carezza
avrebbe risolto l'inevitabile imbarazzo, ma era come estraneo a se stesso,
a guardare la scena da sopra, da lontano. E Angelo lo stava baciando, ma
non come si fa con un padre o un fratello, lui lo permetteva socchiudendo
le labbra, lasciando che la lingua gli accarezzasse i denti e poi giocasse
con la sua. Anche Tommy lo baciava sulla guancia e sul collo, con gli occhi
chiusi, il volto sereno, gli teneva le braccia strette, per il desiderio di
essergli vicino.
Quello di Angelo era il bacio appassionato d'un amante, mentre gli
teneva il pube contro il suo e spingeva, strofinando erezione su
erezione. I due piccoli si erano eccitati già mentre lottavano, ma
adesso ce l'avevano duro tutti e tre.
Stava accadendo tutto molto in fretta. Tommy si muoveva, lui lo
sentiva sul fianco, gli stava baciando il collo, mormorando di
piacere. Angelo si accomodò meglio, senza staccarsi nel bacio che gli
stava dando.
Se uno di loro avesse aperto gli occhi, forse sarebbe finito tutto,
ma non accadde.
Il calore gli saliva dal ventre, mentre le mani dei ragazzi
l'accarezzavano ovunque. Il corpo di Angelo non gli pesava, mentre Tommy
continuava ad abbracciarli insieme.
Sentì Angelo tendersi e rilassarsi, sospirare, gemere. Non avevano
addosso abbastanza vestiti per non sentire che si stava bagnando e in quel
momento anche Tommy parve aver raggiunto ciò che cercava. Qualunque
cosa fosse.
Poi accadde anche a lui di perdersi e lasciarsi travolgere, incapace
di fermarsi.
Pensò subito ad abbracciarli stretti, perché non si sentissero
in colpa, per prendere su di sé il disagio di ciò che era
accaduto. Angelo lo guardò smarrito, anche lui si era svegliato dal
sogno. Tommy era il più sereno, sulle labbra aveva un sorriso che però
sparì subito, appena notò gli sguardi inquieti di loro due.
"Ehi, fratellino" mormorò Richard, mentre Angelo gli nascondeva la
faccia nel collo "va tutto bene" disse accarezzandolo sulla spalla.
"Mi dispiace, Richard!" stava per piangere.
"Dispiace anche a me" aggiunse subito Tommy, senza sapere esattamente
di cosa angustiarsi.
"Credo che abbiamo fatto una cosa brutta!"
"No, no, non è stato brutto, Tommy, Angelo!"
"Si, invece!" bisbigliò Angelo, senza alzare la testa "Ed è
stata colpa mia!"
"Allora è pure colpa mia!" fece eroicamente Tommy, quasi
piangendo.
"No, ragazzi, basta! Non è colpa di nessuno, perché non abbiamo
fatto niente di male, niente cui vergognarci!"
Ma ne era sicuro?
"L'abbiamo fatto, io ti ho fatto quella cosa!" Angelo si
raddrizzò.
Era arrossito, per il pianto e l'emozione e anche la vergogna, si
guardò la chiazza umida che aveva davanti, sul lenzuolo di
Kevin. Proprio Kevin.
"Ehi, ehi! Noi stavamo giocando. Tu mi hai abbracciato, ti sei
eccitato ed è successo! Ma solo perché noi ci vogliamo bene! Ci siamo
soltanto abbracciati, va bene?"
"Ce l'avevamo duro" fece Tommy, mentre Angelo girava la testa per la
vergogna e stringeva gli occhi "anche tu?" aggiunse rivolto a Richard.
"Si! Anch'io stavo così, proprio come voi, perché piaceva anche
a me e per me non è stato brutto! Va bene?"
"Ma io sono venuto!" gridò Angelo.
"Ed io? Non vedi?" Richard indicò il suo lenzuolo "Mi sono bagnato
anch'io!"
Ma Angelo non era per niente convinto, scuoteva la testa, mentre
Tommy tremava, anche se non capiva ancora bene il perché di tanta
agitazione.
