Date: Wed, 15 Apr 2015 18:29:08 +0200
From: solostran1978 <solostran1978@gmail.com>
Subject: Rifiuti Umani 3

Disclaimer: This story is fiction. All persons depicted are just
names, all actions are fiction. It deals with sex between consenting
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[Encounters][Non-English]

Durante la cena Amir fu più taciturno del solito. Tanto che il padre
cercò di capire cosa avesse. Lui dal canto suo rispondeva solo con dei
mono sillabi. Una volta sparecchiata la tavola andò in camera, usando
come scusa il fatto che doveva studiare. Si mise alla scrivania con il
libro aperto ma la sua mente era altrove. Era ancora sconvolto per
quello che era successo in quella cantina.

Una volta scoperto, Murad gli aveva fanno cenno di avvicinarsi. Voleva
scappare ma i due dietro di lui gli sbarravano la strada. Con il cuore
in gola si diresse verso il fratello. Non appena arrivato a portata,
chiuse gli occhi aspettandosi di essere colpito. Invece lo sentì
pronunciare queste parole:

"Questo è il mio fratellino. Ora lo devi succhiare anche a lui."

Capì che Murad si stava rivolgendo all'italiano che ubbidendo si girò
verso di lui. Era la prima volta che Amir vedeva il membro del
fratello e si stupì di quanto fosse grosso. Dalla punta scoperta
colava un lungo filamento di saliva. Muovendosi sulle ginocchia il
ragazzo si avvicinò. Sentì il sesso tornargli duro. L'altro gli
abbassò i pantaloni della tuta e le mutande. Poi, senza tante
cerimonie, lo prese in bocca. Fu travolto da un turbinio di
sensazioni. Ogni volta che sentiva la lingua sul frenulo avvertiva un
brivido di piacere.

I due dietro di lui si misero a ridere. L'idea di farsi fare un
pompino da un maschio lo metteva un po' a disagio, così chiuse gli
occhi e finse che si trattasse di una ragazza. Senza volerlo iniziò a
muovere il bacino avanti e indietro. Quando fu sul punto di venire lo
spinse in profondità eruttandogli in gola. Riaprì gli occhi e vide
Murad con in mano il cellulare. Quando capì cosa stava facendo fu
colto dal panico.

"Tranquillo, lo teniamo per la nostra collezione privata. Ora sparisci."

Non se lo fece ripetere due volte. Tornando a casa non poteva fare a
meno di pensare al fatto che il fratello aveva un video nel quale si
faceva succhiare l'uccello da un ragazzo. Era terrorizzato all'idea
che qualcuno potesse vederlo. Soprattutto i suoi genitori. Durante la
serata ricevette un SMS da Luca ma lo ignorò.

[***]

La mattina dopo Petru non era venuto scuola. Luca si accorse che Amir
aveva qualcosa che non andava. Era stranamente taciturno e ogni volta
che gli rivolgeva la parola rispondeva in modo sgarbato. Durante
l'intervallo lo vide leggere un SMS sul cellulare. Gli chiese se per
caso fosse Petru ma l'amico, senza tanti giri di parole, gli disse di
farsi gli affari suoi.

Alla fine delle lezioni Amir prese le sue cose e se ne andò senza
aspettarlo. Così Luca decise di passare da Petru per vedere se stesse
bene. Quando suonò il campanello gli aprii la madre.

"Buon giorno signora, Petru è in casa?"

"No. Non è ancora tornato da scuola."

Evitò di dirle che in realtà non era andato. Poi si ricordò delle
scarpe e le usò per giustificare la sua visita.

"Ero passato per prendere una cosa che ho lasciato ieri."

Si ricordò di aver lasciato il sacchetto in camera e fu un po'
sorpreso di trovarlo sotto il letto. La signora che solitamente era
molto cordiale, quel giorno non sembrava incline all'ospitalità. Di
solito gli chiedeva se volesse qualcosa da bere, questa volta lo stava
attendendo sulla soglia di casa, come per dirgli di andarsene. Capita
la situazione non perse tempo, la salutò e si avviò.

Dopo pranzo prese il sacchetto per riporre le vecchie Adidas nella
loro scatola. Tolse il coperchio e non le trovò come le aveva riposte.
Capì subito che Petru doveva averle toccate. La cosa in sé non gli
diede fastidio ma vide che la carta velina si era attaccata alle
scarpe. Per staccarla fu costretto a romperla.

Mentre con l'unghia cercava di togliere la carta residua sulla tomaia,
iniziò a porsi delle domande. Non era geloso delle sue cose e di certo
non si faceva problemi: quando si trattava di Petru o Amir. Tuttavia
gli sembrò strano. Forse l'amico aveva deciso di provarle. Non era un
segreto che gli piacessero quel tipo di scarpe, eppure questo non
spiegava come mai la carta si fosse appiccicata. L'unica spiegazione
era che fossero bagnate quando le aveva rimesse nella scatola.

