Date: Tue, 7 Jan 2014 19:00:48 +0100
From: Lenny Bruce <lennybruce55@gmail.com>
Subject: L'Isola del Rifugio 18

DISCLAIMER: The following story is a fictional account of young teenage
boys who are in love.  There are references and graphic descriptions of gay
sex involving minors, and anyone who is uncomfortable with this should
obviously not be reading it. All characters are fictional and any
resemblance to real people is purely coincidental. Although the story takes
place in actual locations and establishments, the author takes full
responsibility for all events described and these are not in any way meant
to reflect the activities of real individuals or institutions. The author
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Questo è l'ultimo dei diciotto capitoli che compongono il romanzo.






     CAPITOLO 18 - Il mondo a Venture Island



      01 gennaio 1951

      La lancia entrò nella laguna quando lo gnomone segnava l'ora sesta
di Venture Island.
      Era il primo giorno dell'anno e la seconda metà del ventesimo
secolo era cominciata da appena dodici ore.
      Due piccole bandiere degli Stati Uniti le sventolavano a prua e a
poppa, a bordo c'erano quattro marinai con la divisa bianca della flotta
americana. Due di loro imbracciavano fucili, la lancia aveva un cannoncino
a prua, dietro cui era appostato un altro marinaio. In piedi, dietro al
timoniere, c'erano due uomini, che erano in borghese, in pantaloni e
camicia bianca. Uno dei due era più anziano dell'altro, ma lo si capiva
solo dai capelli candidi, una chioma fluente, pettinata all'indietro,
proprio come quella di Richard.  L'uomo se ne stava diritto e, come tutti
gli altri a bordo, si guardava attorno con attenzione, mentre la lancia
avanzava nella laguna.
      Il battello di diresse dapprima verso la coda dell'idrovolante
schiantato che spuntava dalla vegetazione e si avvicinò alla riva
abbastanza perché potessero osservare la scena con attenzione. La lancia
si fermò, ma nessuno scese. Pareva che sapessero cosa fosse e perché
fosse là, poi la lancia andò ad affiancarsi alla Spirit of Venture.
      L'uomo anziano la guardò con molta attenzione e notò
soprattutto il nome inciso sulla fiancata della barca. Quella che era stata
una scialuppa della Venture e adesso portava incise le parole 'Spirit of'
proprio sopra l'iscrizione originaria.
      I marinai l'aiutarono a scendere nell'acqua che arrivava alle
ginocchia. Assieme all'altro uomo in borghese e ai due marinai con i
fucili, raggiunsero la spiaggia e, dopo essersi guardati attorno, notarono
il sentiero, di lato alla grande roccia, chiaramente segnato da mesi di
passaggi e si avviarono.
      Quando raggiunsero le Tommy's Falls tutti e quattro trattennero il
fiato per la bellezza del posto.  L'uomo anziano restò stupefatto anche
perché davanti a lui era apparso un giovane alto con i capelli e la
barba bionda. Richard aveva il volto tumefatto, una brutta cicatrice sotto
l'occhio sinistro, era pieno di lividi, ma era pur sempre l'adorato nipote
di Richard Dwight Bonham.
      "Nonno..."
      "Figlio mio!"
      Erano trascorsi quattro giorni dalla brutta avventura vissuta con i
filippini, i lividi cominciavano già a diventare gialli, dopo essere
stati di un blu così intenso che Kevin aveva cominciato a preoccuparsi,
le labbra si stavano sgonfiando, la ferita sotto l'occhio era chiusa e si
sarebbe rimarginata presto.
      Il nonno l'abbracciò forte, stringendolo a sé e Richard non
riuscì a sopprimere un lamento per il dolore. Le costole forse non erano
fratturate, ma gli facevano un male da morire.

      Quelle di Richard non erano state le uniche ferite da curare e di cui
preoccuparsi. Tutti i ragazzi erano rimasti scossi dagli avvenimenti. La
notte dopo l'arrivo dei due Huk, dopo la brutta avventura, a Tommy erano
tornati gli incubi e aveva urlato svegliando tutti, subito consolato da
Manuel e da Kevin. Teddy piangeva continuamente e senza motivo, Diego non
sapeva come fare a calmarlo, né sapeva come fare a fermare il proprio
pianto. Terry, Joel e Angelo non si staccavano più, quando non si
tenevano per mano, restavano a contatto in qualche modo. Per questo motivo,
dal giorno dell'incidente, avevano monopolizzato i servizi di cucina e di
pesca. Li facevano in tre e non c'era da discutere. Mike e François
parlavano spesso tra loro, borbottavano.
      Nel senso che François non faceva che rassicurarlo.
      L'argomento di cui discutevano era uno solo, come sarebbe cambiata
adesso la vita di Venture Island.  Era un argomento che dava parecchio da
pensare anche agli altri, ma non in modo così ossessionante come a
Mike. Lui immaginava la fine di Venture Island, con l'arrivo di un'orda di
Huk che li avrebbero uccisi, oppure della nave americana, quella che era in
attesa di papà Gutierrez. Chiunque lo stesse aspettando, lui ragionava
così e non a torto, non vedendolo arrivare, sarebbe venuto a
cercarlo. Anche perché, aggiungeva Manuel, Gutierrez aveva lanciato un
S.o.s. con la posizione prima di tentare l'ammaraggio nella laguna. E in un
caso o nell'altro sarebbe stata la fine della loro avventura. Sarebbero
morti per mano degli Huk, oppure gli americani li avrebbero costretti a
tornare al mondo civile, dispersi, lontani gli uni dagli altri, ciascuno a
patire da solo le proprie miserie.
      "Se quell'uomo" Mike si riferiva al papà di Diego "non fosse
finito su quest'isola..."
      "Sarebbe morto lo stesso" l'interrompeva François "ma con lui
sarebbero morti anche Teddy e Diego!"
      "Che ne sarà di noi, fratellino? Io... io non voglio morire e non
voglio perdere gli altri... non voglio perdere te!"
      Questa volta Mike non aveva bisbigliato, aveva urlato, perché dopo
un paio di giorni trascorsi a tenersi dentro le sue paure, appena placate
dalle carezze e dai sussurri di François, era esploso e nulla avrebbe
potuto fermarlo.
      Il giorno dell'attacco era trascorso velocemente, con tutto quello
che c'era da fare per seppellire i due filippini e cercare di calmarsi,
curare Richard.
      Richard che si sforzava di sorridere e di rispondere a tutti quelli
che gli si avvicinavano e gli chiedevano come stesse e come si
sentisse. Richard che soffriva per i dolori alle costole e alla faccia, per
i calci e i pugni che aveva preso.
      Mike e François avevano guidato gli altri, mentre Kevin non si
allontanava da Richard neppure per un momento. Avevano scavato le due
fosse, mettendoci i cadaveri e poi avevano anche pregato. Richard aveva
cercato di alzarsi, avrebbe voluto raggiungere il cimitero, ma non ce
l'aveva fatta, allora, i ragazzi avevano chiesto a François di ripetere
le preghiere vicino alla casa. E l'avevano fatto, tenendosi per mano, come
sempre. Alla fine Diego e Teddy avevano anche recitato una preghiera in
tagalog.
      Poi avevano cenato in silenzio, nessuno aveva voglia di parlare e la
loro guida, Richard, non ne aveva la forza, per lui anche respirare era un
sacrificio.
      Quando si prepararono a salire in casa, apparve chiaro che Richard
non ce l'avrebbe mai fatta e neppure l'idea che Mike se lo mettesse in
spalla per portarlo su era praticabile. Avevano deciso di dormire tutti a
terra, attorno alla mangrovia, come avevano fatto prima che la casa fosse
costruita.
      La mattina dopo François li aveva spinti a rimettere in mare la
Spirit of Venture. Era necessario pescare, non potevano continuare a
cibarsi di uova e frutta.
      Richard che nella notte aveva riposato male, dormicchiò per tutta
la mattinata e per pranzo era un po' più sveglio.
      Kevin, François, Mike e Manuel erano attorno a lui. I due piccoli
con Diego se n'erano andati sulla spiaggia ad osservare le fasi della
pesca. I tredicenni erano sulla Spirit.
      "Ci uccideranno tutti, non è vero?" Mike era spaventato.
      "Non so che dirvi" Manuel, come sempre calmo ed equilibrato, era
diventato la testa più pensante del gruppo "sappiamo che c'è una nave
qua attorno, ieri era ad almeno tre o quattrocento miglia, oggi potrebbe
essere più vicina, se stanno ancora cercando i Gutierrez. Terry dice che
quell'idrovolante non poteva andare troppo lontano."
      "E la nave americana che aspettava i Gutierrez?" ricordò Mike che
non sapeva decidere quale delle due navi lo spaventasse di più.
      "Hai ragione, c'è anche quella" concesse Manuel "tutto sta a
vedere quale arriverà per prima!"
      "Chissà chi sono gli americani che aspettavano Gutierrez, forse è
una nave della marina, forse dei sevizi segreti... il papà di Diego era
un rivoluzionario che faceva il doppio gioco per noi."
      "E noi quale delle due vogliamo vedere?" chiese François dando
voce alle paure di Mike che ovviamente erano anche le sue.
      "Se arrivassero gli Huk ci ucciderebbero!" fece Manuel, senza alcuna
emozione.
      Era vero, pensò Richard, nessuno di loro era più un
bambino. Manuel, il dolcissimo Manuel il cui unico sogno era di poter
leggere fumetti per tutta la vita, che si era innamorato perdutamente di
lui e sognava solo di poter sfiorare una sua guancia con le labbra, adesso
parlava della morte di tutti loro con assoluta noncuranza, senza scomporsi.
      "E se fossero gli americani, quelli invece ci salverebbero, no?"
chiese Kevin e nella sua voce era chiara la disillusione che intristiva
anche lui.
      Richard alzò la mano. Parlava per sussurri, perché anche
respirare era un compito troppo impegnativo. Alzò la mano per chiedere
un silenzio che ottenne subito.
      "L'ho già detto una volta e lo ripeto, se torneremo vivi da questa
isola, farò tutto quello che è in mio potere perché restiamo
insieme. Non posso promettervi nulla, ma mio nonno sarà dalla nostra
parte e lui è sempre un alleato prezioso per chi è nel giusto. Noi
siamo nel giusto e ce la faremo" concluse con l'affanno, accennò ad un
colpo di tosse e per il dolore quasi svenne.
      "Richard..." Kevin gridò, poi si prese la testa fra le mani e
cominciò a piangere.
      "Non sto morendo, era solo un colpo di tosse, amore mio" bisbigliò
e quasi rise.
      "D'accordo, papà, ma adesso stenditi e riposati" Manuel l'aiutò
a posare il capo sul cuscino e poi abbracciò Kevin, per consolarlo.
      "E se arrivano gli Huk, che facciamo?" insisté Mike che era il più
inquieto di tutti "Aspettiamo che ci ammazzino?"
      "Possiamo almeno provare a prenderli in giro. Facciamo sparire il
secondo idrovolante" disse Manuel.
      "E come? Lo sotterriamo?" chiese François, scettico.
      "No... pensate che Terry sia in grado di rimorchiarlo con la Spirit
fino al canale, all'uscita della laguna?"
      "Sarebbe pericoloso" borbottò Richard "la corrente potrebbe
spingere la Spirit verso il largo. Terry non ce la farebbe a tornare!"
      "Ma se riuscissimo a liberarci dell'idrovolante, potremmo evitare
domande sui due morti. Sappiamo che l'idrovolante aveva la radio fuori uso,
sulla nave conoscevano la loro meta, ma non sanno per certo che quei due
sono arrivati a destinazione. Potremmo rimettere i soldi esattamente dove
li abbiamo trovati, dopo tutto erano ben nascosti. Così potremmo
pretendere che non sappiamo niente di niente. Se ce lo chiedessero,
racconteremmo che i Gutierrez sono morti tutti e tre nell'impatto. Abbiamo
tre tombe fresche no? Perché dovrebbero ucciderci?"
      "Vai avanti, Manuel" l'incoraggiò François.
      "Siamo nove ragazzini scampati ad un naufragio e non abbiamo niente
che li possa interessare. Loro parlano tagalog e noi inglese, con un po' di
fortuna possiamo passare per degli sprovveduti e scamparla.  Perché
dovrebbero ammazzarci, se gli facciamo trovare i resti dell'idrovolante e i
soldi?"
      "E Diego e Teddy?"
      "Li nascondiamo al lago superiore, non c'è bisogno che li
vedano. L'isola è abbastanza grande per nascondere due ragazzini!"
      "E se voglio aprire le tombe, gli faremo vedere per primo papà
Gutierrez. Che è quello che gli interessa di più!" aggiunse Kevin.
      "Manuel, ha ragione" fece François "una nave o un altro
idrovolante dovremmo riuscire a sentirli con un certo anticipo, no? Questa
volta non ci nasconderemo."
      "Non possiamo chiedere a Terry di rischiare la vita!" disse Richard
risoluto "La Spirit potrebbe non farcela a rientrare nella laguna. L'albero
potrebbe spezzarsi, potrebbe essere risucchiata dalla corrente del
canale. Può accadere di tutto!"
      "Andrò con loro" si offrì Mike.
      "Ci devo andare io" disse Richard di rimando.
      "Tu non vai da nessuna parte" tagliò corto Kevin "saresti di
impaccio nelle tue condizioni. E non discutere con me. Sai benissimo che
non puoi remare! In questo momento io e Mike siamo i più forti. Se ci
fosse da nuotare, François non ce la farebbe, lui non si muove ancora
bene. Ai remi ci saremo noi due, Terry dovrà governare la barca. Adesso
che ha l'albero e tutto il resto, la Spirit non può portare più di
tre persone, se deve rimorchiare l'idrovolante. Due ai remi e uno al
timone."
      "Prima dobbiamo sentire lui. Lo faremo solo se crede di poterci
riuscire."
      Quella sera fu tutto sistemato, ovviamente Terry fu più che
disponibile ad avventurarsi nel canale, oltre la laguna. Ci aveva pensato
tante volte ed era certo di potercela fare, ma Angelo e Joel non furono
contenti di dover restare a terra. Li convinse solo l'idea che loro due
erano troppo esili per poter remare, in caso di pericolo una volta arrivati
nel canale. In quel momento Mike e Kevin erano i più forti.
      Richard continuava ad essere molto dubbioso. La sua esitazione non
riguardava la validità del piano.  Liberarsi del secondo idrovolante era
una buona idea, l'unica loro speranza, in caso fossero arrivati gli Huk.
La sua esitazione e i dubbi erano tutti per la salvezza dei ragazzi.
      "Insomma, Richard, smettila" lo rimproverò Kevin, l'unico che gli
si sarebbe mai rivolto con quel tono "il giorno in cui siamo stati gettati
su quest'isola, siamo andati avanti e indietro per ore, attraversando il
canale e per giunta con il canotto. Finché non abbiamo preso la lancia e
anche allora era solo a forza di remi. E chi remava?"
      "Tutti noi... lo so, amore mio, ma ho paura lo stesso" disse sempre
sussurrando, per via delle costole ammaccate "quel giorno il mare era
piatto, c'era una calma insolita, domani potrebbe non essere lo stesso."
      Discussero della marea e consultarono i libri del capitano
Mendes. Alla fine decisero che l'avrebbero fatto all'alba, all'ora prima di
Venture Island, cioè alle sei di mattina. C'era luna piena e a quell'ora
la marea sarebbe stata al minimo. Terry sosteneva che, con le condizioni di
tempo buono che stavano avendo, la bassa marea mattutina li avrebbe aiutati
a spingere fuori dal canale l'idrovolante in direzione sud, dove la
scogliera era meno pericolosa.
      "Spero che quel coso non sia troppo pesante da rimorchiare" disse
Mike.
      "È un Violet Cloud ed è fatto per scivolare sull'acqua" lo
corresse Terry "dovremmo farcela con la vela.  La vera incognita sarà il
vento e quindi la forza della corrente nel canale. Se è troppo forte non
saprei che fare. Anche con voi ai remi..."
      "Terry, tu sei il comandante. Decidi tu!" mormorò Richard e
immediatamente Angelo e Joel scattarono in piedi, sugli attenti, facendo un
correttissimo saluto militare.
      Questo li fece tutti scoppiare a ridere. Anche Richard che
immediatamente rimpianse di averlo fatto e neppure le carezze di Kevin,
Manuel e Tommy riuscirono a consolarlo. Angelo e Joel lo guardavano con
occhi sgranati, consci di essere all'origine di quei dolori, così lui
dovette farsi forza per consolare loro.

