Date: Mon, 6 Jan 2014 10:30:53 +0100
From: Lenny Bruce <lennybruce55@gmail.com>
Subject: L'Isola del Rifugio 15
DISCLAIMER: The following story is a fictional account of young teenage
boys who are in love. There are references and graphic descriptions of gay
sex involving minors, and anyone who is uncomfortable with this should
obviously not be reading it. All characters are fictional and any
resemblance to real people is purely coincidental. Although the story takes
place in actual locations and establishments, the author takes full
responsibility for all events described and these are not in any way meant
to reflect the activities of real individuals or institutions. The author
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Questo è il sedicesimo dei diciotto capitoli che compongono il romanzo.
CAPITOLO 16 - Il cielo di Venture Island
Le masse di nuvole scure raggiunsero l'isola quando erano appena
ritornati al campo. Il cielo si oscurò, si fece grigio e minaccioso,
anticipando di molto il tramonto. Il fragore delle onde aumentò e il
rumore del vento prevalse su quello della cascata.
La tempesta prometteva di essere violenta e così trascorsero il
resto del tempo legando ed assicurando agli alberi, fissando per terra,
tutto quello che c'era in giro nel campo e che non potevano portarsi in
casa. Protessero meglio che potevano anche la brace del fuoco, la coprirono
con delle pietre piatte, come se fosse un forno da sigillare.
François aveva avuto ragione, pareva che il mare e il cielo
fossero d'accordo per far loro del male.
Presto cominciarono a cadere le prime, grosse gocce di
pioggia. L'acqua era così fredda che li fece rabbrividire.
Corsero a ripararsi in casa e tutti diedero un ultimo sguardo
all'albero di Natale che probabilmente non avrebbero ritrovato dopo il
passaggio della tempesta.
L'ultimo a salire fu Richard che lanciando uno sguardo di sotto colse
nell'espressione di Hook un'implorazione a non lasciarlo là sotto tutto
solo. Non se la sentì di abbandonarlo fuori per quella notte, allora
tornò giù e lo prese fra le braccia. Provò a risalire tenendolo
stretto, ma precipitarono subito sull'erba morbida con grande allegria di
Hook. Tentò di spingerlo su per la scala, ma il cane era troppo
spaventato all'idea di arrampicarsi. Provò a caricarselo sulle spalle,
ma Hook pesava troppo, anche per quelle braccia forti e allenate. Allora
chiamò Mike, perché l'aiutasse ad issarlo in casa.
Alla fine furono tutti al sicuro, compreso il cagnone che, negli
spazi ridotti della casa, apparve subito più grosso e ingombrante di
quanto non fosse di solito. Nessuno però se la sentì di rispedirlo di
sotto.
Dovettero sigillare le serrande per evitare che la pioggia penetrasse
in casa e così rimasero al buio prima ancora che fosse davvero notte.
Si misero in cerchio, stretti e vicini per darsi calore e
coraggio. Il vento prese a turbinare sempre più forte, mentre la pioggia
batteva violenta sul tetto, passando tra i rami e le foglie della
mangrovia. Era ormai certo che attorno a loro si stava scatenando la
tempesta più intensa che si fosse abbattuta su Venture Island dal loro
arrivo, forse più violenta di quella che aveva causato il naufragio.
Sebbene fossero protetti dalla chioma dell'albero e dalle pareti
della casa che erano ben solide, si sentirono minacciati e presto furono
spaventati da quella furia. Sotto sotto però, sapevano di essere difesi
da un riparo sicuro, tutti meno Richard che non riusciva a scacciare l'idea
che un fulmine potesse colpire la mangrovia.
Il fatto che l'albero fosse là da un migliaio di anni e avesse
visto tempeste anche più violente di quella, non riusciva a
calmarlo. Però si guardò bene dal manifestare le proprie paure. Che
lui stesso era abbastanza razionale da trovare eccessive
Dapprima cantarono e pregarono tutti insieme, con un ardore speciale,
perché François, definitivamente parroco di Venture Island, dette il
meglio di se stesso. Dopotutto era Natale.
Quando ebbero assolto quel compito, una formalità necessaria,
pensò Richard che ormai non si sottraeva più e partecipava con quanta
più convinzione potesse, restarono per un po' in silenzio, rischiando
quasi di addormentarsi, perché in casa s'era sempre più buio e non ci
si vedeva se non per il bagliore di qualche lampo che squarciava il cielo e
l'oscurità, penetrando tra il fogliame, fino alla radura e poi
attraverso qualche feritoia della casa. Perciò il loro non era un vero e
proprio guardarsi o cercarsi con gli occhi, ma la coscienza, il sapere che
accanto si aveva la persona amata, amica, fedele, pronta a dare conforto
anche solo con la sua presenza.
E questo valeva almeno quanto il vedersi davvero.
Il fragore, ciò che percepivano nel loro rifugio, non accennava a
diminuire. Era ormai un unico rumore, difficile da analizzare, formato dal
ruggito del vento, dal martellare della pioggia, dal rimbombo sordo del
mare, dal ripetuto boato dei tuoni.
I piccoli, più apertamente impauriti, si strinsero agli altri,
grati del calore e della vicinanza dei grandi, i quali non erano meno
intimoriti, ma si sforzavano nel farsi e fare coraggio.
Lentamente si abituarono al frastuono e a tutto quello che la natura
stava mettendo in scena attorno a loro. E, dato che forse lo stava facendo
per spaventarli, decisero che non si sarebbero lasciati sopraffare. Perciò
smisero di ascoltare.
"É solo per metterci paura!" urlò François, dopo un tuono
più forte degli altri "Lo fa per impaurirci!"
"Chi...?" chiese Tommy allarmato.
Fu poco più che un bisbiglio, ma l'udirono tutti, perché in
quel momento anche il vento si placò, ma fu solo per un momento.
"È lo spirito dell'isola. Ha reso amaro il mare e ancora più
forte il vento" spiegò François tutto serio, come se stesse riferendo
una cosa proprio vera, appresa quella mattina leggendo il giornale, e non
una balla che aveva incominciato ad elaborare un paio d'ore prima sulla
spiaggia "È lui, il vero padrone di Venture Island, che prima ci ha
sbattuti contro gli scogli con la Venture e poi, visto che non siamo morti
come sperava, vuole spaventarci per convincerci ad andarcene!"
"E chi sarebbe questo padrone dell'isola?" era la voce di Joel,
ridotta ad un sussurro, come quella di Tommy, perché Joel credeva ad
ogni parola detta da François. Sempre e in ogni caso.
"Eh... chi è... chi c'è sull'isola oltre a noi?" questa era la
voce di Angelo, anzi la sua vocina, quella che aveva dimenticato di aver
avuto fino a qualche mese prima. Anche lui credeva sempre a François.
Distrarli e incuriosirli era l'obiettivo del ragazzo, averli anche
spaventati era una provocazione per la sua fantasia, così decise di
andare avanti.
"Ha reso amara l'acqua del mare, non può essere che opera sua, lui
è il Padrone dell'isola ed è una creatura che vive nella cavità
della montagna. È enorme!" urlò, facendo sobbalzare tutti "E quando
si arrabbia scoppia la burrasca, quella vera, come questa. O come quando
vide passare la Venture, così vicina all'isola. Decise di punirci,
voleva ucciderci scatenando la peggiore tempesta che si fosse mai vista da
queste parti. Però sbagliò qualcosa, perché non solo noi non siamo
morti tutti, ma siamo venuti sulla sua isola ad usurpargli le Tommy's Falls
che sono il posto cui tiene di più.
"E perché tiene tanto alle Tommy's Falls?"
"Lui è nato proprio qua, sorgendo dall'acqua spumeggiante della
cascata" inventò François ormai senza più ritegno, mentre Richard
e Kevin ridacchiavano, protetti dall'oscurità e dal rumore "Ma contro di
noi non può fare nulla" proseguì lui, pensando che fosse meglio
tranquillizzarli un po'.
"E perché non può far nulla?" chiese inaspettatamente Mike, cui
era sfuggito che François stava scherzando.
"Non può farci niente" proseguì François "perché... "e si
bloccò, perché non gli veniva in mente niente.
"Dai adesso possiamo dirglielo. È passato tanto tempo!" fece
Kevin, facendo il misterioso.
"Diglielo, François" lo soccorse Richard "digli del fuoco!"
"Che c'entra il fuoco?"
"È stato perché abbiamo acceso il fuoco a Venture Island!"
rivelò finalmente Richard correndo in soccorso di François la cui
storia si era un po' arenata.
"Già..." e François tirò un sospiro di sollievo, non prima
di aver dato un pizzicotto a Kevin che rischiava di guastargli tutta la
storia "Papà Richard ha ragione. È arrivato il momento di
dirvelo. Per il padrone dell'isola il fuoco è il mistero, una cosa che
qua non esisteva prima del nostro arrivo. Tutti hanno paura di ciò che
non conoscono e il fuoco è un elemento che lui non conosce e che quindi
lo spaventa, lo terrorizza. Finché il fuoco resterà acceso, non potrà
più avvicinarsi alle Tommy's Falls, né soprattutto potrà cacciarci
dall'isola. Per questo è così arrabbiato con noi e manda
continuamente vento e tempesta e piogge torrenziali e soprattutto tutta
quella umidità. Lo fa perché cerca di spegnerlo, vuole allontanarci,
ma non ci riesce, perché siamo più furbi e non ce la farà mai a
mandarci via, almeno finché non lo decideremo noi!"
"Ma... allora... quando sono caduto nello sfiatatoio..." fece Tommy
tremando, per l'idea improvvisa che gli era venuta.
"Quello è stato il momento in cui si è spaventato di più,
perché sei finito proprio in una delle sue narici..." fece Kevin con
noncuranza "e gli hai fatto un gran prurito!"
Fu allora che Angelo si mise a ridere.
Prima c'era stato solo qualche risolino da parte di Terry e Manuel,
indecisi se credere o meno a quella storia, poi la risata di Angelo e
quella più contagiosa di François che ruppe il silenzio. Finalmente
anche Mike si scosse, capendo che stavano scherzando e che l'isola era
abitata soltanto da loro.
"Brutto cattivo, non mi spaventi!" urlò invece Tommy, balzando in
piedi, perché lui ci credeva ancora "Vieni, fatti vedere, io quella
volta ti ho fatto solo il prurito, ma ti posso..."