"Se è piaciuto a tutti e tre, non c'è niente di cui
vergognarsi" affermò Richard.
Poi pensò che di loro lui era stato il più incosciente, perché
era il più grande e quindi anche il maggior responsabile di ciò che
era accaduto. Che non doveva capitare.
"Com'è potuto succedere?" cercava di ragionare Angelo.
"Forse è stato perché mi vuoi bene?"
"Si è vero" e gli si fece più vicino, come incoraggiato da
quell'idea.
"Anch'io vi voglio bene!" urlò Tommy, per paura che lui non lo
sentisse.
Lui li abbracciò stretti.
"Pensi che dovremmo dirlo agli altri?" chiese Angelo che era ancora
indeciso su quella specie di assoluzione che aveva appena avuto. E
continuava a sentirsi in colpa, si guardava davanti e considerava la
macchia che si era già asciugata sul lenzuolo.
"Forse Kevin si arrabbierà" osservò Tommy.
"Che gli diremo?"
"Se si arrabbierà, ma solo perché abbiamo sporcato le lenzuola,
ma noi gli diremo come e perché è successo e sono certo che lui
capirà" fece Richard.
"Davvero?"
"Si e poi ovviamente lui lo dirà a François" rise, strappando
un sorriso anche agli altri due "Ehi, ragazzi, io lo dirò, anche perché
è stata una cosa bella che abbiamo fatto insieme noi tre e a me va
davvero di raccontarglielo. Non sarà la confessione di un peccato,
capite?"
"Va bene, se dici così... io lo dirò a Terry e Joel!"
"Anch'io a Manuel!"
"Davvero è stata una cosa bella per te, papà? Perché io, un
poco mi vergogno per quello che ti ho fatto!"
"Non voglio sentirti dire una cosa come questa" e gli fece la faccia
più seria che poteva, perché gli premeva rassicurarlo "Noi tre
stavamo giocato, abbiamo lottato e poi abbiamo finito per abbracciarci ed è
stato perché ci vogliamo bene. Tu hai desiderato di baciarmi ed io te
l'ho lasciato fare, perché mi piaceva che lo facessi e volevo
abbracciarti e baciarti anch'io. Tommy mi ha abbracciato pure lui ed è
stato bello, non è vero?"
"Anche a me è piaciuto!" sentenziò Tommy stringendosi e
mettendosi comodo per godersi meglio quella vicinanza.
"Allora è piaciuto anche a me" concesse Angelo che pareva
finalmente convinto.
Parlarne agli innamorati o compagni di avventure fu più semplice
del previsto.
Richard tirò Kevin da una parte e mormorando all'orecchio, gli
raccontò tutto. Arrossì, fece qualche pausa, perché non era così
certo di non stare confessando qualcosa, né era sicuro del perdono di
Kevin, ma alla fine gli disse proprio tutto. Il rosso lo guardò, finse
anche di essere arrabbiato, ma subito gli sorrise, perché la faccia di
Richard esprimeva una tale preoccupazione che era davvero irresistibile e
mai avrebbe potuto sospettarlo di un tradimento.
Finì con un abbraccio e con la promessa di farsi perdonare quanto
prima e in quale modo fu chiaro a tutti e due, senza che dovessero
spiegarselo.
Angelo e Tommy lo dissero ai loro innamorati, uno bisbigliando,
l'altro a voce normale, che per lui era equivalente ad un sussurro. I
destinatari delle confidenze furono magnanimi e comprensivi quanto lo era
stato Kevin. Stranamente il più colpito di tutti e anche l'unico ad
accigliarsi fu François che restò allo scuro di tutto, ma solo perché
nessuno si ricordò di raccontargli niente, finché Kevin non si decise
a dirglielo. Quanto a Mike, praticamente non ne seppe mai nulla, perché
neppure si accorse che era accaduto qualcosa.
All'imbrunire erano tutti sfiniti per il gran correre che avevano
fatto e sazi per quanta frutta avevano mangiato, per i crostacei e i frutti
dell'albero del pane. Quando fu troppo buio per continuare ad inseguirsi
senza correre pericoli, si ritrovarono davanti alla casa, esausti e
contenti, seduti in cerchio attorno al palo cui era appesa la lanterna
costruita da Mike.
