Date: Tue, 7 Jan 2014 19:00:48 +0100
From: Lenny Bruce <lennybruce55@gmail.com>
Subject: L'Isola del Rifugio 17

DISCLAIMER: The following story is a fictional account of young teenage
boys who are in love.  There are references and graphic descriptions of gay
sex involving minors, and anyone who is uncomfortable with this should
obviously not be reading it. All characters are fictional and any
resemblance to real people is purely coincidental. Although the story takes
place in actual locations and establishments, the author takes full
responsibility for all events described and these are not in any way meant
to reflect the activities of real individuals or institutions. The author
retains full copyright of this story.

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Questo è il diciassettesimo dei diciotto capitoli che compongono il romanzo.






CAPITOLO 17 - La pace di Venture Island



     28 dicembre 1950

     Arrivarono in idrovolante la mattina del terzo giorno.
     I ragazzi sentirono il rumore dell'aereo molto prima che potessero
vederlo. L'idrovolante, del tutto simile a quello che si era schiantato,
fece un giro sull'isola, poi si avvicinò alla laguna, planando e
ammarando con grazia. Sfruttando l'abbrivio si avvicinò fino a pochi
metri dalla riva. Dalla carlinga saltarono fuori due uomini che scivolarono
in acqua. Si diressero subito verso i resti dell'altro idrovolante che
esaminarono con attenzione, solo allora cominciarono a guardarsi attorno.
     Uno era alto e grasso, l'altro più piccolo e magro. Erano
filippini.
     Faceva uno strano effetto udire quelle voci, così diverse,
penetranti e profonde, rimbombare fra gli alberi. Come Diego aveva
anticipato erano stati inseguiti e trovati dagli Huk che avrebbero parlato
il tagalog, perciò era indispensabile che lui fosse là a capire
quello che dicevano.
     I due si inoltrarono nella foresta, seguendo il sentiero. I ragazzi
avevano previsto anche questo.
     Avrebbero trovato subito le Tommy's Falls, scoprendo anche la casa. Il
problema era cosa avrebbero fatto quando l'avessero vista, la reazione che
avrebbero avuto trovando una traccia così evidente che l'isola non era
deserta come pensavano, ma abitata e chissà da chi.
     Tutti insieme avevano ripulito la spiaggia, facendo sparire ogni
traccia del loro passaggio, compresa la 'Spirit of Venture' che con una
certa fatica era stata nascosta dietro la roccia e forse gli uomini non
l'avevano ancora notata. Il sentiero verso la radura restava però
segnato da mesi di andirivieni e là c'era poco da mimetizzare. Infatti i
due l'avevano individuato subito e si erano infilati senza esitare nel
varco aperto nella vegetazione.
     Loro si erano nascosti fra le siepi che incorniciavano la radura e li
sentirono arrivare.
     All'inizio Richard aveva insistito perché almeno Tommy, Teodoro e
Diego se ne andassero da un'altra parte, ma proprio Diego aveva insistito
per restare, perché avrebbe potuto capire quello che i due
dicevano. Teddy poi non si era voluto separare dal fratello e anche Tommy
aveva chiarito che non si sarebbe mai allontanato da Manuel e soprattutto
da Richard. Avevano convinto i due piccoli a mettersi un poco più
lontani, ma sempre tenendosi a tiro di voce. E infatti erano andati un poco
più in alto, sul pendio.
     I due arrivarono in fretta al termine del sentiero.
     "Oh signore, madre santissima!" fu l'esclamazione dell'uomo grasso
quando lo scenario delle Tommy's Falls si aprì davanti ai suoi
occhi. Anche l'altro fu sorpreso vedendo l'enorme mangrovia troneggiare
nella radura, il laghetto e la cascata, ma la loro meraviglia fu di breve
durata, perché erano evidentemente poco inclini ad apprezzare le
bellezze della natura, perciò cominciarono subito a guardarsi attorno.