Qualcuno, Terry di sicuro, fischiò, un altro, certamente Joel,
fece il solletico contemporaneamente a Tommy e ad Angelo e così finì
la paura, anche quella che provavano per la tempesta e cominciarono a
scherzare com'erano abituati a fare. La tensione si sciolse, anche se Mike
li preferiva spaventati. Finalmente Richard non pensò più che un
fulmine potesse colpire la mangrovia e sfruttando il buio abbracciò
Kevin in un modo che, se si fosse visto qualcosa, avrebbe certamente
evitato.
A quel punto nella casa ci fu un po' di movimento, cui Hook contribuì
parecchio, schiaffeggiando con la coda chi era a tiro, leccando in giro
tutto il possibile e dando spintoni con il muso, un intervallo di tempo che
Richard e Kevin sfruttarono per scambiarsi un altro lunghissimo bacio e
qualche carezza molto ardita, incuranti del baccano che c'era dentro e
fuori.
Quando riuscirono a calmarsi, più o meno tutti persuasero
François a raccontare un'altra storia, una di quelle con i fantasmi, con
cui sua nonna usava spaventarlo e che a lui piacevano tanto. Da quello che
raccontava, sua nonna era stata una vecchia haitiana dal nome terribilmente
complicato, tanto che forse era inventato anche quello, assieme alle storie
che raccontava e alla nonna stessa che probabilmente era stata una
tranquilla vecchietta, poco incline a immaginare storie che spaventavano i
bambini.
Cominciò a parlare, inventando sul momento, complicando i fatti
con particolari impensabili, aggiungendo rumori, facendo a meno di smorfie
e gesti, ma ottenendo ugualmente il risultato di spaventarli tutti. E
riuscì anche a distrarli e divertirli e conquistò l'attenzione
ipnotica di Mike. Quella era la cosa cui teneva di più.
Già la prima storia si intrecciò con un'altra che si complicò
con una terza e con un'altra ancora, fino a perdersi in un groviglio di
fatti.
Quando parve che tutto convergesse verso una conclusione, François
li lasciò con il fiato sospeso, rimandandoli per il finale alla prossima
tempesta e allora un po' per gioco e un po' sul serio, volevano gettarlo di
sotto a bagnarsi. E che il vento se lo portasse via con tutte le sue
storie, bisbigliò Joel, stizzito.
Mike intervenne a riportare la calma e soprattutto provò a
convincere François a spiegare come andavano a finire tutte le
storie. La conclusione fu soddisfacente, considerato quanto era stato
complesso il dipanarsi.
Poi fecero qualcuno dei giochi che si possono fare quando si è
costretti a stare seduti attorno a un tavolo. Loro erano sempre al buio,
perciò dovettero eliminarne un bel po', ma qualcosa rimase e passarono
altro tempo, finché ad uno ad uno cominciarono a cadere dal sonno.
Se ne andarono a dormire, cercando di ignorare il rumore della
tempesta. Si sistemarono nei letti, crollando nel sonno pesante della
stanchezza, ma anche della tranquillità, nonostante l'inferno che gli si
scatenava attorno.
Tommy fu il primo a sentire quel suono.
Era trascorso abbastanza tempo da quando si erano messi a letto,
perché tutti dormissero profondamente.
Dapprima fu come un sibilo, molto acuto, che cominciò da lontano e
finì per sovrastare anche il fragore della tempesta. La coltre di nubi
oscurava la luna, perciò nessuna luce passava attraverso le fessure e
gli interstizi tra le tavole delle pareti. Il suono però fu così
penetrante da svegliare il piccolo.
"Papà, papà, Manuel, svegliatevi, papà... Richard!" fece,
mezzo mormorando, mezzo gridando, tirando il braccio del compagno,
voltandosi verso Richard per strattonarlo.
"Che c'è... eh?" Manuel bisbigliò, ancora addormentato e senza
aprire gli occhi, ma si sentì scuotere forte "non ti senti bene?" gli
disse, temendo un incubo, dopo tanto tempo. Poi capì.
"Ascolta, lo senti? Che cos'è?" chiese Tommy, piagnucolando
spaventato.
Anche Richard l'aveva sentito e s'era svegliato. Più su nella casa
Terry scosse Angelo e Joel. Kevin si era messo a sedere sul letto, con gli
occhi sbarrati. Guardava atterrito nella direzione dove sapeva che c'era
Richard.
Il fragore arrivava dalla parte della cascata ed era come un ruggito,
assordante. Ma era meccanico, innaturale, inimmaginabile sull'isola. Passò
sopra la casa e si concluse, pochi secondi dopo, con uno schianto in
direzione della laguna.
"Veniva di là... è finito sulla spiaggia..." mormorò Kevin,
facendo un segno che nessuno avrebbe visto, se non immaginandolo "veniva di
là" ripeté "sembrava... era come un incidente stradale!"
"Si... e con chi si è scontrato?" disse François.
"Forse con il fantasma della 'Venture' guidata dal genio dell'isola!"
aggiunse Mike trovando inaspettatamente la forza di scherzare.
"Ma chi era? Sembrava un camion di quelli grandi!"
"No... no... era un aeroplano! Che è precipitato!" disse Terry
risoluto.
"Se qualcuno cercava di volare con questo tempo, doveva essere
disperato! Avrà perso l'orientamento ed è finito fuori rotta..."
considerò Richard "andremo a vedere appena fa giorno! Potrebbero esserci
dei feriti!"
"Perché non ci andiamo adesso?" fece Terry impaziente.
"No, ragazzo! Non aiuteresti nessuno se ti facessi male o ti
perdessi. Il terreno è scivoloso e poi è buio e il vento è ancora
troppo forte. Potremmo finire in acqua senza neppure
accorgercene. Aspetteremo fino a che muoverci non sia pericoloso. Farà
presto giorno!"
Ormai erano tutti svegli e in agitazione. Curiosità ed eccitazione
per la novità resero impossibile anche pensare di
riaddormentarsi. Discussero sino all'alba di cosa potesse aver causato quei
suoni misteriosi.
Lentamente, con il sorgere del giorno, la pioggia smise di cadere e
il vento si ridusse fino ad essere la solita brezza che spazzava
incessantemente l'isola. Una luce pallida cominciò a filtrare dalle
fessure delle serrande. Mike ne aprì una verso oriente.
Lo spettacolo che poterono vedere fu incantevole ed inquietante. La
luce dell'alba colorava appena il cielo, mentre una foschia densa e bassa
si alzava dal lago invadendo la radura e lasciando la casa come sospesa tra
le nuvole. Poi un'improvvisa raffica di vento liberò la vista, rivelando
il lago e disperdendo il vapore, allora nello spiazzo apparvero un'infinità
di foglie cadute e rami spezzati. Per fortuna tutte le loro attrezzature,
saldamente ancorate al terreno e ben difese, erano sopravvissute anche a
questa tempesta.
"E il fuoco?" chiese la vocina di Tommy, forse preoccupato per
l'orco.
"Sarà sicuramente acceso, bimbo, l'abbiamo coperto a dovere!" lo
rassicurò Mike.
Finalmente cominciarono a sentirsi gli uccelli che avevano preso
coraggio e annunciavano la nuova giornata. Il mormorio della cascata tornò
ad essere il rumore prevalente al quale erano tanto abituati da non udirlo
più.
Hook era il più impaziente di uscire e saltò giù con molti
meno problemi che per salire. Mike e Terry lo seguirono, ignorando il fango
che gli impiastricciava i piedi e le gambe. Cominciarono subito a preparare
corde, pale e il pronto soccorso per la spedizione verso la spiaggia. Anche
gli altri furono subito pronti a muoversi, ansiosi di andare a vedere cosa
fosse realmente accaduto.
Quando giunsero alla laguna, il sole aveva disperso la foschia e il
panorama era tornato pulito e dei soliti, sorprendenti colori.
Terry era il più impaziente e guidava la fila, precedendo gli
altri, quando giunse alla laguna si bloccò di colpo.
"Ehi, guardate" urlò eccitato puntando il dito verso nord
"guardate là!"
Circa a metà del promontorio settentrionale la vegetazione pareva
come interrotta, c'era una cavità e, come incastrato tra gli alberi,
spuntava qualcosa di assolutamente insolito per Venture Island.
"Ma è un aeroplano!" esclamò Tommy saltando su una pietra per
vedere meglio.
"Ecco cos'era!"
"E si è schiantato!" disse Kevin preoccupato.
"Vedete muoversi qualcuno?" chiese Richard strizzando gli occhi.
"No, ma siamo ancora troppo lontani" replicò Mike "avviciniamoci."
Un piccolo aeroplano era andato a conficcarsi con il muso nella
barriera verde aprendola come un coltello e andando a finire contro una
duna appena oltre il limite della vegetazione. Era rimasto come sospeso a
mezz'aria, la parte anteriore della fusoliera era penetrata fra gli alberi,
la coda spuntava intatta dal muro verde. Non c'era ancora modo di capire
quante persone ci fossero a bordo, né se qualcuno fosse sopravvissuto.
"Ma come ha fatto ad atterrare?"
"Non è atterrato, quello è un idrovolante" sentenziò Terry
"Non vedete il galleggiante?"
"Non dovrebbe averne due?"
"No, perché è un Violet Cloud!"
"Eh...? Cos'è?"
"Mi sembra un Violet Cloud..." spiegò Terry che, come tutti
sapevano, aveva una vera passione per gli aerei, oltre che per le navi "ma
si, è proprio lui, Dio mio, non credevo di poterne mai vedere uno vero!"
"E che ha di strano?"
"Ne furono costruiti pochissimi" continuò Terry che adesso saltava
per l'eccitazione "è proprio lui, adesso lo riconosco. Ha il
galleggiante centrale e la forma della coda è particolare" disse
esaltato "è un grosso idrovolante giapponese" e continuò a dare
informazioni, sebbene nessuno più gli prestasse attenzione, essendo
tutti molto emozionati all'idea che fosse accaduto qualcosa di così
imprevisto a Venture Island.
Solo Joel l'ascoltava e lui riversò sul suo ex rivale, ora
complice totale in amore e in ogni avventura, il resto delle conoscenze
sugli idrovolanti giapponesi.