A parte Joel che aveva perso un poco del suo travestimento quando si
era bagnato, tutti erano ancora mascherati con quello che li aveva
trasformati in ciò che volevano sembrare e sulla faccia portavano ancora
il trucco che li aveva resi creature mostruose.
Un emozionato Mike accese con mani tremanti la terzultima candela
della loro provvista e la pose nella zucca che si illuminò di luce
tremula, spargendo intorno a sé ombre palpitanti.
"Questo Jack-o-lantern ha la faccia verde e gli occhi rossi!" esclamò
Angelo.
"Beh, se pensi che all'inizio era una rapa, non gli è andata tanto
male!" disse François.
"Perché era una rapa?" chiese Tommy "Ad Halloween ci sono le
zucche!"
"E a Venture Island abbiamo una noce di cocco!"
"Si, ma in origine era proprio una rapa. Io conosco la storia, ma è
spaventosa" fece François, facendo l'occhiolino a Tommy che era sempre
il più facile da spaventare "e non so se posso raccontarla."
"Tu raccontala lo stesso!" tagliò corto Tommy avvicinandosi
prudentemente a Richard.
"È soltanto una leggenda. Non è che ti spaventi e non dormi
più?"
"Dai, raccontala, François!" lo pregò Mike che era sempre
disponibile ad ascoltarlo.
"Si, si, dicci la storia della zucca!" fecero gli altri.
"Ha detto che era una rapa" li corresse Joel.
S'era fatto scuro, a parte il piccolo cerchio di luce attorno alla
candela, tutto era stato inghiottito dal buio, anche la foresta non
esisteva più, si udivano solo la cascata e il frusciare sommesso del
vento, più lontano il rumore del mare. La voce di François, profonda
e solenne, ruppe la monotonia di quei rumori.
"Tanti anni fa c'era un uomo, si chiamava Jack ed era un baro e anche
un malfattore. Nella notte di Ognissanti, in una notte buia proprio come
questa, Jack ingannò Satana, sfidandolo a scalare un albero. Dopo che
il diavolo fu salito, lui incise una croce sulla corteccia, intrappolandolo
tra i rami. Satana era molto arrabbiato, ma per quanto provasse, non
riusciva a scendere dall'albero, perché non poteva passare sopra la
croce, né poteva saltare, perché l'albero era molto alto. Jack allora
gli propose un patto: se non lo avesse più indotto in tentazione,
avrebbe coperto la croce, facendolo scendere. E così fu.
"Satana allora se ne andò per la sua strada, ma era molto
arrabbiato. E Jack, che credeva di averlo beffato, rise fino a restare
sfinito. Molti anni dopo, quando morì, Satana era lì ad aspettarlo e
si prese la sua rivincita, perché a Jack venne impedito di entrare in
paradiso a causa della cattiva condotta avuta in vita. E questo era
prevedibile, ma gli venne anche negato l'ingresso all'inferno, per aver
ingannato nientemeno che Satana il quale aveva memoria lunga. Così Jack
fu costretto a vagare nel buio eterno.
"Dopo molto tempo, uno dei diavoli meno importanti e meno cattivo
degli altri s'impietosì e per fargli un favore gli regalò un pezzo
d'inferno, un piccolo tizzone per illuminare la via nella tremenda tenebra
che lo avvolgeva. Fu per far durare più a lungo la fiamma che a Jack
venne in mente di scavare una grossa rapa e di metterci dentro la fiamma
che da allora illuminò la sua notte eterna. E da allora anche la notte
di Halloween fu illuminata dalle rape cave."
"E le zucche allora?"
"Accadde che, quando gli irlandesi arrivarono in America non ci
trovarono rape grandi abbastanza per infilarci dentro una candela, ma
videro che c'erano delle belle zucche e allora pensarono di usarle come
lanterne di Halloween!
"Ehi! Erano in gamba gli irlandesi!"
"I tuoi erano irlandesi, Kevin?" chiese Joel.
"Eh già... tu hai i capelli rossi!" disse Angelo.