     La casa non era subito visibile da dove si trovavano, ma passarono
davanti al posto dov'era il focolare e notarono le tracce di cenere che i
ragazzi non erano riusciti a cancellare. Quando s'avvicinarono alla base
dell'albero, si accorsero dei pali che reggevano il pavimento e alzarono lo
sguardo.
     "Questa è una casa!"
     "E sembra fatta bene!"
     Diego bisbigliava a Richard la traduzione.
     "Eh, diavolo, se è grande!" disse il magro.
     "Gutierrez" urlò il grassone "Figlio di puttana, vieni fuori! Lo
sappiamo che sei qua!"
     "E se fossero tutti morti?"
     "E questa casa, chi l'ha fatta?"
     Quello magro lo guardò senza capire.
     "Certamente non è stato un uomo da solo con due ragazzini e non in
quattro giorni!"
     "Già... Gutierrez..." urlò quello magro "chi altro c'è con
te?"
     Richard sentì Teodoro gemere e cominciare a piangere. Fece segno a
Kevin di farlo stare zitto, di cercare di allontanarlo assieme a Tommy.
     Quello più agile cominciò a scalare il tronco della mangrovia e
raggiunse facilmente la botola. La sfondò a pugni, senza badare al
chiavistello che la bloccava e che avrebbe potuto essere facilmente aperto.
Mike si fece scappare un brontolio che si confuse con i rumori della
foresta.
     Con qualche sforzo, il filippino riuscì ad entrare in casa.
     "Vieni a vedere!" gridò subito al compare.
     "Non c'è una scala?"
     I ragazzi l'avevano nascosta nella foresta.
     "No, qua non ne vedo!"
     "E allora, come credi che faccia a salire? Vuoi tirarmi tu fin là
sopra?"
     "Cristo, ma qua c'è proprio di tutto. Ci sono perfino dei libri,
sembrano cose di scuola!"
     Si udì distintamente il tonfo di alcuni libri che cadevano e fu il
turno di Richard a sobbalzare. L'idea che i suoi adorati libri fossero
profanati dalle mani di quell'uomo gli dava la nausea.
     "Guarda che altro c'è e non perdere tempo" urlò spazientito il
grosso "e controlla che non ci sia nessuno in casa."
     "Ci sono dei letti... cazzo! Ehi, si trattano proprio bene, sono tre,
ci sono tre letti e hanno pure le lenzuola, cazzo! E sono letti
matrimoniali. Ah, ah, ci saranno femmine in giro!"
     "Tu guarda soltanto se c'è qualcuno nella casa e soprattutto cerca
i soldi. Vedi se ci sono quei cazzo di soldi! E non perdere altro tempo."
urlò spazientito da sotto.
     "No, qua non c'è nessuno" ancora rumori di mobili rovesciati
"niente soldi, niente persone, non c'è niente che ci interessi" si
sentirono altri tonfi e fu la volta di Kevin a sospirare.
     "Non perdere altro tempo! Dobbiamo tornare in fretta alla nave,
altrimenti quelli se ne andranno.  Siamo senza radio, lo sai. Ci
aspetteranno solo fino a stasera!"
     Finalmente l'uomo saltò giù.
     "Dove credi che siano?" chiese, guardandosi attorno e si capiva che
pendeva dalle labbra dell'altro, che pareva più scaltro.
     "Saranno qua intorno, no?" e poi improvvisamente alzò la voce "A
sentire quello che diciamo...  Gutierrez vi ha istruiti bene, non è
vero? Quando hanno sentito arrivare l'aeroplano, si sono nascosti. E bravi!
Ma vi troveremo, non temete!"
     "Chi saranno?"
     "Dei naufraghi naturalmente, oppure sono giapponesi che credono di
essere ancora in guerra!  Vediamo" fece due conti "ci sono almeno sei
persone sull'isola... no? Hai detto che là sopra c'erano tre grandi
letti."