"È un Kawanishi E15K Shiun. Shiun in giapponese vuol dire nuvola
viola..."
"E tu sai parlare anche il giapponese?" chiese Joel che non scherzava
per niente.
"No, ma queste cose le so! E so anche che durante la guerra noi lo
chiamavamo 'Norm'!"
"Perché 'Norm'?"
"L'aviazione americana aveva creato un codice. Dava agli aerei e agli
idrovolanti da combattimento e da ricognizione soltanto nomi maschili, ai
bombardieri nomi femminili. E dava nomi femminili che cominciavano con la
'T' solo agli aerei da trasporto, nomi d'albero per gli aerei di
addestramento e nomi di uccelli agli alianti!"
"Diavolo... ne sai di cose strane!" fece Joel sempre più
meravigliato.
"Già..." disse Terry, affettando un'aria saccente "ma... io per
quanto ne sapevo io... beh... ne furono costruiti soltanto quindici e ho
letto che li avevamo abbattuti tutti. Evidentemente non è così,
almeno uno s'è salvato... però era un aereo troppo lento... non
riusciva a star dietro ai nostri" aggiunse con noncuranza.
"Ehi, Terry... ma... ma tu credi che quelli siano giapponesi?" chiese
allora Tommy interessato, ma anche preoccupato.
La guerra era finita da troppo poco e si raccontavano brutte storie
sulle isole del Pacifico. Si parlava di soldati giapponesi che non si erano
ancora arresi alle forze americane anche quattro anni dopo la fine della
guerra.
"Boh, non lo so proprio! Chissà..."
"Chiunque siano, dobbiamo soccorrerli!" tagliò corto Kevin.
"Già e facciamo in fretta!" fece allora Terry risoluto,
rimettendosi a correre avanti a tutti, seguito da Richard, Manuel e
ovviamente da Tommy.
"Teddy! Teddy! C'è qualcuno, sta arrivando qualcuno" udirono
urlare quando furono abbastanza vicini.
Erano parole inglesi, ma dette con una pronuncia e una cadenza
assolutamente nuove per loro.
Il primo a vederli fu Terry e, prima ancora di guardarli in faccia,
capì che erano fratelli. Non avrebbe saputo spiegarlo, ma gli parve che
dovesse essere per forza così, forse era il modo con cui stavano
abbracciati o per come il più piccolo guardava il grande. E soprattutto
per il modo con cui quello che pareva il maggiore si disponeva a
difenderlo.
Stavano sotto la coda dell'idrovolante, nascosti dal grande
galleggiante, due ragazzini abbracciati e tremanti. Il più grande stava
urlando la sua paura proprio nell'orecchio dell'altro.
Indossavano pantaloni e camicie che erano stati bianchi, ma che ora
erano coperti di macchie d'erba e di grasso. Non erano di razza bianca, per
la carnagione scura e soprattutto per gli occhi a mandorla. Avevano
capelli neri e lisci, tagliati corti.
A dire il vero, somigliavano un po' a Chris e un po' a Manuel.
I due si guardarono attorno smarriti e non avevano tutti i torti,
perché davanti a loro c'era ora un ragazzo di pelle scura e tratti
marcati che si era avvicinato con movimenti agili, saltando da una duna
all'altra. Indossava soltanto dei pantaloncini colorati e aveva una corda a
tracolla, in mano brandiva una pala e, da come la muoveva, pareva che la
roteasse. Così veloce che avrebbe potuto colpirli. E forse stava per
farlo.
"Ehi, venite a vedere chi c'è qua!" fece Terry voltandosi a
parlare con chi lo seguiva.
Finalmente apparvero anche altri ragazzi, dall'aspetto più
pacifico. Uno che pareva avere undici o dodici anni, con la pelle chiara e
i capelli neri, sorrideva deliziato, un altro, che doveva avere un paio di
anni in più, aveva la pelle colore del bronzo e li guardava incuriosito,
infine ce n'era uno molto alto, il più vecchio di tutti, biondo e
decisamente americano che si stava grattando la testa e pareva preoccupato.
Non appena li vide, Tommy gli corse incontro.
"Benvenuti a Venture Island!" cominciò a gridare, prima ancora di
arrivargli vicino "State bene, ragazzi? Siete feriti? Avete avuto paura?"
Parlava, urlava entusiasta, sfoggiando un inconfondibile accento
americano, poi si inginocchiò per abbracciarli e baciarli senza alcun
imbarazzo.
Nonostante la posizione e i dolori che sentivano ovunque, i due
sorrisero per il sollievo d'aver trovato degli americani e non, come
avevano temuto in un primo tempo, forse vedendo Terry, dei selvaggi oppure
dei giapponesi, o chi sapevano di dover evitare.
Nei pochi secondi che occorsero a Tommy per raggiungerlo, Terry restò
senza parole, incantato a guardare quelle persone che erano le prime che
vedeva da molti mesi, a parte i suoi compagni. I due gli sembrarono davvero
piccoli, indifesi e anche magri. Guardandoli con più attenzione,
però, si accorse che non erano bambini, ma forse già adolescenti.
Li osservò meglio e solo così s'accorse che lo fissavano
terrorizzati.
Anche Manuel e Richard erano sbalorditi e solo Tommy non aveva
mostrato stupore, correndo senza esitazione a dare il benvenuto ai due.
Richard si sentì più tranquillo, quando vide che l'impeto di
Tommy era riuscito a far sorridere un poco i due ragazzi. Tommy per conto
suo non smetteva un momento di parlare, anzi di urlare, abbracciando a
turno i due, poi insieme, e baciandoli entusiasta.
"Io sono Tommy, ho dodici anni e quello è Terry e lui è
Manuel. Benvenuti a Venture Island! Come state ragazzi?" diceva e ripeteva
"Questo invece è papà... cioè Richard... il nostro capo che è
come se fosse il mio papà, anzi di tutti noi! Gli altri ragazzi sono un
po' indietro, perché François cammina ancora un po' piano. Si è
rotto la gamba nel naufragio, ma adesso è quasi guarito. E voi chi
siete? Parlate inglese? Quanti anni avete? Da dove venite?"
"Ehi... calma... parla piano, OK?" disse il più grande dei due.
"Tommy, fai piano, questi due sono appena sopravvissuti ad un
incidente aereo" gli disse calmo Terry "fagli almeno prendere fiato,
altrimenti non sopravvivranno a te!"
"Va bene, scusate" fece Tommy rendendosi finalmente conto delle
condizioni dei due "scusate, ma non abbiamo mai visto arrivare nessuno qua,
mai nessuno" e rise ancora, irresistibilmente contento. Tanto che i due si
misero a ridacchiare anche loro.
Poi finalmente il più grande riprese fiato.
"Io, io sono... mi chiamo Diego Gutierrez e questo è mio fratello
Teodoro. Quando era più piccolo lo chiamavamo Teddy, ma adesso lui non
vuole più. Siamo filippini di Manila e viaggiavamo con nostro padre,
stavamo volando verso l'Australia, quando siamo stati sorpresi dalla
tempesta. Papà pilotava l'aereo, ma non si è ancora svegliato!"
Richard, Terry e Manuel guardarono istintivamente verso la cabina di
pilotaggio dell'aereo e attraverso i vetri distinsero una figura, ripiegata
sulla cloche.
"Ho la sensazione che non si sveglierà più" bisbigliò Terry
a Manuel.
"Adesso andremo a dargli un'occhiata" disse allora Richard a voce
abbastanza alta per coprire le altre voci.
In quel momento arrivarono gli altri.
Diego e Teodoro guardarono sorpresi anche questi, perché infine si
ritrovarono circondati da nove ragazzi che evidentemente erano americani,
tutti non molto vestiti, ma abbastanza curati. I pochi indumenti che
indossavano erano puliti, tutti avevano i capelli pettinati e ben tagliati,
quelli a cui già cresceva, avevano la barba curata. Erano nutriti, ma
quello che più risaltava in loro era l'atteggiamento amichevole che gli
si leggeva negli occhi e questo rasserenò i nuovi arrivati.
Diego notò anche che si toccavano molto fra loro, si cercavano
continuamente, con le mani attorno ai fianchi, col capo posato sulle
spalle, con le carezze che si scambiavano, addirittura i baci che si
davano, le labbra che sfioravano la pelle dell'altro, in un atteggiamento
assolutamente disinvolto e privo di malizia. Fu una cosa che lo mise a
disagio, anche perché erano quasi nudi. Per alcuni, i pantaloncini che
indossavano, non coprivano che l'indispensabile. Diego notò anche che
loro non erano per nulla imbarazzati da quell'abbigliamento, anzi parevano
assolutamente a proprio agio.
Quell'atteggiamento per lui rappresentava un'assoluta novità. Ed
era sorprendente anche il colore della pelle, erano tutti molto abbronzati,
tranne quello con i capelli rossi che aveva conservato un colore chiaro,
quasi pallido.
"Siamo su quest'isola dal dieci di agosto, da quando la nostra nave
ha fatto naufragio e si è sfasciata sulla scogliera per una tempesta
molto simile a quella di stanotte" spiegò Richard "Ma vi racconteremo
tutto più tardi, adesso voglio sapere come state. Siete feriti? Vi fa
male da qualche parte?"
I due scossero la testa con convinzione, anche se gli occhi sgranati
di Teodoro dicevano che un po' di dolore da qualche parte doveva sentirlo.
"Sembrate infreddoliti" disse Kevin "toglietevi quei vestiti bagnati
e venire al sole. Vi riscalderete. Venite?"
Parecchie braccia vigorose, ma incredibilmente delicate nel tocco li
aiutarono ad alzarsi, per accompagnarli verso la sabbia bianca che era già
riscaldata da un bel sole luminoso.
Diego ed Teodoro, ancora confusi e smarriti, fecero resistenza.
"Ragazzi, vi sentirete subito meglio al sole" gli disse Richard
dolcemente "venite, non avete nulla da temere."
La voce calma di Richard compì il miracolo e i due finalmente
rasserenati si lasciarono condurre verso la spiaggia dove splendeva già
il sole. Kevin e François li aiutarono a togliersi le camicie e i
pantaloni. I due parevano imbarazzati dalla loro nudità, non essendo
abituati a stare svestiti di fronte ad altri.