Scartò subito l'eventualità di una pozzanghera perché il giorno prima
non aveva piovuto. Fu a quel punto che gli balenò in testa un'idea
assurda. Le mise sulla scrivania e iniziò ad osservarle attentamente.
Le conosceva fin troppo bene. Per lungo tempo le aveva considerate un
simbolo di virilità e in quanto tali, a volte erano state al centro
delle sue fantasie erotiche. Quando poteva si spogliava e indossandole
senza calze, si masturbava davanti a un video porno. Gli era capitato
anche di eiacularci dentro, per poi rimetterle finché non erano
asciutte. Gli davano una sensazione di potere sessuale e per questo,
solo dopo tante insistenze da parte di sua madre, aveva deciso di
cambiarle. Secondo lei erano troppo rovinate e sporche per indossarle
a scuola.

Se le passò tra le mani esaminandole con cura. Notò che alcune delle
vecchie macchie erano scomparse, come se qualcuno le avesse pulite.
Eppure trovò un residuo giallastro dove la pelle si attacca alla
suola. Lo scalfì con l'unghia, aveva la consistenza del caramello. Non
gli ci volle molto per sospettarne l'origine e quando provò a sentirne
l'odore ne ebbe la conferma. Petru aveva eiaculato sulle sue scarpe.
Una persona normale si sarebbe arrabbiata. Lui invece interpretò quel
gesto come una manifestazione di intimità molto forte e decise di
lasciarle come erano.

[***]

Dopo pranzo Amir arrivò all'indirizzo che il fratello gli aveva
scritto nel messaggio. Trovò davanti all'ingresso uno degli amici di
Murad che lo stava aspettando. Senza dire una parola gli fece cenno di
seguirlo. Entrarono nel cortile di una vecchia fabbrica abbandonata.
Attraversati diversi capannoni fatiscenti, giunsero in un'officina,
dove Murad stava parlando con due ragazzi più o meno della sua età.
Questi diedero al fratello dei soldi e lui in cambio gli passò alcune
bustine di carta. Una volta messe in tasca si dileguarono senza
salutare.

"Ciao, ho bisogno che tu mi faccia un favore."

Non solo il fratello faceva sesso con altri uomini ma era anche uno
spacciatore. Per la prima volta comprese cosa intendessero i suoi
genitori, quando dicevano che Murad aveva preso una brutta strada.

"Che favore?"

"Devi consegnare una cosa alla sala giochi. Nasser ha detto ai miei
amici che se ci torniamo chiamerà la polizia."

Con un coraggio che non pensava di avere rifiutò. Il fratello tirò
fuori il cellulare e fece partire il video che aveva registrato la
sera prima. Si sentivano chiaramente i suoi gemiti di piacere.

"Questi apparecchi funzionano proprio bene. Potrei condividerlo su
Facebook o mandarlo a papà. Cosa ne dici? Credi che ai tuoi compagni
di scuola piacerà?"

Amir avvertì una morsa allo stomaco e scoppiò in lacrime. Era un
pianto di frustrazione e rabbia. Non poteva immaginare che il fratello
potesse essere così bastardo.

"Piantala di frignare come una troietta. Sei minorenne. Se ti beccano
non possono farti niente e poi comunque ti pago, mica lo fai gratis."

Murad si avvicinò e gli mise in mano due bustine di carta e un biglietto.

"Il tizio ti aspetta verso le tre, se dovessero esserci problemi
chiamami. Lo riconoscerai di sicuro, è quello che ieri ti ha succhiato
il cazzo. Questa volta però digli che deve pagare."

Amir indietreggiò come per andarsene.

"Dove cazzo vai!? Non ti ho ancora detto quanto deve darti!"

[***]

Quella mattina Petru non era dell'umore giusto per andare a scuola.
Tornata dal lavoro, la madre gli aveva detto che il padre se ne era
andato. Per tutta la notte l'aveva sentita piangere nella sua camera.
Era furioso e aveva una gran voglia di spaccare qualcosa. Sapeva che
le cose tra i suoi genitori non andavano bene ma non avrebbe mai
immaginato che un giorno si sarebbero separati. Oltre tutto il padre
aveva preso quei pochi soldi che c'erano sul conto corrente,
lasciandoli al verde.

Arrivato ai giardini pubblici si sedette su una panchina, cercando di
non pensare a quanto era successo. Ben però presto si rese conto di
non riuscirci. Sua madre gli aveva detto di non preoccuparsi e che in
un modo o nell'altro se la sarebbero cavata. Petru sapeva bene cosa
significava. Lei, oltre al lavoro serale, doveva trovarsi qualcosa da
fare anche di giorno. Si sentiva impotente e arrabbiato con il mondo
intero.

Quel bastardo di suo padre li aveva abbandonati, probabilmente per
correre dietro a qualche donna. Se un giorno lo avesse incontrato di
nuovo, probabilmente gli avrebbe spaccato la faccia. Rimase seduto per
un paio d'ore ma faceva troppo freddo. Decise di andare a Mc Donald's
per scaldarsi un po'. Lì nessuno gli avrebbe chiesto di consumare
qualcosa per restare al chiuso.