      La mattina del 30 dicembre erano già tutti in piedi quando il
cielo cominciò a schiarirsi e fu possibile muoversi con
sicurezza. Terry, Mike e Kevin misero in mare la Spirit e legarono
l'idrovolante con una cima.  Spingersi al largo della laguna fu semplice,
il vento soffiava nella giusta direzione. Nel frattempo tutti gli altri,
compreso un Richard molto prudente nei movimenti, ma in grado di camminare
abbastanza bene, si incamminarono lungo il ramo meridionale della laguna.
      La Spirit arrivò facilmente all'estremità orientale della
laguna e là Terry cercò di fermarla. Aveva predetto correttamente che
la marea avrebbe favorito l'uscita dalla laguna, ma non si aspettava che il
vento fosse così forte e la corrente del canale quasi vorticosa.
      Se avessero avuto più tempo, Terry sarebbe andato ad osservare il
canale con molta attenzione, prima di presentarsi all'imboccatura della
laguna con attaccato un idrovolante, ma dovevano liberarsi di quell'aereo
prima possibile, aspettare ancora sarebbe stato troppo pericoloso.
      Tutti videro che il colore del mare cambiava di netto dal verde della
laguna al blu, quasi nero, del canale e per un momento parve che la Spirit
potesse essere risucchiata dalla grande massa d'acqua che si muoveva
impetuosamente. Pareva più un fiume in piena che il tratto di mare tra
un'isola e la barriera corallina.
      Dalla riva li osservavano terrorizzati, poi Terry riuscì a tenerla
dentro, mentre il Violet Cloud si dondolava indolente una decina di metri
più indietro. Se ne stettero così per un po' a riprendere fiato e a
calmarsi per lo spavento. Non c'era modo di trascinare il Violet nel
canale, senza essere risucchiati dalla corrente.
      "Ho un'idea" gridò Mike.
      Dall'estremità della lingua di terra che si protendeva verso il
mare, li guardavano intimoriti, mentre se ne stavano raccolti attorno a
Richard che era il più alto di tutti. Un po' per il vento freddo che
tirava là in punta, un po' per la paura che provavano, tremavano tutti e
tutti cercavano il calore e il conforto del loro capo e anche padre.
      "Tornate indietro" tentò di gridare Richard, ma non urlò,
perché non ne avrebbe avuto la forza. Ci pensò Tommy a fargli da
megafono.
      "Papà dice che dovete tornare!" si spolmonò il piccolino.
      "Terry, no!" urlò Joel "Che fate? No, Mike!"
      Li videro gettarsi in acqua. Mike e Kevin erano legati ciascuno ad
una cima. Nuotando si diressero verso l'idrovolante. Mike salì sulla
parte anteriore del galleggiante, Kevin saltò di dietro. Ciascuno aveva
legato al polso un remo corto. Erano i remi di riserva della Spirit.
      Mike sciolse la cima che legava l'idrovolante, poi cominciarono a
pagaiare. Nel frattempo Terry aveva spostato la Venture, in modo che il
Violet le sfilasse davanti.
      Remare in quelle condizioni non fu semplice. Mike da destra, Kevin da
sinistra, fecero molti sforzi per mettere in movimento l'aereo che
galleggiava pigramente sull'acqua della laguna.
      L'idea era che a forza di remi lo spingessero verso il canale,
sperando che la corrente lo catturasse, portandoselo verso il mare
aperto. Se ci fossero riusciti, le cime con sui si erano legati erano
l'unica loro possibilità di non perdersi in mare aperto assieme al
Violet.
      Dalla riva ormai urlavano cercando di dissuaderli, ma quella era
davvero l'unica possibilità che avevano, considerata la velocità con
cui l'acqua correva nel canale. Se avesse catturato la Spirit, l'avrebbe
risucchiata senza speranza, sbattendola contro la scogliera oppure
spingendola inesorabilmente verso il mare aperto.
      Dalla lingua di terra potevano solo urlare e guardarli con occhi
sgranati oppure chiudere gli occhi e pregare. E fu quello che fece
François.
      Non poteva perdere Mike, lo ricordò al suo dio che già una
volta gli aveva tolto tutto.
      I due vogatori intanto, inconsapevoli del dramma vissuto a riva,
continuavano a remare lentamente, coordinando le proprie azioni per
imprimere un moto ed una direzione precisa all'idrovolante. L'intento era
di incrociare una delle molte correnti che attraversavano la laguna e che
Terry conosceva molto bene. E infatti il ragazzo urlava indicazioni e
suggerimenti, perché si spostassero di là o di qua, finché il
Violet non acquistò all'improvviso velocità, dirigendosi decisamente
verso l'imboccatura della laguna.
      "Kevin salta" urlarono Mike e Terry insieme.
      Kevin doveva essere il primo, perché la sia cima era più corta
di quella di Mike. Lui non si fece pregare e saltò in acqua. Terry non
ebbe difficoltà ad issarlo sulla Spirit. Mike intanto cercava di
governare il Violet che stava per essere risucchiato dalla corrente del
canale. A cavalcioni del grosso galleggiante, cercava letteralmente di
restare in sella fino all'ultimo momento possibile, per imprimere
all'idrovolante la direzione giusta ed evitare che si schiantasse contro
gli scogli sull'altra sponda del canale. Quando però si decise a
saltare, il Violet era parallelo alla corrente, ma la Spirit, cui era
attaccata la cima, gli stava proprio dietro, perciò la corda si impigliò
al galleggiante dell'ala di sinistra.
      La corrente trascinava il Violet che si tirava dietro la Spirit con
la corda cui era legato Mike. In pochi secondi sarebbero stati tutti
trascinati verso il mare aperto.
      "Taglia la corda" urlò Mike che cercava disperatamente di tenersi
a galla.
      Il vento portò il suo grido verso la spiaggia, perché
François l'udisse.
      Tutti stavano seguendo con il fiato sospeso l'azione.
      "No!" gridò François, dimenticando che l'amore non può nulla
contro il destino.
      Joel, invece, qualcosa poté.
      Con l'avventatezza e la generosità dei bambini, si lanciò in
acqua e, sfidando la corrente, raggiunse con poche bracciate il
galleggiante laterale, sganciò la corda e incoscientemente si lasciò
andare.
      Gli andò bene, perché finì tra le braccia di Mike. Kevin li
tirò con qualche fatica verso la Spirit, mentre Terry governava la
barca, tenendola entro i confini della laguna, lontana dalla corrente.
      Nessuno si curò più del Violet Cloud che scivolò velocemente
verso il mare aperto per scomparire alla vista dopo pochi minuti, tutti
invece urlarono la loro gioia per la missione compiuta e la salvezza degli
amici.
      Richard si inginocchiò accanto a François che se ne stava per
terra raccolto su se stesso, con la testa tra le mani per non vedere. Era
esausto.
      "Fratello, ce l'hanno fatta!" sussurrò Richard, abbracciandolo.
      "Ho detto a Dio che non poteva togliermi tutto un'altra volta. Gli ho
detto che se l'avesse fatto sarei andato là di persona e gliele avrei
cantate!"
      "Ho capito... tu sai che sarei venuto con te, no?"
      "Gliel'ho detto che ci saresti stato anche tu!" fece François,
finalmente sorridendo "Adesso vado a riempirlo di botte... 'taglia la
corda' ha gridato... gliela do io la corda adesso!"
      La camminata per tornare alla roccia fu molto più allegra.
      Solo Angelo pareva abbattuto. Quando Joel si era lanciato in acqua,
lui aveva tentato di seguirlo, ma Manuel l'aveva trattenuto. Angelo aveva
gridato, urlato, si era disperato, finché non aveva visto che Joel e
Mike erano in salvo sulla Spirit. Adesso si sentiva in colpa per non essere
corso insieme a salvare i suoi amici. Toccò a Richard di consolarlo
mentre camminavano.
      "Angelo, dobbiamo essere tutti contenti oggi" provò a dire "hai
pensato che, se ti fossi gettato in acqua, saresti affogato?"
      Angelo non aveva mai imparato davvero a nuotare, perché continuava
ad avere troppa paura dell'acqua.
      "Quando Joel saprà che hai tentato di seguirlo, si
arrabbierà. Pensa solo che guaio sarebbe stato se si fosse reso conto
che tu eri dietro di lui mentre nuotava verso l'idrovolante. Avrebbe dovuto
scegliere tra te e Mike."
      Questo argomento finalmente convinse Angelo e lo consolò
parecchio.
      "Grazie, papà, ti voglio tanto bene. Lo sai?"
      Richard gli dette un bacio sulla fronte e poi uno sulla
guancia. Continuarono a camminare abbracciati.
      Quando raggiunsero la roccia, i quattro stavano già sbarcando
dalla Spirit.
      Tremante per l'emozione, Angelo corse dai suoi due amici e
l'abbraccio che li unì fu il più potente che si fossero mai
scambiati. Quello che si dissero non lo sentì nessuno, si capì solo
che da quel momento sulla terra nulla più avrebbe potuto separarli.
      Mike si avvicinò speranzoso a François, certo di essere accolto
come un eroe, ma il suo compagno lo guardò accigliato.
      "Taglia la corda!" disse François, con voce grave "E a me non ci
pensavi?" aggiunse urlando, tanto che tutti si girarono a guardarli. Poi
però li videro stringersi forte e ciascuno tornò a fare quello che
stava facendo, cioè abbracciare e baciare tutti gli altri.
      "Ho avuto tanta paura, tanta paura... è stato come vederti
morire..." gli bisbigliò François in un orecchio fra un bacio e
l'altro "poi ce l'hai fatta ed io ho pregato e anche minacciato Dio. Chissà
se mi perdonerà! L'ho minacciato che se non tornavi..." e qua scoppiò
a piangere.
      Mike era anche lui commosso, ma soprattutto incredulo, non era così
certo d'aver compiuto un atto eroico. Aveva agito per il bene di tutti e a
lui questo bastava, ma le lacrime di François erano qualcosa che non
riusciva a sopportare, vederlo piangere gli scioglieva il cuore, gli faceva
piegare le gambe.  Letteralmente. Caddero insieme in ginocchio sulla
sabbia, non perché cercassero di abbracciarsi meglio, ma perché tutti
e due erano tanto emozionati, da non riuscire più a sorreggersi.
      "Ti amo tanto, François, tanto che morire in questo momento non mi
dispiacerebbe..." lo sentì tremare a quelle parole "ma io non voglio
morire, perché voglio vivere tutta la mia vita con te, accanto a te,
finché tu non mi vorrai più! È te che voglio François, te e
solo te, per tutta la vita!"
      "È una proposta di matrimonio?" chiese François con voce
tremante, perché mai, nella sua vita era stato tanto serio.
      "Si! Quando, dove e come sarà possibile, ci sposeremo e se non
sarà mai possibile io sarò il tuo compagno per tutta la vita, se tu
mi vorrai!" fece Mike altrettanto serio.
      "Ed io il tuo!"
      Rimasero per un tempo lunghissimo abbracciati così, in un
intreccio di gambe e braccia, inginocchiati sulla sabbia. Furono momenti
estremamente intensi per tutti e due, tanto che non sentirono l'eccitazione
crescere dentro di loro finché non raggiunsero l'apice e, mentre si
baciavano appassionatamente, scaricarono così tutta la tensione, la
paura, la gioia, l'estrema felicità di quella mattinata. Vibrarono
insieme, furono scossi dalla stessa ebbrezza, nello stesso momento,
bagnando se stessi e la pancia dell'altro dello stesso seme.
      Quando scesero da quella vetta di piacere e di comunione, quando
tornarono a guardarsi negli occhi erano due persone nuove, diverse. I due
sedicenni le cui vite erano state più volte scosse, abbattute dagli
avvenimenti, due ragazzi che avevano conosciuto la disperazione,
l'annientamento, il tradimento, erano ora due giovani uomini pronti ad
affrontare la vita insieme.
      Questo lessero negli occhi dell'altro, questo accadde in quei
pochissimi minuti che sembrarono un tempo infinito, mentre attorno a loro
la vita continuava a scorrere.
      Kevin fu accolto dagli amorevoli e prudenti abbracci di Richard,
dalle carezze di Manuel e dall'entusiasmo di Tommy che una volta saltatogli
in braccio non ne volle più sapere di scendere.
      Non era mai stato bambino e quelle volte in cui glielo concedevano,
lui cercava di rifarsi, lo capì e glielo confessò là stesso,
bisbigliando in un orecchio, e Kevin l'abbracciò più forte, prima di
convincerlo a scendere.
      Anche Tommy sta crescendo e maturando, pensò Kevin,
ripromettendosi di parlarne a Manuel e Richard. Di lì a poco, anche il
loro piccolino sarebbe stato un ragazzo maturo, come tutti gli altri, se
non lo era già. Quando faceva il bambino, era solo perché gli piaceva
farlo.
      Per Mike e François alzarsi non fu semplice. Avevano il davanti
dei pantaloni bagnato, segnato dall'evidenza dei momenti così intensi
appena vissuti, erano un po' intorpiditi dalla posizione e dagli sforzi
fatti per restare inginocchiati, abbracciati, quasi in equilibrio sulle
caviglie, ma soprattutto volevano evitare che tutti li vedessero in quelle
condizioni. Si alzarono lentamente, senza sciogliersi dall'abbraccio e
restarono stretti, uno contro l'altro, finché Joel non parlò.
      "Che avete da nascondere voi due?" disse ridendo.
      "C'è qualcosa che dobbiamo sapere?" chiese Angelo.
      "Non è che siete rimasti attaccati?" Terry concluse il crescendo
delle insinuazioni.
      A quel punto ridevano tutti e François si rese conto che il loro
segreto era scoperto. A quei tre era impossibile nascondere qualcosa,
specie se era Mike a provarci. Stava per spostarsi e parlare, quando Mike
lo sorprese, voltandosi e mettendo in mostra il davanti impiastricciato dei
loro pantaloncini. Tutti si aspettavano un accesso di collera di Mike, che
poi François avrebbe stemperato con qualche parola scherzosa, quello che
invece disse sorprese tutti.
      "Il vero eroe è Joel!" disse serio "È un eroe, perché ci ha
salvato la vita. Se non fosse intervenuto adesso noi tre saremmo in mare
aperto, oppure incagliati con la Spirit sulla scogliera ed io forse sarei
annegato, perché non so nuotare ancora molto bene. L'eroe vero è lui
che è anche un pazzo incosciente e questo lo sappiamo, no?" tutti
risero, ma Mike non aveva finito quel discorso, insolitamente lungo per lui
"Joel è il mio eroe, anche perché, salvandomi, mi ha permesso di
trovare il coraggio di... di chiedere a François di diventare il mio
fidanzato e forse di sposarmi..."
      "Eh, come?" gridarono tutti, tranne Richard e Kevin che quella
promessa se l'erano già fatta tempo prima.
      "Lo sappiamo che due uomini non potranno sposarsi mai, ma io l'ho
chiesto lo stesso a François e lui ha accettato" fece Mike con gli occhi
sgranati e la consapevolezza di essere impotente davanti a qualcosa più
grande di loro "io... fino ad oggi non ero certo, cioè... non pensavo di
essere... completamente finocchio... si dice omosessuale, lo so! Ma ero già
innamorato di François, questo è certo. Io non pensavo a lui come
a... a un... fidanzato e... marito. Posso dire così?" e guardò
Richard.
      "Credo che vada bene lo stesso, Mike!"
      "Oggi invece è accaduta una cosa, proprio per merito di Joel, che
magari non sapeva di essere così bravo. Quando sono caduto in acqua e ho
capito che la corda si era impigliata e Terry e Kevin non sarebbero
riusciti a tirarmi sulla Spirit, ho pensato che sarei morto. Poi ho capito
che saremmo morti tutti e tre e allora ho gridato a Terry di tagliare
quella maledetta corda. Ho pensato che la mia vita non valesse la loro. Poi
ho visto arrivare Joel, non so come ce l'abbia fatta a raggiungere quel
coso!"
      "Era un Violet Cloud!" fece Terry che agli aerei ci teneva.
      "Già... il Violet Cloud! Joel ha nuotato dritto al galleggiante
sotto l'ala sinistra e ha sganciato la corda, poi l'ha lasciata andare. Io
credo che l'avrei tenuta stretta, lui invece l'ha lasciata andare, perché
io mi potessi salvare. Quell'incosciente forse pensava di tornare a riva
nuotando, non si era reso conto della forza della corrente..."
      "È vero, pensavo di farcela."
      "Fortunatamente mi è praticamente venuto addosso, l'ho afferrato e
Kevin è riuscito a tirarci a bordo.  Ma è stata dura e penso che le
mani di Kevin siano piagate adesso!"
      "Che hai alle mani?" urlò Richard, subito pentendosi dello sforzo.
      "Ma niente..." e fece per sottrarle, ma Manuel, da dietro e con la
solita dolcezza, gliele prese facendole aprire.
      I palmi erano segnati dalla corda che aveva tirato, con tutte le
forze, mentre Terry cercava di tenere la Spirit nella laguna.
      "Amore mio..." Richard cercò di baciargliele, poi si dette da fare
per medicarle "scusa, Mike, continua" aggiunse.
      "Oh, si. Dicevo... in quei pochi secondi, prima che arrivasse Joel,
ho capito che volevo tornare a terra, che dovevo tornare per forza, perché
qua c'eravate tutti voi ad aspettarmi e c'era François, con cui non ero
mai stato completamente sincero. L'amo tanto, l'amavo tanto, ma in fondo a
tutto c'era sempre l'idea che non fosse giusto che due uomini... credevo
che tutti lo facessimo perché eravamo bloccati su quest'isola.  Mentre
mi sentivo scivolare via, spinto dalla corrente e vedevo allontanarsi la
spiaggia, mentre il Violet e la Spirit cominciavano ad essere spinti nel
canale, quando ho visto Joel gettarsi in acqua per salvarci, ho visto anche
François cadere per terra disperato. E, non so come, ho capito che senza
di me sarebbe morto, che la mia vita era definitivamente legata alla
sua. Che ero felice di questo, che lo amavo completamente e non perché
ero bloccato su Venture Island. Per questo appena sono tornato a terra,
dopo che Joel mi ha salvato la vita, ho chiesto a François di diventare
mio marito!"
      E come poteva finire se non con un applauso, cui non partecipò il
solo Kevin, le cui mani erano già fasciate e coperte dai baci di
Richard.
      Quella sera, attorno al fuoco, mentre i piccoli si assopivano
spossati dalla giornata faticosa ed emozionante che avevano vissuto,
François e Mike continuarono la loro piccola luna di miele scambiandosi
baci e carezze. Dall'altra parte Kevin e Manuel erano accoccolati attorno a
Richard che si godeva il calore del loro corpi e pensava. Tommy,
abbracciato a tutti e tre, dormiva placidamente come i tredicenni. Anche
Teddy dormiva col capo posato sul grembo di Diego.