     "Si, però uno è grande il doppio degli altri!"
     "E che c'entra adesso? Che vuoi dire?"
     "Solo che uno dei letti è grande il doppio" insisté l'uomo.
     "Credo che Gutierrez stia nascosto con i ragazzini, assieme ai
naufraghi! L'aereo era in cattive condizioni, ma i traditori" e qua alzò
la voce "i traditori non muoiono facilmente! Avanti, cerchiamoli, sento che
sono qua attorno!"
     "E se sono armati?" chiese l'altro.
     "Non credo. Ci avrebbero già ucciso!"
     "Ma Gutierrez era certamente armato!"
     "E smettila, cazzo! Cerchiamoli, piuttosto!"
     "Sei sicuro che siano qua attorno? Potrebbero essere ovunque
sull'isola!"
     "So che sono qua. Non si sarebbero allontanati, sarebbero stati troppo
curiosi. Se sono naufraghi avranno voglia di vedere altre persone, no?
Credi che dei naufraghi scappino se sentono arrivare un aereo?"
     "No, ma Gutierrez potrebbe averli convinti o minacciati."
     "Lui da solo con i due ragazzini?"
     "Se è arrivato vivo!"
     "Attorno all'aereo non c'era traccia di cadaveri!"
     "Quella notte c'era una tempesta fortissima e Gutierrez ha perso la
rotta, altrimenti non sarebbe venuto in questa direzione. Adesso può
essere ovunque sul fondo del mare o chissà dove."
     "No, sono tutte stronzate! Non si è certamente gettato dall'aereo"
fece il grassone, molto più risoluto "E i soldi dove sono? Eh?"
     "Boh!"
     "Credi l'aereo abbia volato da solo fino a questa maledetta isola! No,
io lo so che quello è arrivato fin qua! E che è vivo! Nell'ultimo
S.o.s. che ha lanciato era a meno di dieci miglia da qua!"
     "E tu come lo sai?"
     "Ha dato la posizione!"
     "Non me l'avevi detto! Gutierrez ha dato la posizione dopo averci
venduto agli americani? E per tutti quei soldi?" chiese incredulo.
     "Si, perché cercava di salvare i figli. Se fosse stato da solo, non
l'avrebbe fatto, piuttosto sarebbe morto in mare, all'inferno, portando con
sé i soldi, ma aveva i ragazzi con sé e ha cercato di raggiungere
l'isola. E prima di precipitare o di tentare l'ammaraggio nella laguna, ha
inviato la richiesta di soccorso, anche se sapeva che c'eravamo noi ad
inseguirlo e l'avremmo ascoltato! Una richiesta di soccorso!" e scoppiò
in una risata che fece rabbrividire tutti quelli che l'ascoltavano.
     "È stata la tempesta a scombinare i suoi piani!" e rise
sguaiatamente anche l'altro compare.
     Si avvicinarono alle siepi che circondavano la radura.
     "Gutierrez, pezzo di merda, vieni fuori! Tanto ti troveremo!"
     Fu in quel momento che Tommy scivolò, finendo praticamente tra i
piedi dei due.
     "Teodoro" disse quello magro afferrandolo e voltandolo.
     "Non vedi che è americano?" lo corresse l'altro "Adesso ci dirai
tutto, vero ragazzino?" disse in grassone in un inglese stentato.
     Tommy tremava come se avesse la febbre e per la paura si era bagnato
il davanti dei pantaloni.  Tremava tanto che non sarebbe riuscito a
parlare, anche se avesse voluto farlo. Intanto l'uomo non smetteva di
scuoterlo.
     "Adesso andrò a parlargli" bisbigliò Richard rivolto a Kevin e
Mike "voglio la vostra parola che qualunque cosa accada non interverrete!"
     "No!" dissero insieme i due.
     "È un ordine! Ed è il più sacro e inviolabile! Voglio che mi
giuriate che non farete nulla se non vi chiamerò! Anche tu François e
dillo ai ragazzi! Dovete intervenire solo se ve lo chiederò io. Cercherò
di mandarli via!"