Richard li esaminò con cura, ma anche con tanta delicatezza e li
scoprì soltanto pieni di lividi e abrasioni che si erano procurati
nell'impatto e poi nelle ore trascorse a cercare di difendersi dalla
tempesta. Teodoro aveva un bernoccolo sulla testa e una spellatura più
profonda ad un gomito che non era grave.
"Bene, non avete niente di serio e siete solo un po' stanchi" li
rassicurò, mentre assieme a François li disinfettava e li ripuliva
come poteva "Questi tagli dovrebbero rimarginarsi in qualche giorno, i
lividi scompariranno e tornerete belli com'eravate prima dell'incidente!
Per il momento, però, vi faranno un po' male" e accarezzò i capelli
del piccolo.
Lo shock e la tensione delle ultime dodici ore improvvisamente si
fecero sentire e gli occhi di Teodoro si riempirono di lacrime. Richard gli
circondò la spalla con il braccio e il ragazzino cominciò a
singhiozzare, evidentemente contento di poter piangere sul petto di
qualcuno che si prendesse cura di lui. Richard non smise d'accarezzarlo
dolcemente sulla schiena, mentre gli sussurrava parole che potessero in
qualche modo rassicurarlo e consolarlo. Diego, perché era più grande
e un po' si vergognava a mettersi a piangere davanti ad altri ragazzi della
sua età, cercò di ricacciare indietro le lacrime, finché
François non l'accarezzò sulla guancia.
"Piangere fa bene, piccolo" gli mormorò "Noi lo facciamo spesso
qua e non ci vergogniamo mai. Tu adesso hai qualche buon motivo per farlo,
credo. Ne hai passate tante, non è vero?"
E così Diego gli gettò le braccia al collo e cominciò a
singhiozzare anche lui.
Tommy si inginocchiò accanto a loro.
"Vedrai, Diego" disse, mentre anche lui piangeva "vedrai che tutto si
aggiusterà, fratello. Adesso ci prenderemo cura di voi! Noi siamo bravi,
vedrai!"
Diego si rese conto di quante premure ed attenzioni stessero
ricevendo. Si sentì sommerso da quelle espressioni d'affetto. Il calore
del corpo di François sulla cui spalla si era abbandonato, le carezze di
Tommy, che gli stavano regalando una serenità impensabile fino a pochi
minuti prima, le braccia forti che lo circondavano e lo proteggevano, la
presenza di tutti gli altri, silenziosi e rispettosi della tristezza e
dell'ansia sua e di Teodoro. Tutto questo gli fece capire che pur nella
loro sfortuna, in quella tremenda avventura, erano finiti nel miglior posto
possibile.
Decise di avere fiducia e pensò di potersi fidare, anche se era
ancora terrorizzato da quello che gli era accaduto e da ciò che poteva
riservargli il futuro. Se li avessero inseguiti, se li avessero trovati.
Fra le lacrime, raccontò a François che dopo l'urto avevano
lentamente ripreso conoscenza e si erano ritrovati nella cabina
dell'aeroplano, schiacciati sotto il guscio di vetro che per fortuna non si
era rotto. A poco a poco avevano cominciato a distinguere i particolari del
paesaggio attorno a loro, il contorno della laguna, illuminata a tratti dal
bagliore dei lampi e dalla luce della luna. Erano ancora saldamente legati
al sedile posteriore, quello del navigatore.
Quando il papà li aveva obbligati ad allacciarsi la cintura, si
erano perfino dispiaciuti, poi l'espressione spaventata dell'uomo, li aveva
convinti a non discutere. Il papà gli aveva passato un'altra cintura,
dicendo di metterla attorno al busto e di legarsi stretti alla
spalliera. Aveva gridato di stare attento a Teodoro. Per fortuna loro due
erano magri e si erano adattati all'unico sedile, costruito per ospitare un
adulto, anche se giapponese.
La tempesta era scoppiata dopo un'ora di volo ed era diventata sempre
più violenta. Allora la paura era diventata tanto forte da impedirgli di
respirare, mentre il vento li sballottava e li spingeva chissà dove. Ad
un certo punto il motore aveva cominciato a perdere colpi.
L'aereo aveva perso quota e nonostante i disperati tentativi del papà
di tenere il muso dell'idrovolante verso l'alto, la discesa era stata
sempre più veloce, fino al primo contatto con l'acqua. Erano rimbalzati
diverse volte sullo specchio della laguna, poi il Violet Cloud aveva fatto
come un salto sulla sabbia e infine c'era stato l'impatto con la
giungla. Poi era diventato tutto buio.
Erano svenuti, più per la paura che per la botta, e si erano
svegliati abbracciati, ma non sapevano quanto tempo dopo, anche se era
ancora scuro e il vento soffiava forte.
Teodoro si era messo a piangere e lui si era fatto coraggio per
nascondergli le sue lacrime. Pareva che non avessero ferite, anche se si
sentivano addosso un sacco di dolori, proprio in ogni parte del corpo.
Avevano battuto la testa, il piccolo sanguinava un poco dalla
fronte. Avevano slacciato la cintura e le cinghie e solo allora avevano
tentato di svegliare il padre che era davanti a loro, ma non aveva
risposto. L'avevano scrollato, ma l'uomo aveva solo scosso la testa, in un
modo strano, quasi indolente, piegandola avanti.
Un lampo aveva illuminato la scena e Diego, fortunatamente solo lui,
aveva notato che la testa del papà non aveva mai avuto un simile angolo
con il torace e che dalla bocca gli colava un poco di sangue. Non aveva
detto nulla al fratello, ma l'aveva convinto a lasciar dormire ancora un
po' il papà, almeno finché non facesse giorno, perché aveva
pilotato per ore e doveva essere distrutto dalla stanchezza.
Poi s'era ricordato di una raccomandazione che suo padre gli aveva
fatto spesso, che in caso di incidente ci si deve sempre allontanare da una
macchina o da aeroplano, perciò aveva cercato di aprire la parte del
guscio sopra di loro. Non era stato facile, ma alla fine ci era riuscito e
si erano calati per terra. Non sapevano dove andare ed avevano finito per
ripararsi sotto la fusoliera, cercando di proteggersi dalla pioggia e dal
vento, aspettando che facesse giorno in quell'inferno di vento e di acqua.
All'alba avevano udito le voci dei ragazzi che li avevano svegliati,
poi il calore del sole sulla pelle e dolore dovunque.
Nel frattempo Mike e Kevin si erano arrampicati fino alla cabina
dall'aeroplano e non ci avevano messo molto a capire che l'uomo, quella
figura malamente ripiegata sulla strumentazione dell'aereo, era una persona
morta.
Si guardarono sgomenti e poi un po' esitanti tornarono dov'erano gli
altri. Dovevano dire in qualche modo, ai due ragazzi, che loro padre era
morto.
Kevin richiamò l'attenzione di Richard.
"Manuel, vieni, prendi il mio posto" e quando ebbe affidato il pianto
di Teddy alle braccia amorevoli e affettuose di Manuel, si allontanò con
Kevin e l'ascoltò. Parlottò anche con Mike, circondato dagli altri
ragazzi, poi tornò verso il più grande dei due che era ancora tra le
braccia di François.
"Diego..." s'inginocchiò accanto e gli mise una mano sulla spalla
"credo che vostro padre sia morto" gli disse in modo che l'ascoltasse lui
solo "mi dispiace!"
Con gli occhi sempre pieni di lacrime, il ragazzo guardò verso il
fratello.
"Io... io lo sapevo, ma non ce l'ho fatta a dirlo a lui."
"Vuoi farlo ora, oppure vuoi che glielo dica io? Dobbiamo farlo
subito però" fece Richard.
"No, tocca a me" disse risoluto Diego, controllando il pianto. Si
alzò e andò verso il piccolo. Gli si inginocchiò davanti.
"Teddy, papà...!" gli disse cercando disperatamente di non
ricominciare a piangere.
"No, no, no, no..." Teodoro ripeteva monotono la parola, mentre
cercava disperatamente di sfuggire all'abbraccio forte di Manuel. Lo colpì
con i pugni, urlò, cercò di eludere la stretta così ferma eppure
sempre amorevole.
Poi smise di agitarsi e ricominciò a piangere, Diego l'accarezzò
e lo prese fra le sue braccia, aspettando che il pianto si calmasse.
I due ragazzi furono circondati dall'affetto di tutti che
istintivamente piansero insieme a loro.
I dolori che avevano sofferto, la morte di Chris, la terribile
esperienza del naufragio, le storie tragiche, vissute fino a pochi mesi
prima, era tutto troppo recente perché quel nuovo dolore non riaprisse
le ferite. Alcuni piansero, altri cercarono semplicemente di consolare
quelli che piangevano. Tutti erano addolorati.
Dopo un po', prima che fosse troppo difficile consolarli e
consolarsi, Richard si diede da fare e, con un po' d'acqua presa da una
borraccia, lavò le lacrime dalle guance di Diego, mentre Kevin fece lo
stesso con Teodoro.
"Adesso vi portiamo al campo" disse, cercando di smuovere un po'
tutti "vi faremo vedere la nostra casa. È là che viviamo. Per adesso
avete soltanto bisogno di mangiare qualcosa e anche di riposare. Poi
penseremo a come fare per seppellire il corpo di vostro padre. Noi
l'abbiamo già fatto con un nostro compagno che è morto nel naufragio
e anche per due marinai. Potremmo seppellirlo vicino a loro se volete."
I due avevano ascoltato per tutto il tempo.
"Si, Richard" disse Diego "faremo come dici tu."
"Siete cattolici?"
"Si."
"Anche noi lo siamo. Su quest'isola non c'è nessun altro, quindi
non potremmo trovare nessun prete, ma certamente potremo dare a vostro
padre una sepoltura decorosa."
"Grazie, Richard" disse Diego ancora piangendo, cercando di fermare
le lacrime. Anche Teodoro fece di si con la testa, ma si vedeva che era
distratto.
"Bene, ragazzi. Adesso andiamo! Qua non possiamo fare più
nulla. Torneremo più tardi."
Diego e Teodoro gettarono un'ultima occhiata al corpo del padre,
ancora imprigionato nell'abitacolo dell'aereo, poi il più grande prese
la mano del fratello.