"E hai pure le lentiggini!" aggiunse Terry.
"Si, è proprio così" fece Kevin paziente "i miei nonni erano
irlandesi!"
"François, racconta un'altra storia, questa non era per niente
spaventosa!" disse Tommy e andarono avanti così fino a che non furono
tanto stanchi che gli occhi si chiudevano e rischiavano di addormentarsi là
sotto, attorno alla lanterna.
16 dicembre 1950
"Credo che per Natale dovremmo essere tutti molto più eleganti e
ordinati, anche più di quanto lo siamo di solito!"
Se quella frase l'avesse detta Richard, avrebbe gettato nello
sconforto più o meno tutti i ragazzi, ma l'aveva pronunciata François
e con lui c'era possibilità di trattare.
Per Richard mettersi in ordine voleva dire lavarsi e strofinarsi fino
a diventare rossi, pettinarsi con la riga rigorosamente a sinistra,
bagnando abbondantemente i capelli, lisciandoli anche a costo di farsi male
e poi vestirsi con i calzini e le scarpe chiuse, i pantaloni lunghi, la
camicia e l'odiato cravattino. A lui non importava che si trovassero
all'equatore, che quindi facesse un gran caldo e che avrebbero tutti sudato
ancora prima di agganciare l'ultimo bottone della camicia. Li voleva
vestiti così per il pranzo della domenica, mentre per la cena di ogni
sera si accontentava che indossassero soltanto pantaloni, camicie e
ovviamente il cravattino, facendo un'eccezione solo per le scarpe chiuse e
i calzini.
Una delle carenze più sentite a Venture Island era quella del
sapone. Ne avevano recuperato qualche pezzo, troppo poco per nove ragazzi
che si muovevano tanto e sudavano abbondantemente. L'avevano consumato già
nei primi giorni, poi erano ricorsi all'azione combinata dell'acqua e della
sabbia. Da allora Richard si era scervellato per cercare di fabbricare il
sapone in qualche modo, sfruttando le conoscenze di chimica che aveva, ma
non ci era ancora riuscito. Aveva trafficato per mesi con la cenere, con il
grasso che otteneva bollendo i resti dei pesci che mangiavano, ma il
problema era che non aveva ancora trovato il modo di procurarsi la soda
caustica, l'elemento indispensabile ad ottenere l'effetto sgrassante dal
sapone.
Per questo motivo erano costretti, per avere un qualche effetto di
pulizia, a strofinarsi con la sabbia più fine, quella che si posava sul
fondo del laghetto. Era bianca e così leggera che non si riusciva
neppure a tenerla in mano, ma passata sulla pelle riusciva a pulirla e
quasi a sgrassarla, anche se un po' l'arrossava. Anche per questo motivo
non tutti si lavavano volentieri e ci voleva sempre l'attenzione di Kevin
perché qualcuno non scantonasse da una buona strofinata. Spesso erano
necessarie l'autorità di Richard o le minacce di Mike.
Per quello che riguardava i capelli, facendo molta esperienza sulle
capigliature dei compagni, François era diventato un bravo barbiere e
aveva anche un valido collaboratore, Kevin, il quale si divertiva a
sforbiciare le zazzere dei compagni, ma con meno impegno.
Poche settimane dopo il loro arrivo Richard aveva cominciato a
guardare un poco preoccupato le criniere dei ragazzi che stavano lentamente
crescendo fino a diventare, in alcuni di loro, davvero leonine.
Le capigliature più rigogliose erano quelle di Terry e François
che con i loro capelli ricci parevano avere sulle spalle dei palloni,
piuttosto che delle teste. Lui stesso non era da meno, perché, per
quanto biondi, i suoi capelli erano voluminosi. Mike, Manuel, Tommy, Joel e
Angelo avevano capelli lisci e quindi poco appariscenti, anche se ormai
lunghi fino a sfiorare le scapole. Kevin li portava già fino alle spalle
e nessuno si sarebbe sognato di discutere con lui sull'argomento, tranne
François che un giorno gli propose di accorciarglieli, se Kevin avesse
fatto lo stesso con lui che s'era scocciato di restare impigliato nei rami
ogni volta che andava alla latrina.