     "È pericoloso" piagnucolò Kevin.
     "No, papà" disse Mike.
     "Devo andare a parlargli! Tommy è spaventato!"
     In quel momento si sentì un urlo di dolore del ragazzino.
     "Giurate!" li incitò Richard.
     E ai tre non restò che ubbidire.
     Il grassone lo teneva per il collo e gli stava tirando i capelli.
     "Lasciatelo, lui non sa niente" disse Richard con voce calma.
     "E tu chi sei?"
     "Mi chiamo Richard Bonham e sono naufragato su quest'isola in
agosto. Noi siamo americani.  Lasciate andare il ragazzino, per favore!"
     Tommy lo guardava con occhi imploranti. Tremava ancora un poco, ma
l'apparizione di Richard l'aveva calmato.
     "Parlate con me, vi dirò quello che so, ma lasciate andare il
ragazzino."
     "Vieni, americano! Avvicinati!"
     Quando Richard fu abbastanza vicino, quello magro gli tirò un
calcio all'inguine e con un pugno al volto lo atterrò. Tommy urlò,
mordendo la mano che lo teneva stretto. Sorprendendo il grassone, riuscì
a sfuggirgli e a sparire nella foresta, mentre l'altro si accaniva a calci
contro Richard.
     "Così lo ammazzi. Prima deve parlare!"
     Lo svegliarono con una secchiata d'acqua. Richard si sentì
afferrare per le braccia e sollevare, fino a ritrovarsi in piedi. L'uomo lo
immobilizzava tenendolo da dietro, mentre il grassone gli roteava i pugni
davanti alla faccia, per poi colpirlo sotto lo stomaco o tirargli schiaffi
al volto.
     "Dove sono i soldi?" diceva, intervallando i pugni, che non erano
troppo forti, ma facevano ugualmente male.
     "L'uomo è morto, i due ragazzini sono morti, li abbiamo sotterrati
tutti" riuscì a dire Richard.
     "Dove sono i soldi, eh?" chiedeva l'uomo continuando a dare pugni.
     "Non... lo so!" fece Richard con un sospiro, perché il fiato se
n'era andato tutto.
     "Si che lo sai..." e gli tirò un pugno più forte che fece
piegare Richard. Poi un altro sotto il mento e la testa scattò
all'indietro.
     Richard era certo che se gli avesse dato i soldi, l'avrebbero
ammazzato e Tommy assieme a lui. E poi tutti gli altri. In quel momento
negare gli parve l'unico modo di prendere tempo, sperando che gli altri
capissero che forse era ora di intervenire. Gli Huk erano solo in due e
poco propensi ad andarsene spontaneamente. Loro, per quanto ragazzi, erano
in undici e quella era la loro isola!
     Sperò che facessero in fretta.
     L'uomo grasso sfilò il coltello che teneva agganciato al cinturone
e glielo passò davanti agli occhi.
     "Adesso mi dirai dove sono i soldi, oppure questo coltello sarà
l'ultima cosa che vedrai..." e nel dirlo avvicinò la lama proprio sotto
l'occhio sinistro, passandola sulla pelle e lasciando una scia di sangue
per il taglio che gli stava facendo.
     "Ecco... ora gli resterà la cicatrice..." mormorò Kevin.
     Poi, come se fosse ipnotizzato o stesse vivendo un sogno, oppure si
trovasse davvero in un altro mondo, in una dimensione diversa, dove ciò
che vedeva non stava davvero accadendo, si alzò lasciando il suo
nascondiglio e con passo calmo, quieto, si diresse verso il filippino che
stava torturando Richard.
     Fu un miracolo che non producesse alcun rumore, neppure un fruscio,
anche se si muoveva sull'erba.  I due non lo sentirono arrivare.
