Date: Tue, 10 Feb 2015 18:26:04 +0100
From: solostran1978 <solostran1978@gmail.com>
Subject: Rifiuti Umani 2

Disclaimer: This story is fiction. All persons depicted are just
names, all actions are fiction. It deals with sex between consenting
males. Any person under 18 or if you find this type of story
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please do not read it!
[Encounters][Non-English]

Petru tornò a casa. Il padre era via, forse per un trasporto, e sua
madre lavorava la sera quando gli uffici erano chiusi. Prese una birra
dal frigorifero e andò in camera. Accese il computer e mentre quello
si avviava, iniziò a spogliarsi. Quando non c'era nessun altro,
passava il tempo su Internet a guardare i siti porno. Dato che anche
Amir e Luca ogni tanto usavano il suo computer, aveva imparato a
cancellare tutti i dati relativi alla navigazione. Più che altro
perché se avessero scoperto che tipo di siti visitava, forse non
sarebbero più stati suoi amici.

A Petru piacevano i ragazzi. Per sua fortuna nessuno sospettava nulla.
Anzi, molte ragazze gli facevano il filo per via del suo fisico. Solo
grazie al fatto che tutti lo pensavano un po' scemo, riusciva sempre a
evitare situazioni che potessero metterlo in imbarazzo. Con i suoi
amici preferiva passare per imbranato, piuttosto che confessare la
verità.

Guardando la galleria dei video ne trovò uno che attirò immediatamente
la sua attenzione. Nell'anteprima si vedevano due ragazzi, più o meno
della sua età con tuta e maglietta. Lo fece partire. La ripresa non
era delle migliori. Sembrava quasi un video amatoriale, anche se Petru
sapeva che spesso era voluto. I due erano in uno scantinato e si
stavano baciando. Quando l'inquadratura si allargò, vide che uno
indossava un paio di Adidas uguali a quelle che Luca aveva lasciato in
camera sua. Man mano che il video avanzava sentì il sesso
inturgidirsi.

Lo mise in pausa e prese il sacchetto. Provava un misto di eccitazione
e paura. Tirò fuori le scarpe e le appoggiò alla scrivania. Sì, erano
proprio lo stesso modello. La pelle bianca era lisa e lungo i fianchi
si vedevano diverse macchie. Come aveva visto fare nel video ne
avvicinò una al volto e ne inalò l'interno. L'odore gli riempii le
narici e il suo membro rispose con una vibrazione di eccitazione. Gli
parve di sentire un altro odore, un odore molto famigliare: sperma
secco. Nascoste in fondo all'armadio, Petru aveva un paio di Adidas
che non metteva più. Quando si masturbava ed era sul punto di venire,
ne prendeva una ed eiaculava al suo interno. Così era sicuro di non
lasciare prove in giro. Fece ripartire il video.

Appoggiando la scarpa di Luca sul letto, si sdraiò sopra infilandoci
l'uccello. Senza staccare gli occhi dal video iniziò a muoversi.
L'interno era morbido anche se ogni tanto, preso dalla foga, sfregava
la punta con troppa energia. Usò la saliva per lubrificarsi, senza
preoccuparsi del fatto che la scarpa stesse diventando fradicia. Dopo
un po' dovette far ripartire il video. Andò avanti così per quasi
mezz'ora. Preso dalla foga afferrò l'altra scarpa e iniziò a leccarla.
Non sapeva più cosa fare pur di rendere il climax più intenso. Lo tirò
fuori e schiacciando il membro tra l'addome e la suola, prese a
sfregarselo. Era ruvida e ogni tanto provava un po' di dolore. Quando
fu sul punto di esplodere, le mise una di fianco all'altra e le irrorò
con il suo seme.

L'eiaculazione fu una delle più intese che avesse mai avuto. Mentre
riprendeva fiato vide lo sperma che iniziava a colare. Si affrettò a
spalmarlo sulle scarpe per non macchiare il letto. Poi si sdraiò sul
fianco ammirando la sua opera. La pelle bagnata delle Adidas era
lucida e alcune delle vecchie macchie erano scomparse. Tuttavia
dubitava che Luca potesse accorgersene. Senza rendersene conto iniziò
a pensare come sarebbe stato scopare con lui. L'amico aveva un bel
fisico anche se la muscolatura non era definita come la sua.

Quando si cambiavano nello spogliatoio, non c'era volta in cui Luca
non si lamentasse del fatto che per quanti esercizi facesse, non
riusciva ad avere la tartaruga. Cosa che invece Petru aveva, compresi
due pettorali ben definiti. Non appena avesse avuto un po' di soldi in
tasca, aveva deciso di decorarne uno con un tatuaggio. In compenso gli
occhi di Luca erano di un azzurro da mozzare il fiato e tra le gambe
aveva un uccello di tutto rispetto.

Sentì suonare il citofono. Preso dal panico si affrettò a rimettere le
scarpe nella scatola anche se erano bagnate. Nascose il sacchetto
sotto il letto, infilò i boxer e andò a rispondere. Era sua madre che
stranamente era rientrata prima del previsto. Aprendo la porta di casa
Petru capì subito che c'era qualcosa che non andava.