      Nei giorni successivi i ragazzi fecero molta attenzione a tutti i
rumori insoliti che potevano sentire e a quello che si poteva vedere del
mare aperto al di là della laguna e oltre la barriera. Erano certi che
con l'oscurità nessuno si sarebbe avventurato nello stretto passaggio
per entrare nella laguna e che difficilmente avrebbero scelto di sbarcare
in un altro posto, perciò di giorno stavano tutti molto attenti ai
rumori o a guardare il cielo, mentre di notte erano più tranquilli. Per
sicurezza, Diego e il piccolo Teddy non uscivano più allo scoperto,
restando sempre sotto gli alberi, né si avventuravano sulla
spiaggia. Erano comunque sempre pronti a scappare al lago superiore con
Manuel e Tommy che li avrebbero accompagnati ed aiutati a nascondersi e a
sopravvivere se gli Huk si fossero fermati per troppo tempo.
      La mattina del primo dell'anno, dopo che avevano festeggiato un po'
in sordina aspettando insieme la mezzanotte, videro spuntare un filo di
fumo sulla linea dell'orizzonte e poco dopo delinearsi la sagoma di una
nave che si avvicinava. Si prepararono ad accogliere i visitatori, chiunque
essi fossero.
      Richard e Manuel, più di tutti, ma anche Joel, che si stava
rivelando un acuto osservatore, oltre che coraggioso e avventato, avevano
stabilito, d'accordo con tutti gli altri, come si sarebbero comportati se
fossero arrivati gli Huk e l'obiettivo era di farli ripartire subito e
possibilmente senza fare danni.
      Anche se più o meno tutti speravano che non arrivasse nessuno,
sapevano anche che qualcuno sarebbe venuto lo stesso e molto presto.
      Se fossero arrivati gli americani, sarebbe stato molto diverso e
Richard si stava preparando a questa evenienza da almeno cinque mesi.
      Di essere salvati per forza lo temevano tutti, con maggiore o minore
intensità, anche per quello, il giorno dopo l'avventura con la Spirit,
Richard li riunì attorno a sé.
      "Manuel che ne pensi?"
      "Può arrivare chiunque, una nave civile, una della flotta degli
Stati Uniti, può darsi che prima un ricognitore sorvoli l'isola per
vedere se c'è traccia di uno degli idrovolanti. Chiunque venga,
comunque, è certo che non ci lascerà qua, vorrà, anzi dovrà
restituirci al mondo civile. Io penso che sarà una nave militare, oppure
una nave collegata ai servizi segreti."
      Quando tutti ebbero fatto il loro commento sulla possibilità di
entrare in contatto con delle spie vere, Richard pose una domanda di cui
conosceva già la risposta.
      "Questo qualcuno che forse verrà a salvarci ci porterà
sicuramente via da Venture Island. Voi volete ancora che restiamo tutti
insieme?"
      Otto paia d'occhi sgranati lo fissarono, in più c'erano gli
sguardi turbati di Teddy e Diego.
      "Papà..." Tommy gli si rannicchiò ancora più vicino, stando
attento a non stringerlo, né a toccarlo dove sapeva che poteva fargli
male "papà... non ci lasciare..." e cominciò a piangere.
      Manuel aveva già gli occhi lucidi, mentre i tredicenni si erano
stretti nel loro abbraccio, come per difendersi da qualcosa che non
conoscevano ancora e lo guardavano spaventati.
      "Papà Richard" disse allora François "noi siamo tutti con te,
finché tu ci vorrai!" e Mike assentì convinto, anche se non
distoglieva lo sguardo da Richard.
      "Va bene, ragazzi, siamo tutti d'accordo. Non volevo spaventarvi,
ok?"
      "Ci sei quasi riuscito" fece Kevin con tutta la disapprovazione che
riuscì a mettere nelle sue parole.
      "Mi dispiace... è che volevo esserne certo prima di parlarvi del
mio piano... insomma di quello che ho pensato."
      "Cosa vuoi che facciamo, papà?" chiese Terry.
      "Tu devi solo dircelo..." fece Angelo.
      "... e noi lo faremo" concluse Joel.
      "Voglio solo che abbiate fiducia in me!"
      Dieci voci, comprese Diego ed Teddy si unirono a ricordargli che
aveva tutta la loro fiducia, il loro cuore e la loro anima. E questo lo
commosse.
      "Grazie, ragazzi... adesso però ascoltatemi bene. Il nostro
problema è che una volta tornati negli Stati Uniti, a Boston, tutti
verrete ripresi in carico dai servizi sociali e, se vogliamo restare
insieme, dobbiamo trovare il modo perché questo non avvenga."
      "Ma adesso sei tu il nostro papà!" gridò Tommy.
      "Si!" dissero più o meno tutti.
      "Io ci proverò con tutte le forza, ma lasciatemi spiegare quello
che ho pensato di fare. Voi sapete che Kevin ha già sedici anni, quello
che forse non sapete è che potrebbe essere dichiarato minore emancipato.
Lo stesso può forse accadere per François e Mike."
      "Che cos'è un minore emancipato?" chiese Joel, interpretando il
pensiero di tutti.
      "È un ragazzo a cui il giudice riconosce lo stato giuridico di
adulto, è come se avesse diciotto o ventuno anni, a seconda dello stato
in cui si vive, anche quando ne ha sedici. Per esempio da noi nel
Massachusetts si è adulti a diciotto anni, perciò io sono già un
adulto... anche se non posso comprare alcoolici."
      "Tu bevi solo acqua, amore mio!"
      "Lo so, Kevin, ma era per spiegare..." fece Richard, cercando senza
successo di non lanciargli uno sguardo innamorato.
      "Sissignore!"
      "Dicevo..." insisté, provando con tutte le sue forze a restare
serio "a parte me che sono già maggiorenne, i tre più grandi
avrebbero buone probabilità di essere dichiarati minori emancipati,
perché hanno già o stanno per compiere sedici anni. In genere i
giudici non prendono seriamente le richieste di chi ha un'età
inferiore. Voi tre non avete genitori in grado di occuparsi del vostro
mantenimento e della vostra educazione e quindi è compito dello stato
badare alle vostre necessità. Se noi dimostrassimo che avete i mezzi
economici per provvedere a voi stessi, potreste essere dichiarati minori
emancipati."
      "Papà Richard" l'interruppe François "anche le mutande che io e
Mike portiamo sono di tuo nonno...  come credi che possiamo dimostrare di
avere i mezzi economici per poterci mantenere?"
      "Come hai cominciato la tua domanda, François?"
      "Eh? Come?"
      "Quali sono state le prime parole che hai detto quando mi hai posto
la tua domanda?"
      "Quella sulle mutande? Ah, papà... Richard?"
      "Appunto, se volete che sia vostro padre, tra molte virgolette,
dovreste anche consentirmi di provvedere alla vostra indipendenza
economica, no?"
      "Capisco, papà Richard!" poi François avvicinò le labbra
all'orecchio di Mike e gli spiegò le parole di Richard.
      "Tutto chiaro?"
      "Si... grazie, papà" fece Mike contento.
      "Tornando a noi. Per Manuel e voi tredicenni non possiamo chiedere la
stessa cosa, perché siete troppo piccoli, come pure per Tommy. Per Diego
e Teddy il problema è diverso, perché dobbiamo prima capire se
potrete tornare nelle Filippine dai vostri nonni."
      "Se gli Huk non li hanno uccisi per vendetta" fece Diego, facendo
subito piangere Teddy.
      "E se andaste dove vostro padre aveva progettato di portarvi?" chiese
François.
      "Non sappiamo dove e da chi stesse andando esattamente!"
      "Ehi, non credo che gli Huk abbiano fatto niente ai vostri nonni"
disse allora Manuel "perché probabilmente vostra madre l'ha impedito,
no?"
      "Forse... forse hai ragione" concesse Diego.
      "Il vostro problema lo affronteremo quando sapremo dei vostri
nonni. Tornando a noi, la mia idea è questa" riprese Richard "se e
quando arriveranno gli americani dirò, a chi viene a prenderci, se mai
verrà qualcuno, che devo immediatamente mettermi in contatto con mio
nonno. Se lo conosco bene, sono certo che avrà spinto tutte le leve
possibili perché, dopo la scomparsa della Venture, noi fossimo cercati
su ogni scoglio tra Manila e Brisbane. Dubito che ci sia una sola nave che
incroci in queste acque che non sappia di noi o che non conosca Richard
D. Bonham.
      "Io cercherò di parlare con mio nonno chiedendogli di venire ad
accoglierci nel primo porto dove la nostra ipotetica nave
attraccherà. Noi siamo a cinque o sei giorni di navigazione dalle
Filippine, io gli parlerò già dalla nave e sono certo che lui verrà
in aereo ad aspettarci. Quando lo incontrerò di persona, gli spiegherò
che adesso ha nove nipoti oppure undici, se Diego e Teddy non riusciranno a
tornare dai nonni o dalla mamma. Ragazzi, mio nonno ed io troveremo una
soluzione che ci faccia restare insieme!"
      "Sappiamo che farai di tutto, papà, ma... noi siamo lo stesso
preoccupati" disse Mike.
      "Lo sono anch'io!" ammise Richard "Però ricordatevi che voi tutti,
tranne Kevin, siete orfani o quasi e quindi siete a carico dello Stato del
Massachusetts. Per quello che posso saperne, una richiesta di adozione da
parte di mio nonno potrebbe avere buone probabilità di riuscita, perché
così lo stato risparmierebbe molti soldi. Non vi nascondo che potrebbero
esserci delle difficoltà, ma sono certo che il nonno sarà in grado di
superarle, quando saprà che siamo vivi."
      "Richard, c'è un'altra cosa di cui dobbiamo parlare" fece allora
François "è qualcosa di altrettanto importante, se dovessero arrivare
gli americani!"
      "Cos'è François?"
      "Sono cinque mesi che noi stiamo da soli su quest'isola" tutti lo
seguivano con attenzione "e qualche volta ci comportiamo in un modo che
potrebbe creare qualche imbarazzo in chi ci guarda."
      "Che vuoi dire?" fece Mike, seguito dai tredicenni.
      Manuel, Richard e Kevin, invece avevano capito benissimo a cosa si
riferisse François.
      "Hai ragione" disse Manuel che fu il primo a riprendersi "dobbiamo
stare attenti a come ci muoviamo e a quello che diciamo."
      "Ma perché?" Terry e Angelo non ci erano ancora arrivati.
      "È vero" disse allora Joel "noi lo sappiamo tutti che siamo
fidanzati, no? E sappiamo anche perché e sappiamo che a noi piace
così, ma a chi sta arrivando questo potrebbe non piacere. Non gli
piacerà per niente, non è vero, papà?"
      "Credo che tutti abbiate detto delle cose molto giuste" ammise
Richard "ed è bene che stiamo attenti, perché il mondo che sta al di
là di questo oceano non ci accetterà per come siamo adesso. È
brutto da dire, ma è meglio che lo sappiamo e siamo preparati quando
accadrà che torneremo. Per noi, fra noi, resteremo sempre ciò che
siamo, finché lo vorremo, ma a chiunque altro non potremo dare, in alcun
modo l'idea di quello che davvero c'è tra noi, perché non
capirebbero, non farebbero nessuno sforzo per capire. Di sicuro verremmo
separati immediatamente. Potrebbero arrivare a chiuderci in manicomio, io
sarei anche arrestato.  È chiaro questo? È chiaro a tutti? Tommy?"
      "Si, papà!"
      "Teddy, Diego?"
      "Si, Richard" dissero insieme.
      "Angelo, Joel, Terry?"
      "Si, papà!"
      "Non lo dico per spaventarvi, non lo farei mai, ma perché vi
voglio bene e l'unico mio desiderio è che restiamo insieme. E per farlo,
nessuno deve sapere quello che davvero c'è tra noi! Quello che vi chiedo
è una specie di giuramento e più forte sarà, più sicuri saremo
tutti. Nessuno dovrà mai sospettare di noi!  Almeno finché non avremo
tutti raggiunto i diciotto anni!"
      "Si, papà!"
      "Lo giuriamo tutti!"