     Fra le mani teneva stretta una delle mazze che Mike aveva costruito
per il baseball, fatta di legno duro, da un paletto dell'albero del pane.
     Prima che l'uomo grasso avvertisse il pericolo e riuscisse a voltarsi
o che l'altro potesse avvertirlo, gli aveva fracassato la testa con un
colpo violentissimo, la cui forza parve un mistero a lui stesso, anche in
quel momento particolare, in cui la mente era come oscurata da quello che
gli occhi non volevano più vedere.
     Quell'uomo cattivo era morto, prima ancora di cadere per terra.
     Sul cranio pelato adesso aveva una specie di concavità e lui sapeva
che nessuno può vivere con la testa ridotta in quelle condizioni.
     Il cadavere cadde addosso agli altri due, facendogli perdere
l'equilibrio. Solo allora e per non finire a terra, quello più magro
lasciò andare Richard che crollò sotto il peso del morto, restando
tramortito per la caduta e per i colpi che aveva ricevuto.
      Dietro Kevin si era mosso anche Mike, armato dello stesso coltello
con cui sgozzava quei pochi uccelli che si erano decisi a mangiare. Aveva
seguito Kevin, ma non era in trance come lui, perciò aveva puntato
dritto verso l'altro filippino.
      L'uomo capì di essere seriamente in pericolo e sarebbe scappato
nella foresta, se Manuel, sbucato da chissà dove, non l'avesse colpito
in mezzo alla faccia con l'altra mazza da baseball. Fu un movimento così
fulmineo che l'uomo parve chiedersi da dove arrivasse il colpo, da dove
spuntasse l'altro vendicatore, ma la botta era stata meno efficace di
quella data da Kevin, tanto che quello ebbe il tempo di portare la mano
alla pistola che teneva infilata di dietro, nella cintura.
      Mike allora gli piantò il coltello appena sotto lo sterno, proprio
nella pancia che era rimasta senza protezione.
      L'uomo fece qualche passo indietro, incredulo che tutto ciò stesse
accadendo proprio a lui, su un'isola che si aspettavano
deserta. Barcollando, indietreggiò fino al bordo del laghetto e cadde in
acqua.
      Era accaduto tutto in pochi secondi.
      Richard era a terra, privo di conoscenza, con la faccia e la camicia
coperte di sangue, in parte suo, in parte dell'uomo che gli era finito
addosso. Mike e Manuel si guardarono smarriti. L'altro uomo giaceva sul
fondo del laghetto, con gli occhi spalancati, meravigliati, a braccia e
gambe aperte, la pistola ancora stretta in una mano.
      Kevin tremava.
      Sull'isola era sceso un silenzio innaturale, rotto soltanto dal
sommesso guaito di Hook, spuntato da chissà dove.
      François fu il primo a riprendersi e corse a soccorrere
Richard. Con qualche difficoltà gli tolse di sopra il corpo dell'uomo
grasso e gli prese la testa, cercando di fermare con le mani l'emorragia
dal taglio che aveva sotto l'occhio. Gli colava sangue anche dal naso,
finendogli sul petto.
      "Terry..." urlò "voi ragazzi correte a prendere la cassetta del
pronto soccorso" gridò "Diego, porta via Teddy e Tommy!"
      Kevin si era accoccolato e guardava verso Richard con gli occhi
sbarrati, anche Manuel si era avvicinato e tremava.
      "François, fratellino..." Mike balbettava e si muoveva come se
avesse perso l'orientamento.
      "Ragazzi!" urlò allora François "Manuel, ti prego, almeno
tu. Stai calmo! Tu ce la puoi fare! Cerca di portare via Kevin e Mike!"
      "Richard? Come sta? È morto?" disse invece Manuel senza accennare
a muoversi.
      "No, scemo, è vivo. Non vedi che perde sangue? E fra un po' starà
meglio, quando gli avrò medicato questa ferita!"
      Cercava di tenere uniti i lembi del taglio e di rianimare Richard che
gli pareva davvero morto.