Arrivato scelse un tavolo d'angolo, lontano dal bancone e
dall'ingresso. Ogni tanto passava qualche inserviente che lo guardava
con aria interrogativa, senza però rivolgergli la parola. Il locale si
riempì poco dopo mezzogiorno: principalmente studenti e lavoratori in
pausa pranzo. Al tavolo accanto si sedettero quattro ragazzi italiani
un po' più grandi di lui. Uno di loro iniziò a fissarlo con una certa
insistenza. Petru se ne accorse e guardandolo disse:

"Che cazzo vuoi?"

Il tono della sua voce era più alto di quanto volesse, perché tutti
quelli intorno smisero improvvisamente di parlare. L'altro fu colto
alla sprovvista ma poi gli rispose a tono. Ne nacque un diverbio
abbastanza acceso, tanto che uno degli inservienti si avvicinò per
capire cosa stesse succedendo. Petru e i quattro si erano alzati, come
se di lì a poco dovesse scoppiare una rissa. Lui era talmente accecato
dalla rabbia, da non considerare il fatto di essere in netta
inferiorità numerica.

Ormai tutti i presenti li stavano fissando. L'addetto gli diede una
rapida occhiata e decise che il modo più semplice per risolvere la
questione, era invitare Petru a lasciare il locale. Mentre si avviava
verso l'uscita sentì uno dei quattro dire che si tanto lo avrebbero
ribeccato. Una volta in strada si rese conto di aver rischiato grosso.
Con le gambe molli si allontanò, pensando a un altro posto dove
passare il tempo.

Non se la sentiva ancora di tornare a casa, così preferì dirigersi
verso la sala giochi di Nasser. Cambiò qualche gettone e per ammazzare
il tempo si mise a giocare. Una volta tanto non doveva aspettare che
qualcuno finisse la propria partita. A parte tre ragazzi che come lui
avevano marinato la scuola, non c'era nessun altro. Nasser li guardava
da dietro il bancone senza nascondere il suo disappunto. Sapeva bene
che loro quattro non dovevano trovarsi lì. Tuttavia si astenne dal
fare commenti e Petru ne fu sollevato.

Dopo un po' entrò nella sala giochi un ragazzo ben vestito. Un
italiano con mocassini, jeans, camicia sbottonata e giacca di pelle.
Portava un paio di occhiali da sole un po' ridicoli e diversi
braccialetti al polso destro. Si guardò intorno a lungo e poi si
avvicinò al distributore automatico. Passò quasi un quarto d'ora lì
davanti, come se non sapesse cosa prendere. Rispetto a chi
abitualmente frequentava quel luogo era troppo grande ed elegante.
Quando l'attesa divenne sospetta infilò due monete nella macchinetta e
prese una lattina.

La cosa suscitò la curiosità di Petru che terminata la sua partita,
decise di vedere cosa avrebbe fatto. In quel momento entrò Amir. Il
ragazzo con gli occhiali da sole, cercando di non farsi notare, gli
rivolse un cenno di saluto. Conosceva l'amico a sufficienza per capire
che era nervoso e ne ebbe la conferma quando i loro sguardi si
incrociarono.

"Che cazzo ci fai qui!?"

Pur non essendo dell'umore giusto per tollerare quei modi, Petru cercò
di controllarsi. Amir, senza lasciargli la possibilità di rispondere,
lo afferrò per un braccio cercando di trascinarlo via. Lo assecondò,
ben sapendo che in caso contrario non avrebbe avuto alcuna speranza di
smuoverlo. Lo portò nei bagni.

"Chi è quel tizio?"

Petru aveva capito che la reazione dell'amico era legata a quello che
lo stava spettando. Una reazione simile non poteva dipendere dal fatto
che lui avesse marinato la scuola. Amir esitò.

"Quale tizio?"

"Lo sai benissimo. Quello che ti sta aspettando di là."

Prima che Amir potesse raccontargli una scusa plausibile. Per esempio
che era lì per acquistare un cellulare, l'italiano entrò nel bagno. I
tre si fissarono per qualche istante senza parlare.

"Ciao, facciamo qui o preferisci uscire?"

A questo punto Petru era certo che i due avessero un appuntamento. Il
tono cospiratorio lasciava intendere a qualcosa di segreto. In tutta
fretta Amir rispose:

"No, aspettami fuori. Arrivo subito."

Prima di andarsene l'altro guardò lui e Amir a lungo. Quel tipo di
sguardo che non lasciava molto spazio alle speculazioni. Amir stava
sudando freddo e tremava. Il rischio che quell'altro potesse dire
qualcosa di compromettente, gli aveva fatto gelare il sangue nelle
vene.

"Sto facendo un favore a mio fratello."

Petru, ormai incuriosito, uscì dal bagno poco dopo. Guardando dalla
vetrina vide Amir e l'altro allontanarsi a una certa distanza l'uno
dall'altro. Decise di non seguirli. Tanto prima o poi l'amico avrebbe
raccontato a lui e a Luca cosa stava succedendo. Usò il suo ultimo
gettone e una volta finita la partita guardò l'orologio.

Era ora di tornare a casa. Salutò Nasser e si diresse verso casa.