      La mattina di capodanno Tommy, e chi se non lui, avvistò per primo
la nave avvicinarsi. Si era arrampicato su una delle palme sulla
spiaggia. Era quello che faceva in ogni momento da quando guardare al largo
era diventato di vitale importanza.
      "Dalla sagoma sembra una nave militare" sentenziò Terry subito
chiamato a consulto e salito sulla palma vicina "è grigia, ma questo non
vuol dire nulla. È la sagoma che mi fa pensare che sia militare" spiegò
"ha due fumaioli e poi quell'albero alto, così alto che sembra un
traliccio. Per me è una nave militare, forse un cacciatorpediniere!"
      "Credi che sia americano?" chiese Mike da sotto.
      "Se è militare è sicuramente una nave americana" precisò
Manuel "non credo ci siano altre navi militari in giro in questo momento,
in questi mari."
      "Come fai a sapere queste cose?" chiese Joel.
      "Mi piace leggere i giornali!"
      "Qua non ci sono giornali" precisò Joel.
      "Ehi..." urlò ancora Tommy "i fumaioli sono proprio due e fanno
tanto fumo. La nave punta dritta verso di noi!"
      "Vuoi dire che fa rotta su Venture Island" precisò Terry.
      "Che facciamo, papà?" Angelo era il più preoccupato.
      "Stai calmo, piccolo. Prima aspettiamo che si avvicini, certamente si
fermerà in rada e una lancia verrà verso la laguna. A quel punto
sapremo se si tratta di una nave americana, e capiremo se potremo fidarci
oppure no."
      "Credo di vedere dei cannoni..." fece Terry.
      "Si, si..." gridò Tommy eccitato "sono proprio cannoni. Ci sono
due... cose con i cannoni attaccati!"
      "Quelle sono torrette, due a prua e una a poppa. Adesso lo
riconosco. È un cacciatorpediniere!"  affermò Terry, sicuro.
      "Ma a te non piacevano solo gli aerei?" chiese Mike incredulo.
      "Anche le navi" precisò Joel orgoglioso, come se stesse parlando
di sé "Terry sa tutto anche sulle navi della flotta degli Stati Uniti!"
      "È un cacciatorpediniere... è americano, lo riconosco" disse
allora Terry, come a confermare l'affermazione di Joel "non so quale sia la
classe, ma ne ho già visti come questo... ne abbiamo visti a Pearl
Harbour, papà ti ricordi?"
      "Si, hai ragione, Terry!"
      "732... è il numero scritto sul lato" Tommy continuava con la sua
ricognizione.
      "Quello è il numero identificativo dello scafo. Questo vuol dire
che l'identificativo completo di quella nave sarà DD-732, perché è
un cacciatorpediniere" precisò Terry, poi spiegò "quel numero più
del nome serve a renderlo facilmente riconoscibile a tutti quelli che lo
devono identificare."
      La nave nel frattempo aveva continuato ad avvicinarsi e Richard
sentiva crescere dentro di sé due sentimenti contrastanti. Se era una
nave da guerra americana, avevano la certezza del ritorno al mondo civile e
questo gli dava tranquillità, perché il pensiero di essere un
Robinson del ventesimo secolo non l'aveva mai affascinato. L'angustia che
sentiva crescergli dentro, invece, era più complessa. La loro
incredibile avventura stava finendo e questo sarebbe stato anche
sufficiente a rattristarlo, ma quello che più di tutto lo preoccupava
era l'incertezza del futuro dei suoi ragazzi.
      Aveva esposto la sua idea e loro, per la fiducia assoluta che
riponevano in lui, gli avevano creduto e si erano rasserenati, ma in realtà
non era affatto certo che sarebbe andata come aveva detto. Poteva accadere
di tutto, in cuor suo sapeva che tutto era possibile e questa volta non lo
pensava solo perché era pessimista.  Qualcuno dei ragazzi con i genitori
ancora in vita, Mike, François, Angelo, lo stesso Kevin, avrebbe potuto
essere restituito alla sua famiglia, se questa si fosse ricostituita, se
fossero venuti meno i motivi per cui ai genitori era stata negata la
potestà. E poteva essere rifiutata l'adozione ad uno degli orfani. I
ragazzi erano otto e ci sarebbero stati otto casi diversi che potevano
evolversi ciascuno in modo differente e imprevedibile.  La perdita anche di
uno solo di loro sarebbe stata insopportabile per gli altri.
      Era a questo che pensava, mentre vedeva avvicinarsi la nave che era
la loro salvezza e anche la conclusione della loro avventura, ma che poteva
anche essere la fine di tutto per qualcuno di loro.
      La nave che gettò l'ancora al largo di Venture Island era, come
aveva riconosciuto Terry, un cacciatorpediniere della marina militare
americana. La bandiera a stelle e strisce faceva bella mostra di sé,
sventolando sull'albero maestro. Con la sua forma allungata la nave
interrompeva la linea dell'orizzonte sul mare azzurro ad est di Venture
Island. Aveva il numero 732 dipinto a prua e a poppa.
      I ragazzi la guardarono rapiti, più o meno consapevoli che di lì
a poco l'avrebbero vista da molto più vicino, salendo a bordo. Presto
avrebbero fatto un viaggio di almeno cinque o sei giorni fino al porto più
vicino.
      "Ha due torrette anche dietro, Terry!" urlò Tommy.
      "A poppa, Tommy, a poppa!" fece Terry paziente "Sei stato sulla
Venture abbastanza per capire qual è la poppa."
      "E sono davvero cannoni quelli?" disse invece Tommy con gli occhi
sgranati e senza badargli.
      "Questa non affonderà, vero papà?" chiese Angelo.
      "Non credo, piccolo!"
      Osservarono la manovra con cui una lancia veniva calata in acqua da
babordo. La barca poi si diresse velocemente verso l'isola, imboccando il
canale da nord, nella direzione opposta dalla quale era uscito
l'idrovolante.
      "Diego, Teddy, andate nella radura, sulla strada che porta al lago
superiore. Manuel, Tommy, voi state pronti a seguirli se ve lo dico
io. Sapete quello che dovete fare?"
      "Si, papà!" dissero tutti e quattro.
      "Noi prepariamoci e ricordatevi quello che vi ho raccomandato!" e si
incamminò con gli altri verso le Tommy's Falls ad aspettare con
trepidazione chiunque ci fosse su quella barca. Nel frattempo Diego, Teddy,
Tommy e Manuel avevano pronti gli zaini e le borse che sarebbero servite
per sopravvivere qualche giorno al lago superiore.