      "Dai, Manuel... forza! Porta via Kevin e Mike" ripeté "anche tu,
piccolino, vai, vai con Manuel, fai il bravo adesso!" disse a Mike che
parve ascoltarlo, perché si mise accanto a Manuel in attesa che si
decidesse a muoversi.
      Con Kevin non fu possibile, perché non voleva saperne. Manuel
tentava di prendergli il braccio e lui gli sfuggiva, con movimenti
improvvisi.
      "Va bene, porta via soltanto Mike per il momento, Kevin se ne starà
buono" acconsentì François alla fine e così Manuel accompagnò
Mike dall'altra parte del laghetto.
      Nel frattempo i tre avevano portato la cassetta del pronto soccorso e
finalmente François riuscì a mettere un tampone di garza sotto
l'occhio di Richard.
      La faccia era come una maschera, piena di sangue e gonfia, ma a parte
il taglio non parevano esserci altre ferite, se non le abrasioni dovute ai
colpi che aveva preso e le tumefazioni che si stavano già formando.
      Finalmente Richard parve rianimarsi. Sbuffò un poco, si mosse,
fece per alzarsi, ma ricadde esausto fra le braccia di François.
      "Mi fa male la testa!" balbettò, per quanto possibile, perché
aveva già le labbra gonfie "Mi fa male tutto!"
      Vedendolo muoversi e parlare, Kevin si rianimò. Sorrise, si guardò
attorno e poi se ne andò. Nessuno parve badargli in quel momento.
      François era impegnato a medicare le ferite di Richard, Terry e
Angelo l'aiutavano. Joel fu l'unico ad accorgersi di quella specie di fuga,
anche lui era troppo emozionato per reagire e seguirlo. Annotò
mentalmente la direzione e il fatto che Kevin camminava tranquillo come se
si avviasse a fare una passeggiata.
      "È solo un taglio questo, papà" diceva intanto François con
voce calma "non credo sia il caso che ci avventuriamo a mettere dei
punti. È proprio sotto l'occhio, ma non è profondo!"
      "Quanto è lungo?" chiese Richard.
      "Quasi tre centimetri ed è superficiale. Ehi... ma tu ci vedi?"
      Richard con qualche difficoltà riuscì ad aprire l'occhio ferito
e subito lo richiuse con una smorfia: "Si, si, ci vedo, non ti
preoccupare!"
      "Allora ti disinfetto il taglio e tutto il resto. Poi basterà che
stai attento e si rimarginerà!"
      "Vedrai che sarà così!" l'incoraggiò Richard
      "Speriamo!"
      "Adesso datti da fare..." e strinse i denti in attesa di tutto il
bruciore che avrebbe sentito.
      François fece più in fretta e meglio che poté, ma alla fine
Richard era stremato. Si era lamentato ed aveva gridato di tanto in tanto,
aveva anche lanciato, con l'occhio ancora aperto, degli sguardi attorno a
sé, ma non aveva visto quello che cercava.
      "Dov'è Kevin?" chiese alla fine in un sussurro.
      "Si è allontanato da quella parte" fece Joel indicando la
spiaggia.
      Richard fece per alzarsi.
      "Mi fa male tutto..." disse e si riadagiò cautamente sull'erba.
      "Andrò io a cercarlo" fece François, accarezzandolo sul torace,
dove non c'erano lividi "Tu resta qua e cerca di calmarti. Joel stai
accanto a lui" e lo fece sedere in modo che Richard gli posasse il capo sul
grembo, mentre Joel gli accarezzava i capelli.
      "Sto meglio adesso, ragazzi" borbottò Richard in un tentativo poco
riuscito di tranquillizzarli.
      François intanto si guardò attorno, cercò gli altri, per
capire dov'erano tutti.
      I due morti potevano aspettare.