[***]

L'ora di cena si avvicinava e ormai in sala giochi erano rimaste poche
persone. Amir stava per esaurire i gettoni e comunque presto sarebbe
dovuto tornare a casa. Suo fratello era ancora lì con i suoi amici.
Per tutto il tempo non avevano fatto altro che mandare e leggere
messaggi con il cellulare. A un certo punto entrò un ragazzo italiano.
Camicia e jeans attillati, mocassino di camoscio e diversi bracciali
al polso. Si avvicinò a Murad come se si conoscessero e scambiarono
due parole. Poi uscirono insieme. Amir abbandonò la partita per
andargli dietro. Per quanto facesse finta di nulla, non era uno
stupido e da tempo sospettava che il fratello facesse qualcosa di
illegale.

Li vide camminare lungo il marciapiede. Cambiò lato della strada e li
seguì nascondendosi dietro le macchine parcheggiate. Murad precedeva
l'altro di qualche metro e se qualcuno li avesse visti, non avrebbe
mai pensato che si conoscessero. A turno entrarono in vecchio palazzo
con il portone aperto. Amir attraversò la strada e diede un'occhiata
all'interno. Era una casa di ringhiera e a parte l'ingresso,
illuminato dal neon, il resto del cortile era buio. Entrò anche lui,
cercando di capire dove fosse andato il fratello.

L'androne delle scale era deserto così decise di fare il giro del
cortile. In un angolo vide una porta di metallo aperta, forse
l'ingresso delle cantine. Oltre l'apertura c'erano dei gradini che
scendevano e sebbene la prima parte del corridoio fosse buia, dove
svoltava si vedeva una luce accesa. Tese l'orecchio. Dopo qualche
istante gli parve di udire qualcosa.

Rimase lì qualche minuto senza sapere cosa fare. Aveva paura di essere
scoperto ma era troppo curioso. Decise di scendere. Trattenendo il
respiro si mosse lentamente, senza fare rumore. Riconobbe la voce di
suo fratello che stava bisbigliando qualcosa. Arrivato all'angolo si
appiattì contro il muro e diede una rapida occhiata. In fondo al
corridoio, dove si aprivano le porte delle cantine, vide suo fratello
appoggiato contro il muro. In ginocchio, davanti a lui, c'era il
ragazzo italiano. Non poteva credere ai propri occhi. Il fratello
teneva la mano dietro la nuca dell'altro, spingendogli il cazzo giù
per la gola. Tra un gorgoglio e l'altro poteva sentire Murad che lo
incitava in arabo.

Senza volerlo Amir iniziò ad eccitarsi. Per qualche istante non pensò
più al fatto che il fratello potesse scoprirlo. Tutta la sua
attenzione era rivolta alla foga con la quale lo sconosciuto si stava
dando da fare. In quel momento udì qualcuno che scendeva le scale.
Preso dal panico si voltò e vide i due che erano con Murad nella sala
giochi.

[***]

La cena con i parenti si rivelò più noiosa del previsto. La madre di
Luca e la zia, quando erano insieme, passavano il tempo a dire
banalità senza senso. Per quanto volesse bene ai propri genitori, a
volte li trovava estremamente noiosi e ordinari. Sua zia evitava di
parlare della scuola, come se l'argomento fosse tabù. Ciò nonostante
lo guardava sempre con un atteggiamento di compatimento. Suo cugino
Enrico era anche più odioso. Da quando Luca aveva lasciato il liceo,
sembrava che l'unico genio della famiglia fosse lui.

Enrico era quello che andava bene a scuola, vestiva griffato e non
indossava mai scarpe da ginnastica se non durante le ore di educazione
fisica. Sulla faccia aveva stampata quella tipica espressione da
figlio di papà e frequentava solo persone di buona famiglia. Le rare
volte che si trovavano a girare insieme, gli amici del cugino lo
guardavano come una bestia strana.

Quando finalmente se ne andarono Luca si rintanò nella propria stanza.
Per quella sera ne aveva avuto abbastanza dei suoi famigliari. Sentì i
genitori parlare in cucina. Come al solito erano preoccupati per il
suo futuro. Gli parve addirittura di sentir pronunciare la parola
università. Quello era un argomento che lui cercava di evitare. Mentre
si toglieva i vestiti della festa, sua madre aveva preteso che si
vestisse in modo adeguato, mandò un SMS ad Amir.

Stranamente l'amico non gli rispose. Così Luca passò il resto della
serata davanti al computer. Prima guardando la sintesi delle partite
di coppa e poi ascoltando video musicali su YouTube. Verso mezzanotte
spense tutto e si mise a letto. Sua madre, come al solito, fece
capolino nella sua stanza per augurargli la buona notte. Era una cosa
che faceva sempre, poco importava che suo figlio avesse 19 anni. Sentì
chiudersi la porta della camera dei genitori. Segno che erano andati a
dormire.

Disteso al buio iniziò a pensare. Sapeva di essere fortunato. Le
famiglie di Amir e Petru non se la passavano bene come la sua, eppure
la cosa non riusciva a consolarlo. Da un lato si sentiva in colpa
perché sapeva di deludere i propri genitori, dall'altro la sensazione
di essere prigioniero lo faceva star male. A volte l'oppressione che
provava gli faceva venire meno il fiato.

Senza volerlo ripensò al fratello di Amir. Per lui era il simbolo
della libertà più assoluta. Nonostante i genitori l'avessero buttato
fuori di casa, riusciva a cavarsela e a quanto pareva pure bene. Poco
importava che forse era coinvolto in qualcosa di poco pulito. Luca
aveva un'idea tutta sua di come funzionavano le cose. Murad era così
sicuro di sé e non doveva dire grazie a nessuno. Se solo fosse stato
coraggioso come lui, avrebbe potuto andarsene di casa e vivere per i
fatti suoi. Ormai era maggiorenne e i genitori non potevano imporgli
nulla.