      Quando riconobbe suo nonno, Richard fu contento di cambiare il suo
piano.
      Restò sulla sponda del lago, circondato dai suoi ragazzi,
sorridente, in attesa che il nonno si riprendesse dalla sorpresa di
trovarsi davanti il suo adorato nipote e quasi tutti i ragazzi imbarcati
sulla Venture.
      Il nonno l'abbracciò stretto, Richard provò a resistere, ma non
ce la fece e sospirò per il dolore, quasi sottraendosi.
      "Perdonami, nonno, ho male alle costole, perché qualche giorno fa
ho avuto una discussione con delle persone..."
      "Chi erano? Che genere di discussione?" chiese l'uomo più giovane
che era accanto al nonno.
      "Richard, ti presento il capitano Jonathan H. Barrie, dei servizi
segreti della marina. Jonathan, questo è mio nipote Richard Dwight
Bonham terzo."
      "Lieto di fare la sua conoscenza, capitano."
      "Il piacere di vederti è tutto mio, ragazzo. Davvero!"
      "Con chi hai avuto questa discussione, Richard?"
      "Nonno, capitano, permettete prima che vi presenti i miei amici e
compagni di avventure" e Richard presentò ad uno ad uno i ragazzi.
      Tutti furono molto compiti nel rispondere alla presentazione, anche
Tommy che, dopo aver detto le solite parole, come tutti si aspettavano e
temevano abbracciò e baciò sulle guance il nonno. Non il capitano
Barrie che fece in tempo a sottrarsi.
      Finalmente Richard giunse a presentare i due Gutierrez.
      "Loro sono gli ultimi arrivati, Diego e Teodoro Gutierrez."
      "Vostro padre?" chiese allora il capitano rivolto ai due ragazzini.
      Teddy abbassò gli occhi e il fratello gli mise la mano sulla
spalla stringendolo a sé, anche Tommy gli si avvicinò per
accarezzarlo.
      "Nostro padre è morto" disse Diego "tentando di ammarare, durante
la tempesta. Era il giorno di Natale. Noi ci siamo salvati e Richard ci ha
accolti. Lei, capitano, conosceva mio padre?"
      "Il cacciatorpediniere Hyman, la nave con cui siamo arrivati, vi
aspettava a molte miglia da quest'isola.  Dalla nave abbiamo raccolto il
vostro S.o.s., ma le coordinate non erano complete, ecco perché ci
abbiamo messo tanto tempo a trovarvi."
      "Sono arrivati prima gli Huk" disse Kevin "sono stati loro che hanno
quasi ammazzato Richard di botte."
      "Come sono arrivati?" chiese il capitano.
      "Erano due, con un idrovolante" disse Terry "un altro Violet Cloud!"
      "Che ne è stato di loro?"
      I ragazzi si guardarono fra loro.
      "Durante una colluttazione li abbiamo uccisi e poi sotterrati" disse
allora Richard, convinto che dire la verità fosse sempre la scelta
migliore "ci hanno minacciati e attaccati!"
      "Ti hanno torturato e avrebbero ucciso tutti!" intervenne
François.
      "Ci siamo liberati dell'idrovolante" spiegò Manuel "se non è
affondato sarà al largo dell'isola, da qualche parte!"
      "Gli Huk sono nemici degli Stati Uniti e la vostra isola è stata
attaccata" Barrie li tranquillizzò subito.
      "Questa è Venture Island!" disse Joel orgoglioso.
      "L'abbiamo chiamata così" spiegò Richard.
      "Credevo di avervi persi tutti, ragazzi" disse allora il nonno "io
però non ho mai smesso di cercarvi!  Sono cinque mesi che navighiamo a
sud delle Filippine. Isola dopo isola, le abbiamo esplorate quasi tutte!
Lo sentivo, lo sapevo che eravate vivi! Parleremo dopo di quello che è
accaduto con gli Huk. Il capitano Barrie vorrà tutti i particolari, ma
adesso raccontatemi di voi. Come state? Come avete passato questi mesi?"
      Gli si misero tutti attorno e un po' ciascuno raccontarono di come
erano finiti a Venture Island, di come erano sopravvissuti e delle
difficoltà che avevano avuto. Gli dissero del cimitero, sulla collina
che guardava l'oceano. Parlarono di come avevano costruito la casa, delle
loro avventure, della caduta di Tommy nello sfiatatoio, della scalata alla
cima. La storia dell'esplorazione oltre le paludi la raccontò Richard
che eliminò i particolari che avrebbero imbarazzato Terry. La scoperta
del villaggio dei profughi fu un argomento che interessò molto Barrie
che li ascoltò comunque sempre con molta attenzione.
      Infine parlarono degli ultimi giorni, dal pomeriggio di Natale in
poi, l'arrivo della tempesta e tutto quello che ne era seguito.
      "La Hyman è arrivata su questa isola... Venture Island, per merito
di Felipe Gutierrez, ragazzi" spiegò Barrie "È merito di vostro
padre" aggiunse rivolto a Diego e Teddy "se abbiamo deviato dal nostro
piano di ricerche. Se non fosse stato per voi, forse non saremmo mai
arrivati a Venture Island."
      "Quando la Venture scomparve nel nulla" spiegò il nonno "era molto
lontana da dove avrebbe dovuto essere."
      "Non è stato per caso o per errore. Il capitano Mendes si trovò
improvvisamente davanti il fronte di tempesta" spiegò Terry che aveva
assistito alla discussione di Mendes con il primo ufficiale "e decise di
aggirarlo da sud, deviando dalla rotta che aveva deciso e comunicato prima
di salpare. Credo comunque che anche aggirarlo da nord non ci avrebbe
salvati."
      "Sei in gamba, ragazzo" disse allora il nonno "come ti chiami?"
      "Terrence Neves, signore!"
      "Noi lo chiamiamo Terry!" precisò il solito Joel.
      "Terrence... Terry, tu pensi che il capitano Mendes abbia agito
correttamente?"
      "Credo di si, signore."
      "Perché?"
      "Quando siamo salpati da Subic Bay verso Brisbane non c'era alcuna
avvisaglia del fronte di tempesta che avremmo incontrato dopo qualche
giorno, perciò il capitano fece rotta tranquillamente verso sud. Non
pensavamo certamente di incontrare la peggiore tempesta degli ultimi
anni. Lo so perché il capitano mi faceva leggere tutti i bollettini che
arrivavano. Lui capì che quella era una tempesta terribile solo quando
vide le nuvole in lontananza."
      "Bravo ragazzo, mi togli un gran peso dal cuore. Mendes era un
brav'uomo, un grande capitano, oltre che un caro amico. Quando scompariste,
le autorità filippine non vi cercarono per molto e vi diedero per
dispersi dopo pochi giorni, perché la tempesta era stata
terribile. Furono devastate anche le coste delle Filippine. Non c'è
stata un'inchiesta, ma la colpa fu data al capitano Mendes per essersi
diretto proprio verso la tempesta.
      "Erano tutti certi che foste scomparsi, ma io non mi
rassegnai. Ottenni dalla marina degli Stati Uniti che una nave proseguisse
le vostre ricerche. Ho dovuto smuovere molta gente e mi ha aiutato il fatto
che sono molto amico del presidente Truman e di Barkley, il
vicepresidente. Sono certo che Harry e Alben saranno molto contenti quando
li chiameremo per salutarli e ringraziarli!"
      I ragazzi lo guardavano sorpresi. L'uomo che sedeva sull'erba in
mezzo a loro era amico del presidente Truman e lo chiamava per nome e anche
il vicepresidente.
      Il capitano Barrie sorrideva indulgente. In quei mesi si era abituato
alla forte personalità di Richard Bonham. All'inizio aveva considerato
quell'incarico con molta sufficienza, poi aveva scoperto che vivere accanto
a quell'uomo potente poteva essere divertente e stimolante, oltre che utile
alla carriera, perché, anche se Bonham cercava soprattutto suo nipote in
ogni isola o scoglio possibile tra le Filippine e l'Australia, la loro
missione aveva un altro scopo.
      Per convincere le autorità americane a concedere una nave militare
per effettuare le ricerche, il nonno di Richard si era impegnato a
raccogliere profughi e fuggitivi che incrociavano in quel mare, in fuga
proprio dall'arcipelago filippino. E tra i profughi, anche il papà di
Diego e Teddy e altri che avevano collaborato con i servizi segreti
americani, gente per cui la permanenza in patria era diventata pericolosa e
che occorreva salvare, facendoli sparire. Il cacciatorpediniere Hyman era
insomma una sponda semiufficiale per raccogliere persone scomode in fuga da
Manila e dintorni. La guerra di Corea, scoppiata da poco, aveva reso l'area
piuttosto instabile e gli americani avevano parecchie persone da assistere
in quel momento e dovevano farlo in modo discreto. La scusa delle ricerche
della goletta scomparsa serviva a giustificare, insomma, la presenza di una
nave da guerra in quell'area, senza destare troppi sospetti. Barrie era il
coordinatore dell'operazione e, mentre il nonno cercava la Venture, qualche
profugo filippino o coreano trovava rifugio con più tranquillità.
      Era proprio come in un racconto di spie, pensò Manuel, solo che
questa era la realtà e l'uomo seduto in mezzo a loro era un vero agente
segreto.
      I ragazzi seguirono questa spiegazione con vari livelli di
attenzione, Richard, Manuel e Joel più di tutti, ma alla fine parve
chiaro a tutti che erano stati ritrovati per mera fortuna, per un felice
concorso di circostanze, perché a nessuno sarebbe venuto in mente di
andare a cercarli in quella zona dell'oceano.  L'accidentale scoperta del
tradimento di papà Gutierrez da parte degli Huk, la necessità
assoluta che aveva di allontanarsi da Manila, l'errore di rotta, il
disperato S.o.s. e la ricezione incompleta delle coordinate da parte della
nave americana, ma non da parte degli Huk che lo inseguivano. Le
comunicazioni radio tra il secondo Violet Cloud e la nave base intercettate
dagli americani sulla Hyman, prima che la radio andasse fuori uso, e infine
l'avvicinamento del cacciatorpediniere a Venture Island.
      "Sembra proprio che doveste trovarci per forza!" commentò
amaramente Mike che non aveva ancora parlato, né riusciva a considerare
positivamente l'arrivo dei loro salvatori.
      "Non sei contento di tornare a Boston, ragazzo?" chiese il nonno
"Qualcuno di voi mi sembra un po' giù di morale. Non dovreste essere
tutti allegri e contenti che vi abbiamo salvato?"
      "Nonno, possiamo parlare da soli, io e te?"
      "Certo, figlio mio" disse il nonno alzandosi "Barrie, ci scusi!
Ragazzi!"