      Manuel e Mike se ne stavano ai bordi della radura, immobili, con gli
occhi sbarrati e lo fissavano. Terry e Angelo, forse meno scossi,
inginocchiati accanto a Richard e Joel, aspettavano di sapere cosa fare e
toccava a lui dirgli qualcosa, dare istruzioni, rimettere il mondo in
movimento.
      In quel momento arrivò Diego che teneva le braccia sulle spalle di
Teddy e Tommy.
      "Papà!" urlò Tommy divincolandosi e correndo ad inginocchiarsi
anche lui davanti a Richard "È tutta colpa mia, mi dispiace... se non
fossi caduto... mi dispiace..."
      Il piccolino era disperato e urlava, stringeva la mano di Richard,
tremava, finché Manuel non corse ad abbracciarlo.
      "Vieni piccolo, vedrai che papà starà bene. Adesso è solo
stanco. Si sta riposando. Non vedi che dorme?"
      Richard intanto aveva aperto l'occhio buono e tentò un sorriso che
parve convincere Tommy e consolò moltissimo Manuel.
      "E non è colpa tua" aggiunse Richard con un filo di voce "se non
fossi caduto tu, ci avrebbero trovati e sarebbe stato peggio, perché
cercarci li avrebbe fatti arrabbiare di più!"
      "Mi perdoni, papà?"
      "Si" mormorò Richard tornando ad assopirsi con le carezze
amorevoli di Joel, mentre Terry e Angelo gli tenevano ciascuno una mano.
      "Terry, Mike, vi prego, tirate quel bastardo fuori dall'acqua... ci
sta sporcando di sangue tutto il laghetto" urlò François,
nell'intento di dare a tutti qualcosa da fare e il modo di distrarsi
"Mettetelo vicino al grassone! Penseremo dopo a cosa farne!"
      Aveva un po' ripreso il controllo di sé.
      "Io vado a cercare Kevin! Voi lavatevi tutti la faccia e le
mani. Anche tu, Joel! Dopo che Manuel si è lavato e ha lavato
Tommy... prenderà il tuo posto a sorreggere Richard. Tommy deve lavarsi
tutto, Manuel! "
      Vide Mike muoversi, avvicinarsi al laghetto, per eseguire le
istruzioni. Gli andò vicino.
      "Mike..." l'accarezzò sulla guancia "devi essere forte, piccolo
mio!"
      "Va tutto bene, fratellino! Hai ragione quello era un altro bastardo!
Non mi dispiace di averlo ucciso!"
      Quello era stato facile, pensò François, adesso veniva il
difficile e si incamminò verso la spiaggia.
      Kevin era seduto sulla sabbia a poca distanza dall'acqua e guardava
lontano, oltre la laguna. François gli si sedette accanto e gli mise il
braccio sulla spalla. Kevin non si allontanò, non reagì, spaventando
un po' François che avrebbe preferito sentirlo urlare e disperarsi.
      "Hai difeso il tuo uomo" gli sussurrò in un orecchio "hai fatto
quello che era giusto fare, fratello!"
      "Oh, io questo lo so..." disse con voce piana " ma sono lo stesso un
assassino, no? Andrò in galera, vero? E Richard non mi vorrà
più..."
      "Lui ti ha cercato... mentre lo medicavo, si guardava attorno
continuamente e l'unica cosa che ha chiesto, prima di addormentarsi è
stata 'Dov'è Kevin?'. Te lo giuro, fratello!"
      "Davvero?"
      Dentro Kevin qualcosa cominciò a muoversi. A François parve di
sentire, di vedere. Kevin alzò la testa di scatto per guardare
François.
      "Hai detto che mi ha cercato? Allora non è arrabbiato con me? Io
ho rotto il giuramento!"
      "Lui è il tuo uomo, tu l'hai salvato e lui questo lo sa!"
      "Io non potevo restare fermo!"
      "Gli avrebbero cavato gli occhi, Kevin! Il giuramento non valeva
più!"
      "Come sta adesso? Andiamo... sta soffrendo? Avrà tanto male!"