Si avviarono sulla spiaggia, ma Teddy era sfinito e Mike lo prese in
spalla.
"Salta su, ragazzo, questa è la prima e l'ultima volta che farai
una cavalcata" disse, strappando un sorriso al piccolino "reggiti con le
gambe, si parte!" e cominciò a correre, seguito da tutti gli altri.
Giunsero in fretta alle Tommy's Falls che strapparono esclamazioni di
meraviglia ai due nuovi. Lo spettacolo gli apparve ovviamente affascinante.
Nonostante il terribile dispiacere per la morte del padre e lo
smarrimento per l'improvviso cambiamento subito dalla loro vita, i due
fratelli cominciarono, in un modo o nell'altro, a sentirsi al sicuro. E il
merito fu tutto delle cure e delle attenzioni ricevute dai ragazzi.
Nonostante fossero indicibilmente stanchi, i due si guardarono
attorno sbalorditi, vedendo la grande quantità di materiale e attrezzi
che i ragazzi avevano sistemato e tutto quello che avevano creato. Li colpì
soprattutto la bellezza del posto, il lago, l'albero enorme e la casa
annidata fra i rami.
"Ma... ma avete fatto tutto voi?" chiese Diego incredulo.
"Certo, tutto quello che vedi" risposero in coro più o meno tutti.
"Ehi, ma è bellissimo!" esclamò Teodoro, uscendo finalmente dal
suo torpore.
I piccoli si incaricarono di mostrare ai nuovi la latrina,
spiegandogli anche come usarla, poi se li tirarono dietro nel laghetto, per
togliergli di dosso lo sporco e il sudore delle ultime terribili ore.
E, prima che se ne rendessero conto erano nudi, ma proprio tutti
nudi. E, sebbene fossero nell'acqua fino alla vita, Diego fu sorpreso da
quanto fossero disinibiti tutti i ragazzi, in particolare i più piccoli,
nel toccarsi fra loro e anche nel maneggiare il corpo suo e del fratello.
Teddy rideva contento e finalmente sereno per le attenzioni di Tommy
che un po' lo lavava, un poco lo schizzava e gli faceva il solletico. Anche
Diego si lasciò maneggiare e palpeggiare da Terry, Joel e Angelo che lo
toccavano con un affetto, molto simile ai suoi ricordi infantili, quando la
mamma si prendeva ancora cura di lui.
Non c'era malizia in quei ragazzi, in quello che facevano e, sebbene
lui si fosse eccitato, continuarono a lavarlo ed accarezzarlo. Poi si
accorse che anche loro erano eccitati, ma la cosa non pareva turbarli,
perché quando ritennero che fosse sufficientemente pulito e rilassato e
sorridente, l'accompagnarono fuori ad asciugarsi sull'erba.
"Stai un po' qua, fratello" gli disse Terry "noi ci asciughiamo
sempre così!"
E mentre lo diceva era eccitato, come l'altro ragazzo, quello biondo
e magro, che gli stava attaccato e gli teneva il braccio sulle
spalle. Anche Angelo, con i capelli neri e che era tanto abbronzato da
parere mulatto, ma era figlio di italiani, come gli aveva raccontato mentre
camminavano sulla spiaggia, si stese accanto a lui, sorridente e sereno,
incurante di quella cosa dura che spuntava davanti a tutti loro e che era
imperdonabile. Che forse sarebbe parsa imperdonabile in un altro momento,
ma non là, a Venture Island, l'isola della felicità gli aveva detto
Terry poco prima. Perché loro erano davvero felici.
Quei ragazzi, però, non avevano alcun pudore di sé, nessuna
coscienza del loro essere nudi, né dell'imbarazzo che gli stavano
creando, toccandolo e toccandosi fra loro, nel fare cose la cui sola idea
l'avrebbe fatto arrossire e tremare, l'avrebbe sconvolto fino a farlo
piangere, solo poche ore prima. Ma proprio in quelle ore la sua vita e
quella di Teodoro erano cambiate radicalmente e chissà fino a quando, il
loro mondo forse non esisteva più.
L'educazione che avevano ricevuto, l'appartenenza ad una classe
sociale elevata e poco incline ad ammettere compromessi e diversità, la
religione che gli era stata imposta fin da piccoli, non li avevano
preparati ad affrontare situazioni come questa, ma ora lui era davvero
troppo stanco per preoccuparsi, perciò lasciò che Angelo continuasse
ad accarezzarlo. Dai rumori che sentiva dietro di sé, gli parve che
anche Teodoro fosse contento. Stava ridendo e scherzando con quello
piccolino, quello che non riusciva a parlare se non gridando.
Sull'erba, dietro di loro, si erano sdraiati ad asciugarsi tutti gli
altri, che si erano mossi con la stessa naturalezza, con tranquillità
assoluta.
Pensò un'ultima volta al fatto che era nudo, tutto nudo e con il
coso duro e non avrebbe mai immaginato di poterlo essere davanti ad altri,
né che questi, nudi anche loro, potessero accarezzarlo come stava
facendo Angelo in quel momento, mentre Terry e Joel, quello magro, li
guardavano sorridenti e abbracciati anche loro.
Ma erano carezze amorevoli e forse non avevano altro fine che di
tranquillizzarlo e infatti dormiva già prima che questi pensieri
arrivassero davvero a turbarlo. E si rese a malapena conto che qualcuno lo
trasportava verso la casa e che due paia di braccia forti lo tiravano su
per sistemarlo su un letto che aveva lenzuola bianche e morbide. Era
incredibile, pensò, che su un'isola disabitata ci fossero lenzuola
così. Allungò il braccio a cercare Teodoro. Era là anche lui,
addormentato. Respirava sereno.
Ci sarebbe stato tempo per pensare e per parlare, perché era certo
che i ragazzi gli avrebbero fatto molte domande, cui non sapeva quali
risposte dare.
Questo fu il suo ultimo pensiero, prima di riuscire a non pensare
più.
Lasciarono Manuel e Tommy al campo con i nuovi e tornarono nel posto
dov'era precipitato l'idrovolante. Prima di tutto dovevano recuperare il
corpo del papà e cercare di seppellirlo in fretta. L'avrebbero fatto
quella sera stessa, per quanto la cosa potesse sembrare impietosa, ma
sapevano che all'equatore occorre fare in fretta a seppellire i
morti. L'altra cosa che volevano appurare era se l'idrovolante potesse
essergli utile in qualche modo. Non certo per volare, perché era
chiaramente fuori uso, ma per i materiali che potevano recuperare.
Il Violet Cloud era sempre là, conficcato nella boscaglia e
l'odore di olio e benzina li colse quando giunsero sulla spiaggia già a
qualche centinaio di metri di lontananza. Era un sentore insolito per quel
posto, dove forse non era mai giunto nessun altro mezzo meccanico.
"Che ne faremo di quell'aereo?" si chiese François.
"Tante belle lampade, baby!" disse Mike "Forse abbiamo risolto il
nostro problema più grosso, forse avremo finalmente un poco di luce
anche di notte."
"È vero, Mike ha ragione" disse Richard "Ci sarà molto olio nel
motore e probabilmente ci sarà anche del carburante. Però dobbiamo
stare attenti, perché è certamente molto infiammabile. Che sarà?
Benzina o nafta?"
"No, no... papà, quel motore andava per forza a benzina. Potrebbe
essere un quattordici cilindri oppure, se è uno degli ultimi esemplari,
un ventiquattro cilindri" disse Terry "ed era raffreddato ad aria!"
aggiunse orgoglioso.
"Ma ne sai proprio tante di cose tu? Chi l'avrebbe detto!" buttò
là François, scattando avanti per evitare la vendetta di Terry.
"Ragazzi, stiamo andando a preparare un funerale!" li rimproverò
Richard.
"Pare che non facciamo altro da quando siamo qua" bisbigliò Kevin
"ormai dovremmo esserci abituati!"
"Lo so che è scocciante, ma dobbiamo farlo, amore mio" fece
Richard che l'aveva sentito "tocca a noi!"
"Si, si, ma io parlavo con mia sorella e non con te! Le cose che ci
diciamo fra noi non valgono per gli altri"
"Ehi, io non sono gli altri!"
"Rispetto a me si!" disse François.
"Si, si, va bene, va bene, ma ne riparliamo! Soprattutto con te" fece
sorridendo Richard, arrendendosi a quelle spiegazione, ma già
pregustando la finta litigata che avrebbe fatto con Kevin e soprattutto la
dolcezza della successiva riconciliazione che invece sarebbe stata vera e
assaporata con golosità.
"E poi non ho mai niente da mettermi a questi funerali!" aggiunse
Kevin che, come sempre, voleva avere l'ultima parola.
Avevano portato l'occorrente per costruire una barella e un telo in
cui avvolgere il cadavere, oltre a degli attrezzi da utilizzare se fosse
stato difficile tirare fuori il corpo dall'idrovolante.
Si infilarono con una certa difficoltà nella vegetazione in cui
era penetrato l'aereo. Il muso era entrato di qualche metro fra i cespugli,
fino agli alberi più alti. Era stato proprio contro uno di questi che si
era schiantato. L'elica era spezzata e il motore danneggiato, tanto che
parte del prezioso olio che Mike intendeva recuperare era finito nel
terreno inzuppandolo.
Fortunatamente fu abbastanza facile tirare indietro il guscio di
vetro della cabina. All'interno non c'erano tracce di sangue e il corpo
dell'uomo giaceva in quella posa innaturale che avevano già notato. Il
capo reclinato sul petto con un'angolazione che spiegava abbastanza perché
fosse morto. A causa dell'urto, con il mare, con la spiaggia oppure proprio
con l'albero, il papà dei due ragazzi aveva avuto il collo spezzato.
Cosa avesse invece salvato la vita a Diego ed Teodoro, lasciandoli
completamente illesi, restava un mistero.
"Come avranno fatto a salvarsi quei due?" si chiese Kevin "Gli urti e
gli scossoni devono essere stati tremendi!"
"È stato il genio dell'isola" disse François "che vuole solo
inquilini adolescenti. Credo che dovrai stare attento in futuro, papà
Richard, potrebbe decidere di liberarsi di te non appena sarai troppo
grande per restare qua!"
"Starò attento!"
"Ehi... papà... vieni... venite a vedere!" gridò allora Terry
tutto agitato.