      Camminando lentamente si spostarono dall'altra parte del lago.
      Portavano lo stesso nome, avevano la stessa altezza, sicuramente lo
stesso carattere, la stessa intelligenza pronta, la ferma onestà
intellettuale. Il nonno gli posò il braccio sulla spalla come per
proteggerlo, come aveva fatto tante volte in passato, quando la freddezza
dei genitori, di quel Richard secondo e della moglie, avevano ferito il
piccolo Richard terzo.
      Kevin li guardò allontanarsi, riconoscendo nel gesto del nonno lo
stesso amorevole atteggiamento che Richard aveva ogni volta che uno di loro
aveva bisogno di aiuto. Quell'uomo era per Richard ciò che Richard era
per lui, per loro tutti, il rifugio, la protezione, l'affetto, l'amore
incondizionato. Per questo Kevin sentì di poter voler bene al nonno, di
poter tornare ad avere fiducia in un adulto.
      Vide che andavano a sedersi sotto un albero, il nonno con la schiena
appoggiata al tronco, Richard di fronte, con le gambe raccolte a sé, le
braccia a stringerle. Lo vide posare la fronte sulle ginocchia, come per
concentrarsi, prepararsi a raccontare qualcosa. Kevin sapeva quello che
stava per fare Richard. Lo guardò per trasmettergli tutta la forza
possibile.
      "Nonno devo chiederti qualcosa" disse Richard, nascondendo il volto
contro le ginocchia "è difficile da dire" poi sollevò il capo per
guardarlo.
      Lo fece perché avvertì, non sapeva come, gli occhi di Kevin
fissi su di lui e capì che non poteva vergognarsi di Kevin, di ciò
che ognuno dei ragazzi era per l'altro. Capì che al nonno doveva
raccontare tutto, perché se non l'avesse fatto avrebbe tradito Kevin, i
suoi ragazzi e se stesso.
      Il nonno lo guardava senza capire, sapeva solo che Richard stava
combattendo una grande battaglia interiore, su quello che stava per dirgli
e doveva essere una cosa davvero seria e difficile. Lo conosceva abbastanza
per saperlo.
      "Vieni qua figliolo" disse allora, tendendogli la mano, facendolo
mettere accanto a sé "avanti, raccontami tutto!"
      Gli mise la mano sulla spalla, abbracciandolo, donandogli quella
stessa forza che Kevin cercava di trasmettergli con gli occhi dall'altra
sponda del laghetto.
      E Richard parlò.
      "È stato... no, sono state le prime notti che abbiamo trascorso
qua, a Venture Island. L'abbiamo scoperto tutti insieme, chi più, chi
meno, chi prima e chi dopo, ma è stato in quelle notti. La mattina dopo
il naufragio, ci siamo ritrovati tutti sulla spiaggia all'interno della
laguna. Quello è stato il primo miracolo. Che c'eravamo salvati, ma
eravamo solo noi, i ragazzi, come ci vedi adesso, perché nessuno
dell'equipaggio era sopravvissuto.
      "Abbiamo trascorso quella prima giornata frenetica a cercare di
recuperare quanto più possibile dal relitto della Venture che era andato
a incagliarsi sulla barriera e quando siamo saliti a bordo abbiamo trovato
Chris Nguyen, schiacciato dall'albero maestro. Abbiamo capito subito che
stava molto male, l'abbiamo riportato a terra e assistito come
potevamo. All'imbrunire siamo crollati esausti, ma non abbiamo dormito
tutti, Chris stava morendo e abbiamo fatto i turni per vegliarlo. È
stato allora che..."
      Le parole morirono nella gola di Richard, parlare gli diventò
impossibile.
      "Dimmelo, figliolo" il nonno l'accarezzava sul collo, sulla spalla
cercando di trasmettergli serenità "qualunque cosa sia, non cambierà
il fatto che tu sei mio nipote e porti il mio nome, ricordalo! Io sarò
sempre fiero di avertelo dato!"
      "Nonno, tu non sai..." disse Richard, poi guardò dall'altra parte
del laghetto e notò che Kevin li osservava, si voltò a fissare il
nonno e finalmente tornò a raccontare "È stato allora che Kevin mi ha
abbracciato e mi ha baciato e io ho capito che non aspettavo altro, non
volevo altro che lui.
      "E poi anche Manuel e François e Mike, infine quei tre diavoli e
perfino Tommy. Tutti abbiamo in qualche modo cercato il conforto
dell'altro. E abbiamo trovato l'amore, quello vero, uno per l'altro. Questo
è stato il miracolo vero, nonno. Sulla Venture eravamo molto amici,
durante la crociera siamo diventai un gruppo davvero stretto, poi il
naufragio e la sofferenza e la morte di Chris, la perdita degli uomini
dell'equipaggio, ci hanno fatto cercare una maggiore vicinanza e ci siamo
trovati. Io non so quanto noi più grandi possiamo aver condizionato i
più piccoli, ma quello che so per certo è che ci vogliamo tutti
davvero molto bene, molto di più di quanto sarebbe lecito. Noi ci
amiamo, nonno.
      "Lo so, forse ti ripugna. Forse trovi tutto questo indecente o
disgustoso, ma è quello che noi siamo.  Cioè, che noi quattro più
grandi lo siamo per certo, gli altri, i piccoli, hanno ancora tempo per
decidersi, per capire. E così Kevin ed io siamo una coppia, così come
lo sono Mike e François. Manuel è come noi, Tommy ovviamente non ci
capisce ancora niente. I tredicenni, quei tre diavoli che non hanno mai
smesso di saltellarti attorno, ogni tanto ci pensano, ma anche per loro è
tutto da decidere.
      "Adesso che lo sai, capisci perché i ragazzi sono spaventati,
nonno. Temono che la fine di questa avventura, sia anche la fine del nostro
rapporto, del nostro amore, che debbano tornare ai loro orfanotrofi, alle
loro realtà di abusi e di tristezza, di solitudine. Lo sai che
François è troppo grande per stare in un orfanotrofio e lo Stato del
Massachusetts non ha pensato di meglio che metterlo in un riformatorio? È
stato come parcheggiato là, in attesa che compisse diciotto anni. Angelo
rischia di tornare in una famiglia dove i fratelli lo hanno violentato per
anni e la madre non l'ha mai difeso arrivando a negare anche l'evidenza.
Kevin era in manicomio, ma io l'amo, nonno, tanto che morirei se lo
perdessi. Manuel, Tommy e Joel sono proprio soli al mondo. Anche Mike non
ha più una casa.
      "Per tutti questa isola deserta in mezzo al Pacifico è stata la
casa migliore che abbiano mai avuto e adesso l'arrivo di voi salvatori
significa che dovranno lasciarla per tornare alle loro miserie. È per
questo che non sono, che noi non siamo, completamente contenti di vedervi!"
      Il nonno lo guardava, seguiva ogni sua parola con concentrazione,
com'era sua abitudine e il suo sguardo era indecifrabile, il volto
impassibile. Anche a questo Richard era abituato, sapeva che il nonno stava
ascoltando con attenzione ed era abbastanza sereno che nel suo giudizio non
si sarebbe fatto condizionare facilmente. Quello che però gli stava
dicendo era così difficile da accettare, anche per un uomo aperto e
anticonformista, quale era il nonno.
      "Che cosa vuoi da me, Richard?"
      "Noi vogliamo restare tutti insieme, nonno, tutti e nove. Non
riusciremmo a sopravvivere anche se mancasse uno solo di noi!"
      "Non è facile quello che mi chiedi."
      "Io sono pronto a rinunciare a tutto, anche a tornare nel mondo
civile, pur di continuare a fare da padre ai ragazzi e di restare accanto
al mio Kevin!"
      "Tu devi andare a Harvard!"
      "Non più, nonno, non è più così importante, com'era
prima! L'unica cosa che conta adesso è che possiamo restare uniti ed
essere un'unica famiglia."
      "Che posso fare io?"
      "Adotta i più piccoli, fai dichiarare minori emancipati Kevin,
François e Mike. Sistemaci in un posto dove possiamo vivere senza essere
disturbati!"
      "Non sarà semplice, lo sai, no?"
      "Tu sei un uomo potente, una nave della marina ci ha cercati per
cinque mesi, chiami il presidente per nome. Quanti uomini di equipaggio ci
sono sulla Hyman?"
      "Più di trecento!"
      "Se hai mosso tutto questo, nonno, tu puoi aiutarci!"
      "E se non ci riuscissi?"
      "Non torneremo a Boston, io non tornerò senza tutti i miei
ragazzi! Mi considerano loro padre, non posso lasciare che me li portino
via!"
      "Ma è assurdo, tu hai appena compiuto diciotto anni!"
      "Lo so, ma ne hanno passate tante! Ti prego, nonno!"
      "Ne parlerò a Barrie. Quell'uomo ha risorse infinite!"
      "Grazie, nonno. Prometto che non ti deluderemo!"
      "Il tuo violoncello è sulla nave, figliolo!"
      "Non vedo l'ora di tornare a suonarlo."
      Il nonno gli rimise il braccio sulla spalla e si avviarono seguendo
la riva del laghetto. Kevin non aveva mai distolto lo sguardo da loro ed
era come se avesse ascoltato la conversazione. Gli andò incontro. Dal
sorriso sereno di Richard ebbe la conferma che il nonno aveva accettato di
aiutarli.
      "Vieni, figliolo, adesso sei anche tu parte della famiglia, mi pare."
      Tommy, Joel, Angelo e Terry gli si avvicinarono, guardandoli
speranzosi e il nonno capì meglio quello che intendeva Richard, quando
gli aveva parlato di famiglia, rivelandogli come considerasse quei ragazzi
suoi figli. François, Mike e Manuel erano dietro i piccoli, cercavano di
mostrarsi un po' più riservati, ma anche loro aspettavano di capire.
       Il nonno spalancò le braccia e riuscì ad abbracciarli tutti.