      E nel dirlo si alzò e corse verso la radura. François lo seguì
muovendosi il più velocemente possibile, per quanto lo permettesse la
sua gamba.
      Quando raggiunse con calma la radura, attorno al laghetto la scena
era piuttosto insolita.
      I due corpi erano stati spostati di lato e coperti da un telo,
l'acqua del laghetto non mostrava più tracce di sangue e i ragazzi erano
tutti fermi, chi seduto, chi in piedi, come in un tableau vivant a
riproporre una scena della deposizione. Al centro c'era Richard, il corpo
riverso, assopito fra le braccia di Kevin, mentre Manuel gli teneva una
mano e Tommy, inginocchiato accanto, l'accarezzava.
      "Vi siete lavati?" fece François rompendo insensibilmente
l'incanto.
      Tutti si affrettarono a rassicurarlo. Tommy si alzò
immediatamente, abbassandosi i pantaloncini appena indossati, per
mostrargli quanto fosse pulito.
      "Che ne facciamo di quei due?" chiese Terry.
      "Non lo so, aspettiamo che Richard si svegli" disse François "per
il momento mettiamoli nei sacchi e portiamoli al cimitero. Credo che
dovremo seppellire anche loro!"
      "Lo faremo solo perché altrimenti puzzerebbero..." Mike parlò
inaspettatamente e con una veemenza che François non si sarebbe
aspettata.
      "Io li darei in pasto ai pesci..." suggerì Joel.
      "Ma noi mangiamo i pesci!" urlò Tommy.
      "Basta! Aspettiamo di sentire cosa ne pensa Richard."
      "Che ne sarà adesso di noi?" chiese Diego.
      "Non lo so, ma ne parleremo, fra un po'!"
      In quel momento Richard aprì l'occhio buono, sorrise a Kevin e si
sollevò un poco, a mostrare che voleva un bacio. Kevin gli sfiorò le
labbra con le sue.
      "François ha ragione, dobbiamo seppellirli" disse.
      "Arriverà qualche altro a cercare i soldi oppure questi due e noi
non possiamo farci trovare, perché ci ucciderebbero. Però possiamo
dargli i soldi e sperare che se ne vadano" disse Manuel tutto d'un fiato.
      "Vorranno sapere che fine abbiamo fatto noi due" disse Diego.
      "Diego ha ragione" ammise Manuel.
      "Che facciamo, Richard?" chiese Mike, sempre più inquieto.
      "Per oggi possiamo solo seppellirli, anche se erano uomini molto
cattivi. Non possiamo lasciare i loro corpi all'aperto, a corrompersi."
      "Ragazzi, aiutatemi" fece Mike rassegnato "Terry prendi delle vele
per avvolgerli, li porteremo al cimitero."
      "E scaveremo altre due fosse!" aggiunse Terry.
      "Di questo passo non avremo più vele!" borbottò Joel.
      Richard rimase colpito dal cinismo con cui discutevano e scambiò
uno sguardo consapevole con François. Avrebbero dovuto parlarne, ma era
anche vero che per quanto fossero tutti così giovani la morte li aveva
sfiorati tanto e troppo spesso in quei mesi.
      François gli si inginocchiò accanto.
      "Si chiama assuefazione, papà. Quanti ne abbiamo seppelliti?
Pensavi che non ci abituassimo?"
      "Hai ragione, François, è che sono ancora dei bambini!"
      "Quando questa avventura sarà finita, nessuno di noi lo sarà
più. Anche se dovesse finire domani!"
      E non immaginava quanto fosse vicino alla verità.






TBC

***

lennybruce55@gmail.com

Il nome 'Lenny Bruce' è presente nella sezione "Stories by Prolific Net
Authors" (http://www.nifty.org/nifty/frauthors.html) con l'elenco degli
altri romanzi e racconti che ho scritto e pubblicato su Nifty.


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