Mentre i grandi osservavano il corpo dell'uomo e cercavano di capire
come fare a tirarlo fuori, loro tre avevano cominciato ad ispezionare
l'aereo ed avevano scoperto un vano ricavato dietro il sedile del
navigatore. C'erano due piccole valige contenenti indumenti e più dietro
un sacco militare, piuttosto pesante che al tatto pareva contenere
pacchetti di carta. Li avevano tirati fuori e portati sull'erba.
Joel non aveva resistito alla curiosità, aveva sciolto i legacci
che chiudevano il sacco e ne erano saltate fuori un'infinità di mazzette
di banconote, quasi tutte da cinquanta e cento dollari.
François fischiò, Mike guardava tutto quel denaro con gli occhi
sbarrati, Kevin, come al solito con noncuranza, Richard con
curiosità. Angelo e Joel si erano un po' ripresi dalla sorpresa e, pur
avendo timore a toccare i soldi, stavano calcolando a quanto ammontassero
complessivamente. Terry invece era spaventato, non avrebbe saputo dire
perché, ma era mortalmente spaventato da quel denaro.
"Quanti... saranno?" chiese Mike, balbettando.
"Boh, due o trecentomila almeno!" fecero in coro Angelo e Joel che
erano giunti alla fine dei loro calcoli.
"E da dove vengono? Da dove, papà?" Terry era turbato.
"Non ne ho proprio idea."
"Ho paura!" fece Terry e quasi piangeva.
"Anch'io" disse Kevin "adesso ho paura anch'io!"
"E di cosa?" chiese François.
"Non lo so, ma questi soldi" Terry cercò di spiegarsi "mi fanno
pensare che... forse non erano soli... voglio dire... noi sappiamo che
sono arrivati su quest'isola per sbaglio, ma probabilmente qualcuno li
stava inseguendo. Io credo... forse dietro questi soldi ci sarà
dell'altra gente... qualcuno che adesso sta arrivando... qua! Sulla nostra
isola!"
"Qualcuno che non sarà contento di trovare anche noi!"
"Hai ragione, sono troppi soldi! Forse quello là" disse
François indicando il cadavere "stava scappando."
"E se prima di precipitare ha dato la posizione via radio" fece Terry
che era sempre più spaventato.
"Vuoi dire che ha lanciato un S.o.s.?" chiese Joel.
"Anche se qualcuno lo stava inseguendo?"
"Si, perciò forse stanno arrivando!" concluse Angelo che
cominciava a condividere le paure di Terry. Era strano, pensò, com'è
che le idee di uno diventassero subito degli altri due, ma fra loro ormai
accadeva sempre così.
"Già, forse stavano veramente scappando!" convenne Richard
"Dovremmo consultare il nostro Sherlock Holmes" aggiunse riferendosi alle
capacità deduttive di Manuel.
"Io credo che faremmo prima a chiederlo direttamente a Diego. Sono
convinto che ne sa qualcosa" adesso anche François era preoccupato.
"Hai ragione. E speriamo che possa darci qualche spiegazione."
"D'accordo, ragazzi. Però gliene parleremo solo dopo aver sepolto
il padre. Va bene? Prima niente domande!" ordinò Richard "Quei
poveretti... è già abbastanza difficile per loro. E sono convinto che
siano spaventati oltre che parecchio disorientati!"
Ispezionarono ancora l'aereo con molta più attenzione, ma non
trovarono altri nascondigli. Il papà dei ragazzi, però, era armato e
un Richard molto tremante prese in consegna due pistole e alcune scatole di
munizioni.
Poi finalmente tirarono fuori il corpo. Fortunatamente l'uomo era
magro e piccolo di statura, così fu facile adagiarlo sul telo,
avvolgerlo e trasportarlo con la barella. Decisero di andare direttamente
al cimitero dove, con qualche fatica, scavarono una fossa accanto alle
altre tre.
Avrebbero atteso che i due ragazzi si svegliassero. Toccava a loro,
forse solo a Diego, decidere se volevano guardare per l'ultima volta il
loro papà, poi l'avrebbero tumulato.
Perciò aspettarono, anche se le domande senza risposta che gli
giravano nella testa erano sempre di più e sempre più pressanti.
Mike, Richard, Terry, Angelo e Joel tornarono all'aereo per cercare
di recuperare l'olio del motore e trovarono facilmente il
serbatoio. Tirarlo fuori fu un poco più complicato, ma alla fine
riuscirono a spillarlo quasi tutto. A costruire torce e lampade ci
avrebbero pensato con calma il giorno dopo. Decisero anche che avrebbero
lasciato là la poca benzina rimasta. Mike ebbe anche un'idea su come
sfruttare il grande galleggiante centrale dell'idrovolante, avrebbe
costruito qualcosa a metà strada fra una piroga e un catamarano.
La luce del tramonto penetrava dalle finestre della casa quando i due
si svegliarono.
Sentendoli muovere Richard e gli altri li raggiunsero. Tutti misero
da parte la loro curiosità e gli si avvicinarono per coccolarli e
circondarli solo di attenzioni. Tommy volle baciarli, poi si mise accanto a
Teodoro e, quasi incurante della presenza dei compagni, cominciò a
parlare, raccontandogli le loro avventure. Lo prese quasi in braccio e se
lo portò di sotto. Gli altri li seguirono.
"Abbiamo portato vostro padre al cimitero" disse Richard "È ancora
avvolto in un telo, ma non può stare così per molto tempo ancora. Lo
capisci, Diego?"
"Si, credo di si!"
"Pensavamo che voleste guardarlo un'ultima volta, dopo però
dobbiamo sotterrarlo in fretta, te la senti? Vuoi portare con te Teodoro?"
"Non lo so" il ragazzo era un'altra volta emozionato e non sapeva
realmente cosa fare, soprattutto non osava immaginare la reazione del
fratello quando avrebbe visto la salma del padre.
"Potremmo andare tutti sopra al cimitero" suggerì Richard "e così
potrai decidere. Credo però che Teodoro debba sapere quello che sta
accadendo. Non sarebbe giusto non dirglielo."
"Va bene, Richard. Faremo come vuoi tu!"
I ragazzi erano tutti molto tristi e si fermarono un poco lontani
dalla salma, mentre Richard, Mike e Diego si avvicinavano.
Mike scostò il telo e Diego si fece forza per guardare il volto
del padre. Fortunatamente l'espressione dell'uomo era abbastanza composta e
serena.
Diego capì che era davvero l'ultima volta che poteva guardare il
volto di suo padre, poi avrebbe potuto solo sognarlo, perciò cominciò
a piangere in silenzio, d'un dolore privato e difficile da confortare,
Richard lo capì e si limitò ad accarezzarlo e abbracciarlo.
"Papà" era Teodoro, si era avvicinato accompagnato da Kevin.
Volle guardare anche lui, un'occhiata fugace, poi chiuse subito gli
occhi. Allora Diego l'abbracciò e se lo portò lontano, tornando verso
gli altri.
Mike e Richard si diedero da fare e calarono il feretro nella fossa,
poi di buona lena lo coprirono di terra.
François li fece avvicinare tutti. Nel loro cerchio che fecero
compresero anche le altre tombe. Recitarono una preghiera, piansero ancora
e poi se ne tornarono al campo.
Joel, Terry e Angelo avevano preparato da mangiare. Era una cena
semplice e gustosa, come nelle tradizioni dell'isola, ma per quanto tutti
cercassero di metterli a proprio agio, i due nuovi parevano sempre
disorientati e Diego era decisamente terrorizzato.
E non solo per lo smarrimento del viaggio o il dolore per la morte
del padre, questo era vero solo in parte e soprattutto per Teodoro. Adesso
che si era riposato appariva chiaro che i suoi pensieri erano altri, perché
aveva una gran paura di qualcosa.
Richard lo capì e anche agli altri non sfuggì il comportamento
diffidente del ragazzo.
Teodoro era pure intimidito, ma i loro atteggiamenti erano
radicalmente diversi, mentre il grande si guardava attorno e sobbalzava ad
ogni rumore, guardando spesso alle spalle oppure alzando gli occhi al
cielo, il piccolo era soltanto spaesato, addolorato, ma già cominciava a
farsi coinvolgere dall'allegria e dall'affabilità di Tommy e degli
altri.
Richard non avrebbe voluto importunarli con le sue domande, ma sapeva
di doverlo fare, perché probabilmente era in gioco la sicurezza di
tutti. Anche Manuel, cui avevano chiesto consiglio, era dello stesso
parere. Secondo lui quei soldi erano certamente di provenienza illecita e
forse qualcuno sarebbe venuto a reclamarli. Secondo Sherlock Holmes c'era
il rischio di ricevere una visita che non sarebbe stata certamente di
cortesia.
"Dove eravate diretti, Diego?" chiese finalmente Richard, quando il
nervosismo era diventato palpabile in tutti.
"Non lo so, papà aveva detto che saremmo andati in Australia."
"Quell'aereo non poteva arrivare fin là!" disse Terry.
"Ha detto... che forse... che avremmo trovato una nave
americana. Doveva rifornirci, credo, non so... a sud di Manila, a qualche
centinaio di miglia."
"Dovevate trovare una nave? In mezzo all'oceano e in una notte di
tempesta?" Richard era apertamente incredulo.
"Voi scappavate!" fece Manuel che non seppe trattenersi.
"Non lo so" mormorò Diego e distolse gli occhi "non posso dirvelo!"
concluse, a disagio.
"Senti, Diego" cominciò Manuel spazientito.
"Aspetta, Manuel" disse Kevin conciliante "Diego, fra noi non abbiamo
segreti, ma tu non ci conosci bene ancora e forse non vuoi dircelo, non fa
nulla. Magari vorrai parlarne fra qualche giorno."
"No, Kevin, potrebbe essere pericoloso per tutti" insisté Manuel,
mentre tutti si voltavano a guardarlo. Solo Diego fissò ostinatamente in
terra.
Teodoro pareva non capire bene quello che stava accadendo.
"Spiegati meglio, Manuel" l'incitò Richard.
"Io credo che... se sapessero che siete qua... Diego! Oh, ti prego,
qualcuno vi stava inseguendo, non è vero? Stanno per arrivare?"
"Come fai a saperlo?" chiese Diego meravigliato.