      EPILOGO - Il mondo dopo Venture Island



      11 giugno 1955

      La cerimonia di consegna dei diplomi era fissata per le undici, ma
alle cinque Tommy era già sveglio.
      Quel giorno era ovviamente molto importante per lui, ma lo era anche
per tutti gli altri, perché con il suo diploma si chiudeva una fase
nella loro famiglia. Tommy era l'ultimo a finire il liceo e così
raggiungeva gli altri all'università.
      Tranne Richard, che l'aveva già terminata, tutti i fratelli Bonham
frequentavano le diverse università di Boston.
      Richard era stato subito ammesso ad Harvard dove aveva seguito studi
sociali e si era laureato brillantemente, proseguendo con il suo
dottorato. Era attivo in numerose iniziative sociali di tutela
dell'infanzia abbandonata, ma la sua prima occupazione era sempre quella di
fare da padre ai suoi otto figli.
      Tecnicamente sarebbero stati suoi zii, perché il nonno li aveva
adottati tutti, ma per loro era sempre papà Richard, con diverse
sfumature, anche quattro anni dopo Venture Island.
      Ovviamente per Kevin rappresentava qualcosa di estremamente diverso
da un padre, Richard era la luce dei suoi occhi e l'aria che respirava. Per
François era un fratello, il loro legame era basato su un grande
rispetto reciproco e se Kevin era l'amante, François era quello che
Richard considerava l'uomo saggio, con cui confrontarsi sempre, per
ricevere un consiglio, condividere una scelta, trovare una soluzione.
      Mike continuava a chiamarlo 'papà Richard' e lo considerava
davvero come un padre, nonostante fra loro ci fossero solo due anni di
differenza. Manuel poi era l'alter ego, l'ombra devota, silenziosamente
innamorato e sempre dedito alle necessità di tutti e dei più piccoli
in particolare. E poi c'erano i piccoli che erano come sbocciati alla vita,
crescendo e sviluppandosi in quattro splendidi ragazzi e giovani uomini,
brillanti studenti e, fra loro, anche fedeli amanti. I tredicenni, poi
quattordicenni, adesso diciottenni, diplomati l'anno prima, non si
separavano mai, non era più accaduto e non l'avrebbero più fatto. Lo
chiamavano ancora papà e con questo intendevano il significato pieno di
quella parola. Richard era il loro vero, unico padre.
      Infine Tommy, diventato subito più alto, prima di Manuel e poi
anche di tutti gli altri, era sempre il più coccolato. Non saltava più
in braccio a Richard, ma non aveva rinunciato ai suoi baci.  Amava anche
Kevin, François e Mike nell'ordine. Di Joel, Angelo e Terry era il
pestifero, amatissimo fratello minore. Manuel l'aveva finalmente accettato
come amante ed ora erano appassionatamente innamorati uno dell'altro come
lo erano di Richard che insieme a Kevin adoravano come una divinità.
      Subito dopo il diploma, Kevin e François avevano intrapreso studi
artistici e si sarebbero laureati in architettura. François avrebbe
voluto entrare in seminario, ma la presenza di Mike nella sua vita era
stata molto più importante della sua possibile vocazione. Si
accontentava di continuare ad essere il pastore del suo piccolo gregge.
      Mike, il pratico, sempre innamorato Mike, si sarebbe laureato in
ingegneria. Avrebbe potuto finalmente progettare e costruire delle vere
case, di quelle che aveva sognato per tutta la vita. Non che la casa di
Venture Island non fosse stata vera e utile, ma il cemento armato e le
travature di ferro rappresentavano, dal suo punto di vista, una risorsa più
adeguata del legno dell'albero del pane.
      Manuel studiava letteratura inglese, ma era già un giornalista di
cronaca nera, abbastanza conosciuto. Le sue qualità deduttive non si
erano limitate a Venture Island, ma rappresentavano una sua caratteristica
peculiare, tanto che, mentre era ancora al liceo, aveva risolto un noto
caso di cronaca. Un bambino era stato rapito, scomparendo nel nulla. Con le
sole notizie lette sui giornali, Manuel aveva suggerito il luogo dove il
bambino era tenuto nascosto, essendo stato rapito proprio dal padre che
voleva sottrarlo alla mamma, dopo il divorzio. Con l'aiuto del capitano
Barrie, Manuel aveva prima contattato la polizia suggerendo la soluzione e
poi il Boston Globe per sottoporre l'articolo in cui raccontava come era
giunto alle sue conclusioni. Da allora Manuel Martinez Bonham, sedicenne,
una volta trovatello, era diventato una firma conosciuta nelle pagine di
cronaca nera del maggiore quotidiano della città.
      Le tre pesti si erano rivelate tre studenti brillanti e
capaci. Angelo seguiva corsi di pittura ed era già un artista
conosciuto, con all'attivo un paio di mostre di acquerelli che erano andate
molto bene. Joel era avviato a studiare medicina, l'esperienza di
sottoporsi alle cure di Richard, avevano scherzato un giorno, doveva
avergli dato la vocazione.
      Terry studiava economia ed amministrazione, anche se, una volta e
solo per un paio di minuti, aveva pensato di entrare in marina. Era stato
durante il viaggio da Venture Island a Subic Bay, nelle Filippine. Una
sera, i tre erano a poppa della Hyman, quando ne aveva accennato ai suoi
compagni. Joel l'aveva guardato negli occhi.
      "E noi due? Che fai, ci lasci a terra?" aveva chiesto fissandolo con
il suo peggior cipiglio.
      Angelo, nel frattempo e senza dire una parola, si era allontanato da
lui per mettersi più vicino a Joel. Così era finita, prima ancora di
cominciare, la sua carriera di marinaio ed eventuale capitano di marina.
      Il nonno era davvero contento che almeno uno dei suoi figli-nipoti
seguisse le sue orme nel mondo della finanza e si preparava ad istruire
Terry e a dargli tutto l'appoggio possibile per diventare un finanziere e
poi l'amministratore del patrimonio Bonham, ora che Richard aveva chiarito
che si sarebbe dedicato agli studi sociali e alle opere benefiche.
      "Ci vorrà pure qualcuno che guadagni i soldi che tu intendi
spendere, figliolo" aveva detto il nonno, parlando a Richard, ma guardando
Terry.
      E così il giovane Terrence Neves Bonham, originario di Capo Verde,
una volta orfano, sarebbe entrato alla scuola di amministrazione
dell'università di Boston e sarebbe diventato, con ogni probabilità
un finanziere conosciuto e rispettato. Dal figlio, seppure adottivo, di
Richard Dwight Bonham non ci si poteva aspettare niente di meno.
      Restava da definire il futuro di Tommy, ma il ragazzino, adesso alto
un metro e novanta e campione di basket al liceo, non si
sbottonava. Neppure Manuel Sherlock Holmes era riuscito a capire quale
sarebbe stata la sua scelta. Di certo c'era solo che il giorno del diploma
avrebbe tenuto il discorso ufficiale alla sua scuola. Forse avrebbe
rivelato il suo futuro durante la sua allocuzione.

      La casa in cui vivevano era abbastanza grande per contenerli
tutti. Il nonno l'aveva fatta costruire appositamente per loro, seguendo le
indicazioni dei ragazzi. Si sviluppava su due piani, al piano terra c'erano
gli ambienti comuni, al primo piano le camere da letto. Richard e Kevin,
François e Mike avevano avuto una camera per coppia, i tredicenni
avevano una camera tutta per loro. Manuel e Tommy avrebbero dormito sul
tappeto della camera di Richard per potergli restare accanto. Per salvare
le apparenze avevano avuto una camera attigua a quella di Richard, ma non
l'avevano quasi mai utilizzata.
      Attorno alla casa c'era molta terra che i ragazzi avevano subito
trasformato in un giardino, riempiendolo di alberi, cespugli e fiori. Tutti
avevano chiesto che sul retro fosse costruita una grande serra in cui erano
state piantate e devotamente curate molte specie tropicali. L'intento era
stato apertamente quello di ricreare, per quanto possibile, l'ambiente e
gli odori di Venture Island. Il vento spesso impetuoso che saliva dal mare
faceva il resto, spingendo in casa i profumi della serra. Il terreno
attorno alla costruzione digradava verso la riva dell'oceano e in una
piccola baia che per la sua forma ricordava vagamente la laguna. Terry
aveva avuto finalmente la possibilità di governare una vera barca a
vela, regalo del nonno per i suoi quattordici anni. Angelo, Joel e Tommy
erano il suo fedele equipaggio. Hook da un po' era salito nel paradiso dei
cani. Da tempo, comunque, attorno alla casa, girava e saltellava un'intera
famiglia di Terranova, neri come la pece, figli e nipoti del fedele Hook.