Così, recuperate un paio di forbici, proprio quelle usate da uno
dei marinai per accorciare i capelli a tutti tranne che a Kevin,
François si era apprestato a dare una regolata alla chioma fluente del
rosso.
"Dopo lo farai anche a me, vero, François?" aveva detto allora
Richard.
"Anch'io!" aveva gridato Tommy.
E così si erano messi in fila per essere serviti. Alla fine tutti
avevano molti meno capelli, qualcuno aveva ricevuto qualche sforbiciata più
del dovuto, non tutti mostravano una sfumatura diritta sulla nuca, ma, per
lo meno, si sentivano freschi e molto più in ordine.
"Credo che dovremmo farlo più spesso" sentenziò Richard.
"Beh, qua siamo liberi di tenere i capelli come vogliamo, no?" si
affrettò a dire Kevin che aveva dovuto lottare parecchio in passato per
portare i capelli nel modo che più gli piaceva.
"Certo, anche se per igiene e comodità dovremmo cercare di
accorciarli spesso!" precisò Richard facendogli l'occhiolino.
"A me stanno bene corti!" disse Mike che sfoggiava un bel taglio
militare, anche se in qualche zona della testa i capelli erano un poco più
corti e in qualche altra più lunghi. Il tagliatore non era ancora
esperto, ma si sarebbe certamente affinato.
Da quel giorno François e Kevin tagliarono periodicamente i
capelli a tutti, secondo i desideri di ciascuno e nel rispetto delle norme
di igiene e ordine stabilite da Richard. Norme che consistevano
essenzialmente nel fatto che a Kevin era consentito portare i capelli della
lunghezza voluta, mentre tutti gli altri, Richard compreso, dovevano avere
le orecchie e la nuca scoperte.
Per la barba il problema era circoscritto a Richard e Mike cui
cresceva su quasi tutta la faccia e a Kevin che aveva solo una peluria che
gli allungava le basette e segnava un poco il labbro superiore. Per tutti
gli altri era un problema che si sarebbe presentato in un futuro più o
meno lontano. I tre avevano a disposizione pochissimo sapone da barba, un
paio di pennelli di tasso e due rasoi a mano. L'unico in grado di radersi
era Richard. A Mike la barba era spuntata tutta insieme negli ultimi mesi e
Kevin non si era mai rasato da solo, ma era sempre ricorso ad un barbiere.
Per evitare di consumare il poco sapone e per una certa inesperienza,
furono d'accordo a lasciarsi crescere la barba, anche se l'avrebbero curata
e spuntata per non trasformarsi in uomini delle caverne.
Quella di Richard era bionda e morbida e solo un po' arricciata,
proprio come i suoi capelli, e Kevin ci si perdeva estasiato ogni volta che
si metteva a curarla oppure a baciarla. A Mike invece cresceva un groviglio
di peli rossicci che François spuntava quasi giornalmente, anche lui
alternando sforbiciate e baci. Le basette e i radi baffi di Kevin invece
erano gli unici ad essere rasati settimanalmente da Richard che dedicava
una buona parte della domenica mattina ad accarezzare le guance rosee del
suo innamorato, dopo averle offese con il rasoio, dato che il sapone era
finito da tempo.
La cura di capelli e barbe proseguì con queste poche formalità
fino a quel giorno, poco prima di Natale, quando François annunciò
che per quella festa, secondo lui, si dovesse fare qualcosa di speciale.
"Dobbiamo essere ordinati, quindi, amore mio, ti voglio senza barba e
anche tu Richard dovresti tornare a mostrarci la tua bella faccia!"
I due interpellati si guardarono smarriti: non ci si taglia la barba
con tanta facilità dopo averla portata per mesi.
"E poi anche Terry e Angelo dovrebbero pulirsi un poco!" incalzò
François "Mi sa che è arrivato il momento anche per voi, siete
diventati grandi!"
Da qualche settimana ai due era spuntato più di qualche pelo in
faccia e specialmente Angelo aveva un segno scuro sul labbro inferiore e
lungo le guance che gli allungava le basette e lo faceva sembrare un po' un
gigolo.