"Perché non si vola in una notte come quella, se non si hanno buoni
motivi per farlo e tanta fretta di andarsene. Non si va incontro ad una
nave in mezzo all'oceano scegliendo di partire quando sta per scatenarsi
una tempesta tremenda. Esistono i bollettini meteorologici proprio per
evitare questi incidenti, se uno deve volare sull'oceano li consulta prima
di muoversi, ma se deve volare per forza, lo fa e vola lo stesso! Anche se
sta arrivando la tempesta del secolo!"
"Credo che Manuel abbia ragione" disse François "se sai qualcosa,
devi dircelo, Diego! Vi abbiamo soccorsi ed ora dovete essere sinceri con
noi!"
Ma il ragazzo era davvero in difficoltà.
"Abbiamo trovato i soldi, Diego!" fece allora Manuel.
"E devi dirci di chi sono!" aggiunse Terry balzando in piedi,
minaccioso.
Diego fece per alzarsi anche lui, come per fronteggiare la sfida di
Terry. Fu un movimento istintivo, un riflesso condizionato o forse l'idea
di scappare, poi però si risedette pesantemente e cominciò a
piangere, coprendosi la faccia con le mani.
A quel punto era chiaro che sapesse perché erano in fuga e pure
quale fosse la provenienza dei soldi. Probabilmente sapeva anche da chi
stavano scappando.
"Vorresti parlarne solo a me, Diego?" lo soccorse Richard "poi
decideremo insieme come comportarci. Va bene?"
Fece di si con la testa, allora Richard lo prese per mano e se lo
portò verso la spiaggia. Camminarono lentamente lungo il
sentiero. Richard davanti e Diego dietro a pensare.
Quando si sedettero sulla sabbia il ragazzo tremava, non faceva che
guardare verso la scogliera e il mare aperto e poi in cielo, cercando
chissà quali pericoli. Non piangeva più, ma pareva rassegnato ad un
destino che lo spaventava.
"Allora, Diego, chi vi insegue? A me puoi dirlo, noi vi
proteggeremo. Non vi tradiremmo mai, per nessun motivo! Non certo per i
soldi!"
Richard lo vide farsi piccolo e tremare ancora più forte, come se
avesse freddo e non fosse invece su una spiaggia, di sera, dopo una
giornata come sempre caldissima.
"Vedi, Diego, qua siamo tutti fratelli" gli spiegò accarezzandolo,
cercando di rasserenarlo "anzi, siamo molto più che fratelli. Ci siamo
salvati per miracolo da un naufragio orribile e si può dire che ognuno
di noi deve la vita ad un suo compagno, perché, mentre eravamo in acqua,
uno ha aiutato l'altro e chi più chi meno è un eroe agli occhi di chi
ha salvato. E dopo, mentre eravamo qua, fra noi si sono stabiliti legami
molto forti, ma di questo parleremo un'altra volta, ora voglio che tu
capisca una cosa, che noi siamo una famiglia e vi consideriamo già
nostri fratelli, perché anche voi siete vivi per miracolo. E vi
difenderemo, Diego, anche a costo della nostra vita, credimi. Di noi ti
puoi fidare!"
Il ragazzo era ancora indeciso, ma il segreto gli pesava troppo,
perché potesse tenerselo dentro. Forse decise di farsi coraggio, forse
fu perché capì che poteva fidarsi.
"Mio padre scappava dai suoi compagni, perché credo che li abbia
traditi!" disse tutto d'un fiato.
"Sei sicuro di questo?"
"Non lo so! Non so esattamente com'è andata, perché a noi non ha
mai detto nulla, ma io so che... insomma che aveva fatto qualcosa per cui
dovevamo scappare molto in fretta e... che non poteva lasciarci a
Manila... a me e a mio fratello, perché quelli si sarebbero vendicati su
di noi. Ci avrebbero certamente ucciso! Forse hanno già ucciso i miei
nonni."
"Chi sono quelli? Chi vi insegue?"
"Non lo so!" e si coprì la faccia un'altra volta, per non vedere,
per non sentire.
"Vostra madre è viva?" chiese Richard cercando di distrarlo.
"Forse... lei è andata via tanti anni fa... io credo che stia
ancora con gli Huk..."
"Gli Huk?"
"Hukbalahap..." disse emettendo un suono strano e incomprensibile che
Richard non aveva mai sentito "Hukbalahap..." ripeté più lentamente
sillabando "è... è una parola nella lingua filippina, il tagalog, e
vuol dire esercito di liberazione. È un movimento che si costituì
contro l'occupazione giapponese, durante la guerra. Gli Huk hanno
combattuto contro i giapponesi, poi, nel 1946 le cose sono andate
diversamente da come tutti pensavano, cioè dalle promesse degli
americani. Pare che non abbiano voluto che quelli della resistenza
andassero al governo. Mamma e papà sono, erano... non lo so... insomma,
loro erano fra i comandanti degli Huk.
"Prima della guerra mio nonno era un medico molto conosciuto e il
padre di mia madre era notaio, ma i miei genitori si affiliarono agli Huk e
aderirono entrambi alla lotta di resistenza, come la chiamano tutti. Io ed
Teodoro eravamo molto piccoli, così ci lasciarono in casa dei
nonni. Siamo sempre vissuti con i genitori di nostro padre. Alla fine della
guerra papà tornò a stare con noi, ma nostra madre non l'abbiamo più
vista, non ne ho saputo più nulla, ma non credo che sia morta,
cioè... lui ne parlava sempre come se fosse viva, però noi non ne
sapevamo niente. Non lo so... per noi è sempre stato come se fosse
morta, lui non ci diceva niente..." e fissò Richard con uno sguardo
sconsolato.
"Mi dispiace. E poi che è successo?"
"Vedi, Richard, devi sapere che da noi la guerra non è ancora
finita, perché dopo che i giapponesi se ne sono andati, gli americani
sono rimasti e sono loro che comandano, anche se c'è un presidente che è
stato eletto dai filippini. In questi anni dopo la guerra, papà non
c'era mai, era sempre via e faceva dei traffici strani. Io so che il nonno
lo disapprovava, diceva che si era venduto agli americani e che aveva
tradito le Filippine. Pochi giorni fa litigarono violentemente e poi ieri
papà è venuto improvvisamente a casa nostra e ci ha detto di prendere
solo quello che ci serviva e di seguirlo immediatamente. La nonna piangeva
e il nonno urlava, diceva che era un assassino, perché saremmo morti
tutti. Io non capivo più nulla, avevo paura, Teodoro piangeva. Non
sapevo che fare, poi la nonna ci ha preparato la valigia e ci ha
abbracciato, dicendo di comportarci bene e che ci saremmo rivisti presto,
ma io so che è stato un addio, che non la vedremo più! Loro li hanno
uccisi!"
Scoppiò a piangere e Richard attese che si calmasse.
"Il nonno urlava con papà" riprese Diego "diceva che con le sue
azioni spregevoli ci avrebbe fatti uccidere tutti, noi, loro e anche i
nostri parenti. Che quelli si sarebbero vendicati. Parlava degli Huk! Da
noi tutti sanno che gli Huk sono spietati con i traditori."
"E pensi che saranno loro a inseguirvi?"
"Si, credo che ci stessero già inseguendo. Fino a che non siamo
decollati, papà era molto spaventato. Siamo andati in automobile fino
al porto, in una piccola darsena c'era l'idrovolante. Eravamo già a
bordo e stavamo per alzarci, quando sono arrivati quegli uomini. Papà li
ha visti e si è agitato ancora di più, ha spinto il motore al massimo
e finalmente ci siamo alzati. Abbiamo volato verso sud, cioè verso il
maltempo. Vedevamo le nuvole nere avvicinarsi a grande velocità, perché
noi gli volavamo contro. Papà ha detto di non preoccuparci, perché
doveva esserci una nave americana ad aspettarci, che stavamo andando
incontro a questa nave e avremmo lasciato l'idrovolante, ma poi è
cominciata la tempesta e non era più possibile parlare. Credo che lui
abbia perso l'orientamento!"
"E chi potrebbe sapere che siete qua?"
"Quando è scoppiata la tempesta, papà ha tentato di mettersi in
contatto con la nave che doveva aspettarci, ma non so se qualcuno ha
risposto, poi siamo finiti fuori rotta e quando lui ha capito che non ce
l'avremmo fatta a raggiungere la nave, ha lanciato un S.o.s., ha dato
ripetutamente la nostra posizione e ha continuato a farlo anche dopo. L'ha
ripetuta fino a quando eravamo vicini alla vostra isola. Lo sentivo
urlare. Diceva che questa è l'unica isola qua attorno e che forse c'era
una laguna dove sarebbe stato possibile ammarare. Gridava, ma non so se era
per dirlo a noi oppure urlava nella radio. Mi ricordo che descriveva anche
la manovra da fare. Sai, lui era un pilota esperto, diceva che doveva
mettersi contro vento e poi cominciare a scendere di quota, ma quella era
la cosa più difficile che si potesse pensare di fare. Ha virato, alla
luce della luna e dei lampi è apparsa l'isola, lui ha urlato di tenerci
forte e allora siamo precipitati. Abbiamo sbattuto sull'acqua della laguna,
è stato come un rimbalzo e poi altre due volte. Teodoro ha battuto la
testa e papà anche. Poi è arrivata la sabbia e infine gli alberi!"
Raccontare, ricordare le fasi di quella terribile avventura l'aveva
spossato e Richard non se la sentì di insistere. D'altra parte era ormai
abbastanza sicuro che qualcuno sapeva dove cercare un guerrigliero
traditore, forse per vendicarsi, forse per rubargli i soldi per cui aveva
venduto i compagni.
"Stai calmo, Diego, è finita adesso. Vedrai che qua sarete al
sicuro."
"Ho paura, Richard, ho paura per Teodoro. Lui non sa nulla, è così
piccolo!"
"Cercheremo di difenderci se arriveranno! Che altro sai, Diego?"
"Non so nulla! Non so nulla!"
"Conosci le persone che vi stavano inseguendo?"
"Erano certamente Huk! Sono loro, perché mio padre li ha venduti
agli americani!" confermò il ragazzo, senza più esitazioni "Credo che
i soldi li abbia avuti per quello che ha rivelato in tutti questi anni!" e
si guardò attorno a disagio, quasi cercasse un modo per non dover
raccontare quella parte della storia "Mi vergogno per lui, per mio padre!"