      "Signor Preside, signori docenti, famiglie e amici, questo è un
giorno importante per tutti noi che stiamo per diplomarci ed io mi sento un
privilegiato e sono veramente orgoglioso di essere qua, su questo palco, a
rappresentare la classe di diploma 1955" un fragoroso applauso partì da
tutti i suoi compagni "e... e ringrazio tutti voi di essere venuti a
condividere questa nostra celebrazione.
      "Ai miei amici e compagni di studi, complici in tutto, vorrei
ricordare che noi lasciamo la Saint John Catholic High School con una dote
rara, perché la nostra scuola ci ha regalato un così alto grado di
preparazione accademica, che resterà sempre con noi.
      "Ma dobbiamo essere grati anche alle nostre famiglie. In questi
quattro anni tutti noi abbiamo affrontato un'infinità di sfide, superate
anche con l'aiuto e il supporto dei nostri cari.  Mamme e papà, nonni,
zii, fratelli e sorelle maggiori e minori, molti di noi non sarebbero qua,
se non avessero ricevuto il vostro continuo incoraggiamento, le vostre
carezze, la vostra comprensione e il vostro perdono. Soprattutto il
perdono!"
      Ancora applausi e molte risate.
      "Tutti insieme abbiamo fatto un lungo viaggio e, come qualcuno molto
saggio una volta ha detto, un viaggio si deve misurarlo in amici e non in
miglia. Sono felice di poter dire che l'amicizia che abbiamo sviluppato fra
noi rifletterà per sempre l'incredibile percorso di vita che tutti
abbiamo condiviso. Adesso siamo pronti a proseguire con le nostre vite e a
raccogliere le sfide che ci si presenteranno.
      "Come qualcuno di voi saprà, la mia non è mai stata una
famiglia convenzionale e il mio viaggio è cominciato molto prima del mio
anno da matricola in questa scuola. Io vengo da molto lontano, mi ha
portato qua l'amore dei miei fratelli e di mio nonno.
      "Il mio nome è Thomas Jefferson Bonham. Permettetemi di
spiegarvelo molto brevemente, perché nel mio nome c'è la storia della
mia vita. Fino all'età di dodici anni il mio nome era solo Thomas
Jefferson e non perché fossi parente del terzo presidente degli Stati
Uniti, ma solo perché agli orfani, quelli lasciati senza neppure un
bigliettino con su scritto il nome, veniva e viene tuttora dato per
tradizione il nome di uno dei presidenti degli Stati Uniti, oppure di un
generale che si è fatto onore nella nostra storia. A me toccò quello
di Thomas Jefferson, che non aveva neppure il secondo nome, forse perché
allora non si usava.
      "Il mio attuale cognome, che ha sostituito il precedente, regalandomi
COSì il SECONDO nome, è Bonham, perché quando avevo ancora undici
anni ed ero un orfano senza speranza... Ah, devo prima spiegarvi perché
ero senza speranza. Fino a undici anni avevo sempre vissuto in
orfanotrofio, ma quel che è peggio è che avevo incubi ogni notte e
urlavo e facevo ancora la pipi al letto... no, non ridete, è proprio
vero!"
      Ci fu un applauso e Richard cominciò a commuoversi per il coraggio
di Tommy. Manuel aveva cominciato a piangere nel momento in cui il preside
aveva invitato il suo Tommy sul palco per tenere il discorso a nome di
tutti i compagni che prendevano il diploma. Quello era un grandissimo
onore, riservato allo studente che aveva ottenuto la media di voti migliore
in tutti e quattro gli anni del liceo. E Tommy era stato in assoluto il
migliore.
      "Quella è una cosa orribile per uno di undici anni, che deve
vivere in una camerata con altri venti ragazzi. Quando ero ormai certo che
mi sarei bagnato tutte le notti della mia vita, fui scelto.  Forse si
liberarono di me, perché mi mandarono a fare una crociera nel Pacifico,
sulla barca a vela di un filantropo. Ogni estate quest'uomo, che adesso è
mio nonno, organizzava una crociera nel Pacifico per ragazzi sfortunati
come me. I miei compagni, gli altri croceristi, quelli che poi sono
diventati i miei fratelli, erano tutti più grandi di me. Quell'anno alla
crociera partecipava anche il nipote del filantropo. Era la nostra prima
notte in mare ed io ebbi il solito incubo, gridai nel sonno e poi accadde
quello che temevo accadesse. Sulla goletta non dormivamo sulle amache, come
i veri marinai, ma su delle brandine e Richard Bonham fu il primo a venirmi
accanto. Lui si avvicinò ed io feci per proteggermi la faccia" Tommy
mimò il gesto "Prendevo sempre ceffoni per calmare il mio pianto e fare
passare l'incubo e perché avevo bagnato il letto. Era anche per quello
che poi mi scappava la pipi, per la paura. Quella sera Richard si avvicinò
e mi accarezzò la guancia, mi sorrise e mi chiese se c'era qualcosa che
non andava. Io non riuscivo a parlare. Ero troppo emozionato, ancora
spaventato. Allora lui mi aiutò a cambiarmi e poi mi disse: 'Sai che
faccio adesso, piccolino? Mi siedo qua e aspetto che ti addormenti.'
      "E fece proprio così, si accovacciò, accanto alla mia brandina,
mi prese la mano e attese che mi riaddormentassi. Lo fece per molte altre
notti, finché non ebbi più incubi e da allora non è più
accaduto e non ho più fatto la pipi a letto. Forse qualcuno ricorderà
che durante quel viaggio abbiamo fatto naufragio e siamo rimasti per cinque
mesi su un'isola deserta, finché, dopo qualche avventura, una nave della
marina americana non ci ha trovati. Al ritorno negli Stati Uniti il
patriarca della famiglia Bonham ci ha adottati e adesso siamo tutti suoi
figli. È per questo che mi chiamo Thomas Jefferson Bonham."
      Piangevano in molti, soprattutto i ragazzi, quelli che già
conoscevano la storia.
      "Il mio nome proviene quindi da un atto di bontà, io sono qua
perché papà Richard e poi molti altri sono stati buoni con me.
      "Io, Thomas Jefferson Bonham che sta tenendo questo discorso davanti
a voi, sono qua perché un atto di bontà mi ha riscattato. Voi sapete
che questo discorso viene tenuto ogni anno dall'alunno che ha ottenuto la
migliore media dei voti nei quattro anni del liceo e questa volta è
toccato a me che a undici anni facevo ancora la pipi a letto.
      "Eppure io sono qua e so anche che un giorno forse diventerò
presidente degli Stati Uniti d'America, perché questo è un grande
paese dove tutti, anche quelli come me, hanno l'occasione per sopravvivere
e vivere e infine vincere. Tutti mi chiedono cosa studierò da grande.
La verità è che studierò da presidente." E furono ancora applausi.
	"Grazie, vedrete che ce la farò! Questo però è il momento
per ricordare e celebrare la grandezza della nostra patria, cui, a nome di
tutti i miei compagni, io rivolgo il mio pensiero, perché io, come tutti
i miei compagni, sono orgoglioso di essere americano.  Tra i giorni più
belli della mia vita ci sono quelli trascorsi in viaggio sul
cacciatorpediniere Hyman da Venture Island, che è stata la nostra isola,
fu il nostro rifugio nella tempesta, fino alla base navale nelle
Filippine. Quelli furono giorni incredibilmente eccitanti che trascorremmo
con l'equipaggio di una nave della nostra eroica marina.
      "Sono certo che noi diplomati 1955 serviremo la patria al nostro
meglio e con tutte le nostre forze, ma io ho usato questa occasione per
raccontarvi la storia del mio nome, la storia di chi sono davvero. Davanti
a voi c'è un orfano che aveva gli incubi e grazie a un atto di bontà
ha potuto trovare dentro di sé le risorse per essere degno di
pronunciare questo discorso. Un atto di bontà può essere come il
sassolino che crea una valanga..."
      Tommy si guardò attorno, fece la faccia furba, quella che i suoi
fratelli avevano imparato a temere.
      "... e la valanga sono io!" gridò alzando le braccia, per
segnalare la fine del discorso e comandare il più grande applauso che si
fosse mai udito alla Saint John Catholic High School di Boston,
Massachusetts.





FINALE




      11 agosto 2000

      Sapere che sono tutti attorno a lui, lo consola.
      Joel gli accarezza la fronte.
      Capisce che lo sta toccando. Joel è così serio, professionale,
è sempre stato così il piccolo Joel.
      "Richard... mi senti?" gli dice piano, accarezzandolo.
      Si, lo sente benissimo, ma non saprà più dirglielo.
      Non trova le parole oppure è il fiato, l'aria a mancargli. Non
sono le parole. Finalmente capisce che respirare è al di là delle sue
forze. Cerca di guardarsi attorno. Vorrebbe farlo, poi sente Kevin.
      "È così che succede?" sta dicendo e già piange.
      'No, Kevin, amore mio, non piangere... no, non per me! Non voglio
vederti piangere...'
      Ma non riesce a dirglielo.
      "Richard..."
      Capisce, e non sa come, che tutti hanno fatto un passo indietro e
accanto a lui è rimasto soltanto Kevin, chinato sul letto che lo fissa,
come a volerlo trattenere. Sente forte il suo odore, la pressione leggera
delle mani che lo sfiorano, che lo tengono stretto, perché non fugga
via.
      Adesso lo accarezza, come fa sempre.
      "Joel... fai qualcosa..." questo è Tommy.
      Anche se è diventato presidente, grida ancora, accanto a lui c'è
sicuramente Manuel che piange.
      Sente i suoi singhiozzi.
      'Non piangete per me...'
      "Richard..." Kevin gli sta prendendo la mano e gliela strofina.
      È tutto così freddo. Fa tanto freddo.
      'Non piangere, amore mio...'
      Lo sente, sa che sta piangendo e vorrebbe piangere con lui. L'hanno
fatto tante volte, affrontando la vita.
      Ma i rumori si spengono, le luci si attenuano e cala il silenzio.
      Rivede la casa sull'albero, sente il rumore della cascata e più
lontano il fragore delle onde, le urla dei gabbiani e tornano tutti i suoni
della foresta, l'odore del mare e quello dei fiori. I suoni si confondono e
tornano vivi, come i colori che riprendono forza e l'abbagliano nel loro
splendore.
      Sente un rumore tra i rami, appare Hook, abbaia e gli fa un cenno con
la testa, come a chiedergli di seguirlo.
      Lui sorride e si incammina, è sereno, sa che un giorno tornerà
nella radura e là ci sarà Kevin ad aspettarlo.
      Gli sorriderà, come sempre, le lentiggini sulla pelle
ostinatamente bianca. Staranno insieme un'altra volta e per sempre.
      Lui gli tenderà la mano, Kevin la prenderà, se la porterà
alle labbra e quello sarà il bacio più dolce che gli avrà mai
dato.




FINE





***

lennybruce55@gmail.com

Il nome 'Lenny Bruce' è presente nella sezione "Stories by Prolific Net
Authors" (http://www.nifty.org/nifty/frauthors.html) con l'elenco degli
altri romanzi e racconti che ho scritto e pubblicato su Nifty.


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