Ovviamente i due furono orgogliosi di quell'osservazione e Angelo
arrossì, fino quasi a commuoversi.
Joel che gli era vicino lo guardò quasi senza capire, poi, a
scanso di equivoci, l'abbracciò.
"Per me non se ne parla fino all'anno prossimo, vero?" disse,
strappando un sorriso al suo compagno.
"Anche più di un anno, piccolo! E se non smetti di sperare, ti
accadrà più in fretta di quanto non credi" lo prese in giro
François.
Natale, dunque e al pari di Halloween, sarebbe stata una faccenda
seria che andava affrontata con molta attenzione. E il primo problema fu
quello dell'albero:
"Non abbiamo abeti, come si fa?"
"E a Venture Island non c'è niente che gli somigli!"
"Neppure da lontano!"
"Vedrete che qualcosa troveremo, vero amore?"
"Non posso costruire un abete che sembri davvero un abete!"
Questo era il dialogo che si ripeteva da settimane e la conclusione
era sempre di Mike che cercava di sottrarsi alle richieste sempre più
pressanti di François e degli altri.
Alla fine lo convinsero, con le buone e con le cattive. Mike ripulì
il solito tronco dritto di albero del pane, lo liberò del fogliame e di
quasi tutti i rami. Poi lo piantarono davanti alla casa.
L'arte e la perizia del mastro carpentiere furono utili per inventare
e realizzare i rami che erano abbastanza simili a quelli di un vero
abete. E in questo li aiutò la fantasia e la voglia che avevano di
festeggiare il loro Natale, com'era stato per Halloween. L'albero fu
decorato con fiori e frutti che dovevano essere sostituiti ogni giorno con
altri più freschi e fu inaugurato la mattina della vigilia alla presenza
della popolazione di Venture Island. Nove paia di occhi, alcuni come sempre
pieni di lacrime, altri meno, ma ugualmente emozionati, esplorarono
quell'albero che, come già il pellicano del ringraziamento era divenuto
un vero tacchino, si trasformò in un abete degno di un bosco del
Vermont.
Era proprio un albero di Natale, se non ci si avvicinava troppo,
tanto da scoprire che i rami erano legati al tronco con il sartiame della
Venture e che in realtà erano paletti coperti di muschio, cioè quanto
di più simile avevano trovato al fogliame di un abete. Per il resto i
fiori e i frutti dell'isola erano una decorazione abbastanza colorata e
plausibile per un albero di Natale. Il resto lo fece la loro fantasia. Solo
per le luci non c'era stato nulla da fare. Non ne avevano. Convinsero
Richard a sacrificare un'altra delle preziose candele per quella sera
speciale, quando avrebbero pregato e poi giocato insieme.
L'avrebbero lasciata accesa davanti all'albero, perché Babbo
Natale, che certamente non avrebbe scordato la loro isola sperduta, capisse
che quello era il posto per lasciare i doni che portava sulla sua slitta.
"Una slitta all'equatore? Le renne moriranno di caldo!" sentenziò
Kevin, sentendo François che ne parlava con Tommy.
Ma anche quella era una scena, perché i regali di tutti a tutti
erano pronti da giorni, in un susseguirsi di bisbigli e segreti e finte
corse alla latrina, oppure raccolte inaspettate di uova dalla riserva e
partite di pesca improvvisate per ritrovarsi da soli e preparare il regalo,
che fosse una sorpresa per i compagni.
Quando fu ora di dormire, ciascuno diede il tempo agli altri per
sistemare i propri regali. L'ultimo a salire fu Richard che, data una
fugace occhiata al mucchio di oggetti che si era creato ai piedi
dell'albero di Natale, considerò prudente legare Hook un po' lontano,
dato che certamente molti dei doni erano commestibili e risultavano
piuttosto attraenti per lo smisurato appetito del decimo cittadino di
Venture Island.