"Dimmi tutto per bene, Diego, ti prego" l'incitò Richard che a quel
punto riteneva necessario sapere "e poi non ne parleremo mai più, te lo
prometto!"
"Due anni fa, questo me l'ha raccontato il nonno, il presidente delle
Filippine decise un'amnistia generale per tutti quelli che avevano
collaborato con i giapponesi durante l'occupazione e contemporaneamente
dichiarò gli Huk fuorilegge. Era una specie di tradimento verso le
persone che avevano lottato per liberare la nazione, ma secondo mio nonno
gli ispiratori di questo erano stati gli americani, loro avevano voluto
così. Ci furono degli scontri violenti fra l'esercito e gli Huk. Mio
padre abbandonò definitivamente la guerriglia, perché disse che ormai
erano soltanto dei banditi, così mi ha raccontato il nonno e così
sapevamo noi. Però lui non li aveva proprio lasciati, perché io credo
che sia rimasto in segreto con loro. È questo che ho capito dai discorsi
che poi fa fatto con il nonno, in realtà mio padre era stato corrotto da
qualche americano che l'aveva convinto a fare il doppio gioco. Doveva
fingere di restare con gli Huk e rivelare notizie segrete agli americani e
al governo filippino. È stato per questo che ha accumulato i
soldi. Quando il nonno l'ha scoperto, hanno litigato. Perché lui era
un... traditore... non è vero, Richard?"
"Non lo so, piccolo, ma qualunque cosa abbia fatto, adesso non c'è
più perché tu possa chiederglielo!"
"Non so che pensare" gli disse, smarrito.
"Ehi, tu credi in dio?"
"Certamente!"
"Allora saprai che adesso tuo padre è davanti a chi può
giudicarlo molto meglio di come faremmo noi se fosse qua. E sono certo che
chiarirà tutti i suoi motivi e le ragioni per essersi comportato
così. Il giudice che ha trovato sarà severo, ma anche comprensivo ed
io credo che lui gli spiegherà che l'unico obiettivo che aveva era di
dare a voi due un avvenire migliore. E alla fine vi ha salvati a prezzo
della sua vita, Diego. Probabilmente sarebbe potuto scappare e nessuno ne
avrebbe saputo più nulla, invece è tornato a prendere voi due. Credo
sapesse che c'era una tempesta in arrivo!"
Diego lo guardava con gli occhi lucidi.
"Penso che quell'idrovolante fosse pronto da molto tempo, in attesa
che lui l'usasse, ma ha aspettato di portarvi con sé, non ha mai pensato
di abbandonarvi! Allora è probabile che sia stato per voi che ha fatto
tutto. Chi lo sa se ha agito nel bene o nel male. Tuo padre, comunque, era
una brava persona, ne sono certo!"
"Davvero lo pensi, Richard?"
"Si, è così che lo devi ricordare e devi spiegarlo a
Teodoro. Per quanto riguarda te, non lasciare mai che qualcuno lo sminuisca
ai tuoi occhi. Mai!"
"Hai ragione, è vero!" disse finalmente più tranquillo.
"Adesso però cerchiamo di non spaventare gli altri e anche di
capire chi può arrivare a Venture Island."
"Non lo so" ripeté Diego sconsolato "può essere chiunque oppure
può non arrivare più nessuno e così noi resteremo qua per tutta la
vita!"
Scoppiò a piangere un'altra volta, liberando la tensione cui era
stato sottoposto in quelle ore.
"Non credo, vedrai che qualcuno passerà da queste parti" lo consolò
Richard "noi ne siamo certi, anche se preferiremmo che accadesse almeno fra
un paio d'anni."
Diego lo guardò senza capire.
"Te lo spiegheremo con calma, anche se lo capirai vivendo con noi. Per
ora ti basti sapere che qua siete al sicuro e che noi vi difenderemo!"
"Quelli non hanno pietà di nessuno! Quando ci troveranno, sono
sicuro che ci uccideranno! Teodoro e me... e anche voi, perché ci avete
aiutato!"
"Prima però devono prenderci! Non dimenticare che conosciamo
l'isola molto meglio di loro e sappiamo dove nasconderci. Tu come credi che
potrebbero arrivare?"
"Con una nave ci vorrebbe troppo tempo e gli Huk vorranno trovare quei
soldi in fretta. E soprattutto vendicarsi. Hanno altri idrovolanti e sono
certo che li useranno."
"Sono tutti come quello con cui siete arrivati?"
"Papà mi disse che sono gli ultimi costruiti in Giappone, poco
prima dell'armistizio. Gli americani li requisirono e li trasportarono a
Manila, poi gli Huk li hanno rubati."
"E uno di quegli idrovolanti può arrivare fin qua e tornare
indietro?"
"No, non credo! Abbiamo volato alla cieca per ore, dopo che era
cominciata la tempesta, poi papà ha fatto il punto ed è riuscito a
capire dov'eravamo. Ha visto l'isola, ma nell'aereo non c'era quasi più
carburante."
"Allora come potrebbero arrivare secondo te?"
"Non lo so!"
"Faremmo meglio a chiederlo a Terry, lui sa tutto di aerei e anche di
navi. Prima ancora di riuscire a vedere il muso del vostro idrovolante, ci
ha detto quanti cilindri aveva il motore!"
L'aiutò ad alzarsi e se ne tornarono alle Tommy's Falls, dove gli
altri li aspettavano incuriositi. Teodoro non era stato di molto aiuto,
anche se aveva raccontato qualche cosa della loro storia.
Richard non li fece attendere. Tenendo un braccio sulle spalle di
Diego, raccontò tutto il resto, omise soltanto qualche particolare e
soprattutto non rivelò il presunto tradimento del padre dei ragazzi. Di
quello non c'era alcuna certezza e, per il momento, non c'era bisogno di
parlarne. Per il resto però fu abbastanza chiaro sul pericolo che
correvano.
"No, no! Un Violet Cloud non può arrivare a Venture Island volando
direttamente da Manila, se vuole tornare indietro" disse Terry non appena
Richard glielo chiese "Ha soltanto 1800 miglia di autonomia, ma è
un'autonomia teorica. In realtà nessun pilota si avventurerebbe oltre le
cinque, seicento miglia, dovendo poi tornare al posto da dove è
partito. E Venture Island è certamente più lontana."
"Ma loro come hanno fatto ad arrivare?" chiesero insieme quasi tutti.
"Il padre di Diego doveva trovare una nave, forse americana, che li
avrebbe recuperati" spiegò Richard "Diego pensa che li aspettasse a un
centinaio di miglia da Manila. Lui non sa quale fosse la rotta scelta da
suo padre, ma è certo che qua ci sono finiti soltanto perché, a causa
della tempesta, hanno perso l'orientamento e poi hanno volato per diverse
ore alla cieca."
"Allora anche chi cerca di arrivare qua potrebbe avere le stesse
difficoltà a trovarci" disse allora Manuel "e per cercarci dovrebbe
avere una nave che li rifornisca lungo la traversata."
"Per quante ore avete volato?" chiese Terry.
"Quando siamo partiti era pomeriggio."
"Il Violet Cloud ha una velocità di crociera di 160 miglia" calcolò
Terry "e voi avrete volato per almeno dieci ore, ma forse non sempre in
linea retta."
"Allora è vero che siamo davvero almeno a mille miglia dalle
Filippine!" fece Richard.
"Questo vuol dire che se qualcuno conoscesse la posizione
dell'idrovolante quando è precipitato, ci metterebbe una settimana di
navigazione per arrivare qua."
"Ammesso che parta in fretta!"
"O che sia già per mare!"
"E se viene in idrovolante" aggiunse Manuel "dovrebbe avere una nave
per il rifornimento o deve esserci qualche isola abitata più vicina su
cui fare scalo per rifornirsi, ma forse non ci sono isole tanto vicine."
"Diego credi che gli Huk siano in grado di trovare una nave che dia
carburante ad un loro aereo?" chiese Kevin.
"Non lo so. La nave che avremmo dovuto trovare era americana. L'ha
detto papà."
"Io credo che sia difficile per gli Huk disporre di una nave. Sono
fuorilegge, no?"
"No, Manuel, è vero che sono fuorilegge, ma solo nelle Filippine"
precisò Diego "se dovessero fare scalo su un'isola, non avrebbero
problemi a farsi rifornire, basterebbe pagare il carburante. E comunque gli
Huk godono ancora di molti appoggi nelle Filippine, anche se sono
fuorilegge, perché non tutti vanno d'accordo con gli americani."
"Non so se ci sono isole abitate e con dei depositi di carburante nel
raggio di quattro o cinquecento miglia" disse Manuel.
"Boh, e chi lo sa?" ammise Terry.
"Comunque credo che avremo un poco di tempo per organizzarci, no?"
fece Kevin.
"Già, ma come?"
"Innanzitutto dobbiamo stare attenti a qualunque rumore insolito"
disse Richard "perché se arriveranno con un altro idrovolante, li
sentiremo molto prima anche di vederli e se dovessero venire con una nave,
sentiremmo anche quella."
"Credo che dovremmo cominciare a pensare a dove nasconderci!" disse
allora Manuel "Chiunque arrivi qua troverà facilmente le Tommy's Falls e
vedrà la casa, perciò noi, nel caso venga qualcuno, dovremmo essere
pronti a scomparire, nasconderci all'interno dell'isola, da qualche parte
al lago superiore."
"Si, finché non se ne vanno e ci lasciano in pace!" precisò Mike
il quale teneva a chiarire soprattutto che per il momento non intendeva
muoversi dall'isola. Che venissero pure tutti i ribelli filippini e
provassero a cacciarlo.
"Dobbiamo preparare delle riserve di cibo."
"Solo frutta" ragionò François "al lago superiore ci sono tutte
le uova di cui avremo bisogno. Pesci e crostacei non potremmo portarne
comunque, mangeremo frittate per qualche giorno!"
"Sarà meglio spostare anche una parte degli attrezzi" aggiunse Mike
"e nascondere quello che non porteremo con noi."
"Va bene, ragazzi. Domani mattina cominceremo a prepararci!" concluse
Richard.
TBC
***
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