25 dicembre 1950
La mattina di Natale il primo a scendere, proprio perché non
riusciva più ad aspettare, fu Tommy, seguito dai tre e da Mike anche lui
curioso dei regali che avrebbe trovato. Kevin si precipitò di sotto
subito dietro di lui a scoprire la sorpresa di Richard.
Furono tutti contenti, soprattutto Mike che inaspettatamente apprezzò
il regalo dei tre, perché i tre diavoli gli avevano costruito un
bellissimo arco e delle frecce. Joel aveva saputo da François che quello
era uno dei desideri di Mike, così, facendo finta di averlo indovinato,
ne conquistarono il cuore e la benevolenza, fino alla prossima marachella.
Il pranzo fu dedicato alla cucina tongana di cui François ormai
padroneggiava le specialità. Dal tronco di alcune piccole piante di
cocco ricavò una ricca insalata, fatta di cuori di palma. Cucinò
nell'umu, il forno interrato, alcune radici, qualcosa che assomigliava alle
patate dolci e poi tanti frutti dell'albero del pane. Usò la polpa dei
cocchi maturi, grattata e spremuta, per ricavare una crema con cui condì
il pesce, la verdura e la frutta.
Arrostirono dei polipi e anche un pellicano, suo malgrado, partecipò
al pranzo assieme a molti pesci.
Sfidando gli ammonimenti e le paure di François e di Angelo, Mike
e Terry si erano immersi per strappare al fondo della laguna alcune grosse
tridacne. François le aveva marinate immergendo la polpa nella crema di
cocco e le aveva servite nelle loro stesse valve. Anche crostacei, granchi
ed altre conchiglie decoravano la tavola. Angelo si era sbizzarrito con i
fiori. Ce n'erano migliaia e tutti rossi, come fosse una tovaglia.
Per dolce il cuoco aveva preparato una specie di pudding, fatto con
il frutto dell'albero del pane che aveva cotto e poi impastato e avvolto in
foglie di banana e quindi coperto con una crema di cocco e una specie di
zucchero ottenuto dalla cottura dei frutti più maturi.
Quando ebbero mangiato tutto, ma proprio tutto e perfino Hook poté
dirsi sazio e appagato, se ne andarono alla spiaggia. Tommy correva dietro
al cane che era felice di quelle attenzioni, poi Hook imboccò il
sentiero che scendeva al mare e Tommy dietro di lui. Richard, che aveva
voglia di camminare, prese a braccetto Kevin, poi mise il braccio sulle
spalle di Manuel e si avviò. Terry, Angelo e Joel li seguirono. Erano il
solito groviglio, scherzavano e ridevano ad ogni passo. François e Mike
se ne stavano dietro a tutti e si baciavano con passione, riuscendo però
a tenere il passo.
Quando sbucarono da dietro alla roccia, gli si presentò uno
spettacolo magnifico e inquietante. Buona parte del cielo era serena, di un
celeste che sfumava all'azzurro, ma sopra l'orizzonte si alzavano banchi di
nuvole scure che tra non molto avrebbero coperto il sole. Nella laguna il
mare era verde, ma fuori, al di là della scogliera, aveva cominciato a
spumeggiare per il vento che stava alzandosi e aveva il colore blu del mare
profondo. Più lontano, dove le nuvole avevano già coperto il sole, il
mare era del colore del piombo.
"Sta arrivando una tempesta!" sentenziò Kevin guardando lontano. E
tutti gli diedero ragione.
Tommy si avvicinò a Richard, i tre si strinsero tra loro, poi si
avvicinarono a Mike. François era pensieroso.
"Fortuna che siamo qua, chissà come sarà brutto là in
mezzo!" fece Angelo indicando il mare aperto.
"Una tempesta è sempre una brutta cosa!" sentenziò Richard.
Intanto François si era allontanato dagli altri, camminando fino
alla riva. Si abbassò fino a bagnarsi le dita nell'acqua di mare, poi se
le passò sulle labbra.
"Sembra amara, è come se stesse preparandosi a farci del male!"
"Ma noi siamo su un'isola, la casa e la mangrovia ci ripareranno, non
è vero, papà?" chiese Joel.
"Non abbiamo proprio nulla da temere!"
TBC
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